domenica 13 febbraio 2011

La Morte secondo Egon Schiele

Egon Leon Adolf Schiele (Tulln 1890- Vienna 1918) nella sua arte è inizialmente influenzato dal maestro Klimt, almeno per alcuni canoni rappresentativi e la ricchezza decorativa. Successivamente raggiunge una precisa identità artistica, scavando nella condizione umana e nelle forze interiori. E' questo il periodo in cui Freud indaga nell'inconscio.

Da questo approccio iniziale scaturiranno gli elementi più ricorrenti nelle opere di Schiele, la fragilità del corpo dove è racchiusa l'anima, il tema del "doppio", la sessualità, l'amore e la morte.

Tutto ciò che sta vivendo è già morto, afferma Schiele in una lettera, Eros e Thanatos si fondono spesso nelle sue opere dai colori acidi, nei corpi lividi, nei volti emaciati carichi di tutte le paure, le tristezze e le malinconie della carne. Nei corpi di Schiele c'è qualcosa di macabro e di profetico nello stesso tempo, un presentimento di tragedia e apocalissi.

Egon Schiele - La Morte e La Fanciulla


Schiele utilizza una linea tagliente ed incisiva per esprimere il drammatico disfacimento fisico e morale. Il declino e l'arrivo della morte. Il colore acquista un valore autonomo, non naturalistico, raggiungendo un pathos di allucinata tensione. Il lato oscuro dell’individuo, un nuovo protagonismo dell’anima, si manifesta come inguaribile malattia.

Il sogno è mutato in incubo, Schiele racconta una continua ambivalenza, amore e morte, la personalità divisa e il "doppio", l'alter ego che ci è dietro le spalle è la personificazione della morte.

Egon Schiele - I Veggenti II Morte e Uomo
Le opere di Schiele hanno profondamente influenzato  lo stile di molti  illustratori e disegnatori moderni e contemporanei di horror e il mondo delle graphic novel di genere.




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