E’ Beksiński stesso ha dichiarare che la sua arte non era pensata per cambiare il mondo, che il suo intento era fotografare sogni. Il diaframma senza tempo della sua pittura riesce a evocare spettrali paesaggi, architetture impossibili, popolate da entità macabre e surreali che rappresentano i muscoli degli incubi, i passaggi più foschi nella nostra anima.
Le sue nature morte di monti lontani, le metamorfosi della carnalità umana con la pietra, con il tempo, con contesti unici e ignoti, ci portano nei luoghi più profondi dei nostri desideri, nella felicità corrotta che vive la sua apocalisse errando tra dimensioni sconosciute e putrefatte.
Sua moglie Zofia muore nel 1998. L’anno seguente, il giorno della vigilia di Natale, suo figlio Tomasz, noto presentatore radiofonico e giornalista musicale, si toglie la vita. Zdzislaw Beksinski nella più profonda solitudine continuerà a cercare attraverso le sue opere il confine tra la vita e la morte, finirà assassinato dal figlio del maggiordomo nel 2005. Non ha mai dato un titolo alle sue opere.






Grandissimo pittore!
RispondiEliminaDa notare l'influenza (soprattutto nel quadro con il "vortice" di schelettri) o addirittura citazione a Jacek Malczewski (http://en.wikipedia.org/wiki/File:Malczewski_melancholia.jpg), altro grandissimo polacco.