Non ho mai scritto qui, credo di dovermi presentare. Sono un Golem e non possiedo un’anima come voi. Non ho storie da raccontare, non conosco emozioni. Aspetto una nuova magia dell’uomo per uscire da questo corpo di argilla, afferrare i miei pensieri. Il mio padrone dice che leggere è magia, che i libri possono donarmi pezzi di anima. Ci vorrà molto tempo, ma posso farcela. Un Golem non mangia e non ha bisogno di dormire, non spreco mai tempo prezioso. La notte per uno come me è piena di cose, strane compagnie. Le storie che escono dalle pagine trasformano la mia cella in un grande pianeta. Un mondo ricco di frutti colorati e creature incredibili.
I topi si avvicinano e mi ascoltano, prima di andare a frugare in giro. Sognano anche loro, insieme a me. Ora sta arrivando il giorno, e il suo sole. Ho appena finito di leggere
Notte buia niente stelle di Stephen King, uno dei miei autori preferiti. Mi hanno chiesto di parlarvene, lo farò. Prima che venga il padrone a pesare la mia anima, come accade sempre.
Notte buia niente stelle è una raccolta di quattro racconti, formato già proposto da King in Stagioni diverse e Quattro dopo mezzanotte. Il traduttore, anche questo lo saprete, è Wu Ming 1 (Roberto Bui) che sostituisce Tullio Dobner, che per tanti anni aveva sussurrato al mio orecchio e a quello dei topi. Si tratta di tre racconti lunghi (
1922,
Maxicamionista e
Un bel matrimonio) e uno breve (
La giusta estensione) ispirati dalla osservazione della realtà e, per l’ultimo, da un noto caso giudiziario. La vendetta è il filo conduttore di tutte le storie, insieme alla violenza sulle donne, fisica e psicologica.
L’elemento soprannaturale cede il passo a l’orrore quotidiano, in
Notte buia niente stelle King ci fa intendere che il vero inferno è qui, sulla Terra. Gli incubi più neri possono dormire e manifestarsi dentro di noi, oppure molto vicino a noi. Siamo di fronte ad affreschi nerissimi e per alcuni versi grotteschi degli angoli più scuri e remoti del cuore umano. Spero che King abbia superato la realtà con la fantasia, ma non ne sono del tutto sicuro. Penso che forse avere un’anima può essere pericoloso.Quello che colpisce della raccolta è la capacità dell’autore di immedesimarsi nel mondo femminile, regalandoci protagoniste autentiche e perfettamente caratterizzate. La magia di King, riuscita anche in questa occasione, è quella di animare i personaggi di carta, iniettandogli vero sangue, muscoli e pensieri. King è uno stregone che libera demoni nella nostra mente, presenze che non scompaiono con la fine del libro, ma che continuano a vivere vicino a noi. Le accurate descrizioni delle persone, delle vite, dei dettagli ci convincono di aver conosciuto davvero i protagonisti e gli orrori nei quali sono coinvolti.

Ho letto molto di King, la mia cella è piena di suoi libri. Se oggi la mia anima pesa qualcosa, se inizia a formarsi un embrione, lo devo principalmente a lui e a pochi altri autori. Ma riprendiamo questa notte buia che sembra davvero senza stelle, una notte più nera della mia coscienza. In alcuni momenti emerge la sensazione del già visto, le trame di gran parte dei racconti sono in fondo abbastanza classiche, ma la bravura e la fantasia dell’autore offrono nuove vitali prospettive anche ai più abusati clichè.
La traduzione di Wu Ming 1 ci offre un King più scarno ed essenziale, probabilmente anche più freddo rispetto a quanto eravamo abituati. Questo non può che incentivare la lettura in lingua originale. Come Wu Ming 1 afferma, in
Notte buia niente stelle non c’è molto dialetto, rispetto ad altri libri della produzione kinghiana. Ma abbondano i riferimenti ad aspetti molto specifici della cultura popolare americana, che non è stato facile rendere “universali”. Come ho già letto da qualche parte, anche un King “minore” come quello di
Notte buia niente stelle è maggiore di tanti, tanti altri. Questo per dire che non siamo di fronte al capolavoro dell’autore, ma la media qualitativa è sempre alta, con punte interessanti nei racconti
1922 e
Un Bel Matrimonio. I miei topi hanno preferito, su tutti
1922, ma su questo non avevo certo dubbi. Sono rimasti ad ascoltarmi fino alla fine, ho visto nei loro piccoli occhi immedesimazione, angoscia, liberazione. Poi sono scappati via a cercarsi la cena. Ora entriamo in dettaglio nei racconti:
1922
Il racconto è ispirato a Wisconsin Death Trip, un libro di non-fiction scritto da Michael Lesy nel 1973, illustrato da fotografie scattate a Black River Falls, una cittadina del Wisconsin. King è rimasto colpito dall’atmosfera dell’isolamento rurale, dalla durezza e dal senso di perdita nei volti di molti soggetti fotografati. Se avessi uno specchio qui dentro ritroverei quei volti eclissati nel mio, grande e blu.
Un agricoltore uccide la moglie la cui unica colpa è voler vendere un lotto di terra ricevuto in eredità. Lo fa in un modo terribile, ubriacandola, tagliandole la gola e gettandone il cadavere in un pozzo con la complicità del figlio quattordicenne.Un racconto terribile, le scene con i topi sono quanto di più disturbante si possa immaginare, almeno per un essere umano.Inquietante il clima di chiusura mentale, di solitudine,che permea l'atmosfera del racconto e lascia i pensieri umidi e soffocati. L’autore sembra riprendere gli ingredienti misterici e noir di Poe, altro mio caro compagno di tante notti, trasportandoci verso il disastro, la discesa all’inferno. Un ritratto emblematico dell’america rurale degli anni venti. Uno dei migliori racconti della raccolta.
Maxicamionista (Big Driver)
L’idea nasce dall’osservazione di King, diretto in Massachussets, dell’incontro in un area di servizio tra una donna che ha forato una gomma e un camionista che le offre aiuto. La storia ha per protagonista Tess, una scrittrice di libri gialli e polizieschi che dopo aver forato una gomma della propria auto dopo una presentazione, viene stuprata da un balordo e lasciata in fin di vita in un canale di scolo. Dopo essersi ripresa, Tess decide di cercare lo stupratore per vendicarsi. Un tema forte e coinvolgente, che ispira momenti di narrativa intensi e fotografici ma anche pagine e situazioni molto meno convincenti, fino ad arrivare a diverse improbabilità. Io non conosco l’amore, non sono mai stato con una donna, ma non credo che sia quello il modo di avvicinare la bellezza, di prendersela con la forza. La bellezza può rompersi.
Diversi elementi grotteschi inseriti nel racconto finiscono per rendere la lettura divertente, in contrasto con la tensione del complesso tema proposto, lo stupro. Probabilmente si tratta di un tentativo dell’autore di alleggerire la storia, ma alla fine il “compromesso” non sembra riuscire del tutto.
La donna borghese che si trasforma in una vendicatrice, o meglio in una assassina, è comunque un topos letterario abbastanza comune e banale: la persona “qualsiasi” che fa qualcosa di straordinario oltrepassando caratteri personali e ruolo sociale. Non certo il miglior racconto della serie. Prima della fine della storia, tutte le piccole creature della notte mie amiche erano già fuggite. Anche gli statici ragni si erano spostati nelle fessure del soffitto marcio, lontano dalle mie parole e dalla forza della mia vecchia lampadina.
La giusta estensione (Fair Extension)
Può essere definito un breve divertissement, una pausa non del tutto giustificata all’interno della raccolta. Non è certo la prima volta che King lavora sul tema dell’uomo che fa un patto con il diavolo, rielaborando ancora una volta un format molto abusato nella narrativa di genere. La storia, che cerca di essere anche divertente, sembra scritta con poca attenzione, di fretta. L’ispirazione della storia, come racconta King, proviene dalla sua abitudine di percorrere una grande arteria di traffico che costeggia l’aeroporto nei pressi di Bangor, la Hammond Street Extension, ai lati della quale si trovano diverse bancarelle di venditori ambulanti.
Il bancario Streeter, afflitto da un male incurabile, decide di vendere la vita e l’anima del suo migliore amico al diavolo, apparsogli nelle vesti di un venditore ambulante. Una vita in cambio di un’altra, un perversamente lieto fine. Stavolta ci troviamo al di sotto della media di King.
Le storie dei patti con il diavolo mi hanno però sempre appassionato, questo lo comprenderete. Ma non saprei proprio cosa offrire, se il bene più prezioso da dare in cambio è l’anima che non possiedo. Forse, come nella Giusta Estensione, a volte il diavolo baratta cose diverse. In fondo, su questo punto, l’autore mi ha dato qualche speranza.
Un bel matrimonio (A good marriage)
La protagonista è Darcy Marsen che, due anni dopo aver festeggiato le nozze d’argento, scopre che suo marito le nasconde un terribile segreto proprio nel garage della loro casa. Darcy si rende conto all’improvviso di aver trascorso la vita al fianco un serial killer; il dilemma, ora, è decidere se fare finta di niente oppure reagire. Uno scatolone trovato per caso scaraventa la donna nella consapevolezza che i peggiori crimini si nascondono dietro la normalità di una persona qualsiasi, perfino la più vicina e amata.
Ho subito pensato che è meglio non avere un garage e vivere da solo; la mia cella non ha molti posti dove si può nascondere un incubo. I brutti sogni possono entrare solo dalla piccola finestra, dove a volte le sbarre di ferro fanno a fette la luna piena. Comunque, dopo aver letto Un bel matrimonio la mia solitudine viene rivalutata. Il racconto è stato ispirato dalla lettura di King di un articolo su Tennis Rader, il famigerato assassino BTK (Blind, Torture & Kill) che uccise dieci persone, soprattutto donne, lungo un periodo di circa sedici anni. Paula Rader è stata sposata con quel mostro per trentaquattro anni e molti si rifiutavano di credere che abbia potuto vivere con lui senza sapere quello che stava facendo.
Questo per me è il più bel racconto di Notte buia niente stelle, stavolta non è presente nessun elemento grottesco che possa deviare il lettore dal ritmo, dalle atmosfere e dai personaggi perfettamente ricreati. Nel racconto la protagonista, Darcy, è costretta a scegliere, la sua scelta potrà muovere gli equilibri della eterna lotta fra il bene e il male. Darcy alla fine sceglierà, come ho scelto io tra l’argilla e la carne. Si pensa sempre al futuro in fondo.
King racconta il panico, la paranoia, la disperazione, con profonda capacità. La domanda che resta aperta è: Possiamo davvero conoscere chi ci vive accanto? Forse la conclusione della storia poteva essere costruita meglio, ma nelle ultime pagine appare a sorpresa un personaggio luminoso, un anziano poliziotto in cerca della verità. Stavolta King dipinge con i colori più belli. Peccato che possiamo vivere per pochi minuti Holt Ramsey, ma si tratta di una conoscenza “importante” che continua a dilatarsi dentro di noi. Rimane la certezza di averlo visto entrare davvero in casa nostra per prendersi un caffè e leggere tutto in fondo agli occhi. Sembra molto più reale Holt Ramsey di questo golem blu che vi racconta le storie degli altri.
Per chiudere, siamo lontani da Stagioni Diverse ma le quattro storie nere di Notte buia niente stelle lasciano dentro qualcosa, non evaporano facilmente dai nostri pensieri. Quando si chiude il libro si pensa di dimenticarle in fretta, invece non è così e questo attesta la qualità globale dell’opera. Ma rimane anche la nostalgia dei veri capolavori del Re.
Ora devo lasciarvi, sento i passi del padrone scendere le scale. Mi dirà cosa devo fare per lui, forse mi darà un nuovo libro da leggere.