venerdì 29 aprile 2011

Autopsie: Samuel Marolla analizza La Scatola a Forma di Cuore di Joe Hill


Sesto numero di Autopsie, rubrica dedicata all'analisi di racconti e romanzi neri e horror. Questa volta veste i panni del coroner del Posto Nero lo scrittore Samuel Marolla, che si è occupato di sezionare "La Scatola a Forma di Cuore" di Joe Hill, commentando in profondità i vari "organi" del racconto utilizzando max 66 parole per ogni parte

Stato del cervello: la trama
Judas Coyne, ex rockstar maledetta e collezionista del macabro, acquista un abito infestato da uno spettro. Il problema è che il fantasma esiste veramente, e ha lo scopo di ossessionare il nuovo proprietario del vestito fino a procurargli una morte orrenda…A Judas non resta molto tempo da perdere, perché, come scoprirà a sue spese, i morti trascinano giù i vivi

Stato del cuore: il pathos, l’atmosfera
L’atmosfera è morbosa e angosciante, fra rockstar maledette, snuff movie, una villa infestata, cani-spettri, sinistre apparizioni… Hill è stato geniale a giocare con la materia del fantasma e a crearne un nuovo tipo, un fantasma del nuovo millennio, assolutamente terrificante nelle sue ossessive manifestazioni.

Stato dello stomaco: il sangue, il contenuto splatter
E’ ben dosato durante tutta la narrazione. Non è assolutamente un romanzo splatter, ma è allo stesso tempo molto fisico e ben distante dalle classiche storie di fantasmi alla Montague Rodhes James, qui il fantasma ti arriva addosso a valanga e ti fa male, male fisico e ben descritto dall’abile penna di Joe Hill.


Stato dei polmoni: i personaggi
Ottimi e approfonditi. Hill ne prende tre (Judas, la sua ragazza e lo spettro) e li dirige in modo eccezionale. Il protagonista è un cinico figlio di puttana che però subirà una naturale evoluzione durante la narrazione. Il cattivo ufficiale è realistico nelle sue oscure macchinazioni. Gli altri personaggi sono tutti interessanti, sfaccettati, realistici, con una solida storia alle spalle.

Stato del fegato: soprannaturale.
Il punto di forza del romanzo. Onnipresente. Nel laringofono di un malato terminale, nell’anima dei cani del protagonista, nei sogni, nella realtà, nelle auto, il soprannaturale permea ogni pagina del libro con una presenza morbosa e irresistibile; il suo manifestarsi è continuo, subitaneo, violentissimo, ma incredibilmente non perde mai d’efficacia. Hill ne usa e abusa a suo pacimento, con totale padronanza.

Causa della morte: sintesi.
Ottimo, ottimo, ottimo. Joe Hill per ora non sbaglia un colpo: la sua capacità di tenere la sospensione di incredulità per centinaia di pagine è incredibile. Da leggere tutto d’un fiato, mai noioso, pieno d’inventiva, assolutamente e profondamente horror. E alla fine ti lascia addosso una sensazione di disagio, perché, come scrive Peter Straub in Ghost Story… Tu sei lo spettro.


Profilo dell'ospite
Samuel Marolla è nato e vive a Milano. Scrive horror e pubblica con Mondadori (Malarazza 2009) Edizioni XII (Archetipi 2009, Carnevale 2010) e con Sergio Bonelli Editore (fumetto-serie Dampyr). Ad aprile 2011 ha pubblicato Il Colosso Addormentato, il suo primo romanzo autoprodotto, in formato ebook. Sito Internet


Il Libro: Il Colosso Addormentato (autoprodotto). Fabio Angotti, archeologo e ufficiale riservista dell'esercito, viene ingaggiato dai servizi segreti militari per una missione speciale nel nord dell'Afghanistan, in una base militare italiana denominata Campo Polifemo. In un sistema sotterraneo di grotte venuto alla luce a nord di Herat, dopo un bombardamento di bunker buster bomb americane, gli italiani scoprono un reperto archeologico che potrebbe cambiare la storia: un gigante di pietra alto trecento metri, e dotato di un inquietante magnetismo. Fabio Angotti si ritroverà abbandonato a sé stesso in una base sperduta fra le montagne nel nord dell'Afghanistan, perennemente sotto attacco dei Talebani, e al comando del colonnello Tam, un uomo che sembra aver perso totalmente il controllo di sé e dei propri uomini. Nemici veri e immaginari iniziano a confondersi e a rendere labile il confine fra la realtà e l'incubo. Le ombre e i sussurri nella notte si trasformano in pericoli concreti, gli Alpini divengono vittime di allucinanti mutazioni, e, infine, una bufera di neve si abbatte su Campo Polifemo, intrappolando i soldati italiani in balia di forze oscure e violentissime. E su tutto l'orrore che si scatenerà regna imperscrutabile, eterna, aliena, la mastodontica sagoma del Colosso Addormentatodisponibile in formato ebook sul sito dell'autore



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martedì 26 aprile 2011

Bruce Boston: Lo Stregone della Poesia Dark


Non capita spesso di incontrare un vero stregone, è molto difficile; una delle poche opportunità disponibili è sicuramente quella di immergersi nella poesia dark e surrealista di Bruce Boston. Parliamo di uno stregone particolare, che riesce a trasformare la realtà dentro e intorno a noi con la semplice magia delle parole. La poesia di Bruce Boston ha molti colori e sfumature, sa percorrere itinerari dark, horror, noir, fantastici. D’altronde la poesia speculativa ha più a che fare con la fantasia, il mondo dei sogni e degli inferni, il mondo come potrebbe essere. Il mondo che non riusciamo a vedere. Boston conosce bene il buio, ha occhi speciali, del tutto diversi dai nostri. Le sue opere di poesia ci consentono di indossare per qualche minuto lenti e filtri sconosciuti, poter entrare nello stomaco del buio, se non temiamo di non poterne più uscire, una volta che Boston ci avrà indicato la strada, la porta. Forse l’uscita non esiste.

Le poesie di Bruce Boston sono apparse in centinaia di pubblicazioni, tra cui Amazing Stories, Realms of Fantasy, Strange Horizons, Weird Tales, The Pedestal Magazine, Year's Best Fantasy & Horror, ricevendo numerosi premi, tre Bram Stoker Award (Pitchblende, 2003, Shades Fantastic, 2006, The Nightmare Collection, 2008) e molti altri prestigiosi riconoscimenti, Pushcart Prize, Asimov's Readers' Award, Best of Soft Science Fiction Award, Grand Master Award of the Science Fiction Poetry Association. L’opera di Boston non si ferma alla poesia, ma si manifesta anche nella narrativa, attraverso la pubblicazione di diverse opere, tra le quali i romanzi Guardener's Tale e Stained Glass Rain



Nightmare Collection (2008) è una splendida vetrina della poesia di Bruce Boston, con i suoi strani paesaggi e arcane emozioni, i vividi dipinti delle realtà oscure che ci circondano che lasciano spazio anche all’ironia, alla provocazione. Una lettura che si trasforma lentamente in una esperienza quasi fisica, non solo emotiva, di inferni e di ombre senza tempo. In Nightmare Collection Boston usa tutti i segreti delle antiche e modernissime arti della sua speciale stregoneria.


THE NIGHTMARE COLLECTOR

Each night he calls you
for the leading role
in his gallery
of ancestral tableaus
that trails back
through the Pleistocene
to the red primeval.

From the endless slashes
in his voluminous greatcoat
you can feel the heat
of captured bodies
invade your rumpled bed
with delirium and fever,
you can smell a brassy
sediment of tears.

From the hollow blackness
of his flapping sleeves
you can hear the pulse
and thump of unborn shadows,
a dense hysteric fugue
winding up and down
the bones of your sleep.

The nightmare collector
waits on the landing
in the unlit hall
where the instruments
of ablation are arranged
on cold leather pallets,
where the dreamer's
balustrade of terror
rushes across landscapes
of a darkening retina,
where snakes coil about
your arms and ankles
and draw you down
bodily into a forest
of bloodstained hair.






Horror Street: Interview with Nate Kenyon


Interview with Nate Kenyon

[Alessandro Manzetti] Your first novel, Bloodstone (2006), leads us in a small town in Maine, White Falls, which is prey of a dark and mysterious force that attracts the two main characters of the novel, Billy and Angel. This brief description makes us immediately think of a Stephen King story. What's different in Bloodstone?

[Nate Kenyon] I think every story is different, just like no two fingerprints are alike. King was (and still is) certainly a tremendous influence on me. But just because he works with small-town Maine horror doesn't mean everyone else should shy away from it--after all, I grew up in a small town in Maine too, and that's what I know best. There's a lot of darkness there, both literally and figuratively--and I think my novel deals with some of that, as well as some of the darkness in my own past. The themes of guilt and redemption play big roles, as does the idea of cancer as a sickness pervading the very ground itself. In fact, one could read the entire novel as a metaphor for a cancerous growth--the same disease that took my mother when I was a boy. Every novel is, in some sense, a part of the person who wrote it--their own experiences, their own lives, their own perspectives. Bloodstone has a lot of me in it.

[Alessandro Manzetti] What is your relationship with Boston? In Bloodstone the descriptions of the scenarios are very detailed. How does the observation of the reality around you affect the creation of a story?

[Nate Kenyon] As I wrote above, I think every story has parts of the author's experiences, observations and perspectives held within it. I actually live outside Boston, close to the areas where The Reach (my second novel) is placed. I was new to the city at the time I wrote the first part of that novel, and so these areas really came alive for me, and sparked some of that novel. I think it's important (although not essential) that an author use what they have in front of them--it gives a story more immediacy, more authenticity, to bring in small observations from daily life.

[Alessandro Manzetti] From the visions of Bloodstone, in your second novel The Reach you resolve the issues of biotechnology and genetic manipulation, writing a real paranormal-thriller with scientific approach. The story takes place in Boston, the scene of the events is a psychiatric children hospital. What inspired you to write The Reach and pass from classic horror to the thriller?

[Nate Kenyon] I had just moved to the area, so the setting was very much ingrained in me at the time. I was also becoming very interested in biotechnology at the time, in particular genetic manipulation and the human genome project, which was being completed around then. The two interests just came together. Another focus for me at the time was the challenge of writing a stripped down, faster, leaner novel--one that moved more on dialogue and action. I always want to challenge myself in my own writing to do something different. It's what keeps the story alive for me.



[Alessandro Manzetti] The paranormal is back in your novel The Bone Factory (2009), that leaves a strong sense of foreboding and unease. You have described this story as a meeting between Silence of the Lambs and The Shining. Did you use the same scientific approach of The Reach, or will there be no real answer to some supernatural ingredients?

[Nate Kenyon] The Bone Factory was actually the first novel I ever wrote, although it was published as my third. So there are things in that book I'm very proud of, and some other things I would change. I did a pretty extensive re-write before I sent it into the publisher, and I think its style is sort of a blend between Bloodstone and The Reach, in a way--it's a little more like a thriller, but the writing is closer to Bloodstone, with its heavy, foreboding descriptions and slow build into an explosive finish. In that one, I preferred to leave most of the explanations up in the air--there are clues there if a reader wants to find them, but other things are best left to the imagination.



[Alessandro Manzetti] Your interest in psychology emerges from your novels, where does it come from? Is it part of your education?

[Nate Kenyon] I was a psych major for a couple of years in college, but I think my fascination with the human mind goes back far before that--I've always been interested in what makes people tick. Some of the most terrifying things imaginable have come from the minds of men. What makes certain people do the things that they do? Genocide, rape, torture--why do we hurt each other? Are we hardwired to do this, like animals fighting in the wild, or is it learned behavior? And it's such a delicate balance between sanity and insanity--what makes some people tip over into madness?

[Alessandro Manzetti] Which horror novel (not yours) would you give to Barak Obama and which one would you give to a factory worker ?

[Nate Kenyon] Interesting question--I'd probably give them both the same one--The Shining by King. My favorite horror novel of all time, and it can be read purely for fun and scares, but there's a lot there beneath the surface, should you choose to look for it.

[Alessandro Manzetti] In Sparrow Rock (2010) you start from a classic post-apocalyptic theme, but then the story takes unexpected ways. Six guys are locked up in a fallout shelter, while outside new creatures take the place of human beings. This is a paced claustrophobic story, combining your psychological insights to supernatural elements, covering other topics close to you, such as the relationship between father and son. Is Sparrow Rock the best novel you've written? Would you choose a few lines of the novel and let us get in the right mood of the story?

[Nate Kenyon] I would say it's my best, yes. I wanted to write something that moved really fast, and just got wilder as it went on--and I wanted to try to throw in a twist so shocking that nobody would see it coming, and that would complete change a reader's entire experience with the story. It's also my most effective use of the supernatural, or at least the fantastical, to illustrate or highlight what I'm really the most interested in: human behavior and relationships. There was a lot going on for me personally during the writing of this novel--a difficult time for me with a lot of confusion and change--and I think that comes through in the terribly dark, ominous, hopeless feeling the reader gets from reading it. At the same time, there IS an uplifting story buried inside Sparrow Rock about a shattered young man finding himself again by confronting his own demons. While I don't think I can pick a couple of lines that would best illustrate this--everyone's reading experience is different, everyone has their own parts they identify with--I would point to passages in the novel that speak to this theme as those I'm more proud of overall



[Alessandro Manzetti] You have also written several short stories, published in magazines and anthologies. Can you tell us the plot of the first and the last published story? Will you be published in Italy?

[Nate Kenyon] My first published short story was a "serious" attempt called Finding Life, in a little magazine called Nude Beach that is long gone now. It was about a teenage boy growing up in poverty in the slums of a big city, who wanted to get out of that life. Not a particularly good story--back then (this was at the end of my college years), I was trying way too hard to write something that people would take seriously. You have to write what's inside of you--anything else doesn't work. My last published story is tough to pinpoint, since I've had several reprint stories lately--it might have been a long story I wrote specifically to accompany a novella by Brett McBean called Concrete Jungle, where the natural world has suddenly overtaken mankind--jungles growing up out of nowhere, redwood forests popping through shopping malls, etc. It's a neat premise and Brett asked me if I would write something in that same world. My story is called The Cage, and it deals with what happens inside a maximum security prison when the jungle grows up and overwhelms everyone inside. It can only be found published with Concrete Jungle, and it's a good one. As far as being published in Italy? That's up to Italian publishers and my agent. Let's hope so!



[Alessandro Manzetti]  and now, two Horror Street classic questions:
In this heading we try to learn about new landscape of horror literature, through direct experience of the authors. What are the new trend of horror? Could you name some new authors who are conducting original projects?

[Nate Kenyon] Oh, wow--that's a tough one. If I try to name people, I'm sure to leave many others out, and I hate to do that. I think the new "trend" in horror, if it can be called that, is a blending of the supernatural with mainstream fiction. We're seeing more and more horror novels packaged as romance, thriller, literary, even YA (especially YA, actually). Publishers don't call these novels horror, but they are: monsters, demons, vampires, ghosts, zombies...take a look at the new release table in the YA section and you'll see what I mean. This kind of stuff has become acceptable these days for everyone to read, where in the past it used to be frowned upon--and while I think that's a good thing, it does diminish what those of us who have been working in the genre for years have been doing. As a result, I think there are some horror authors who are looking to go to extremes to make their work different--whether it's gore or torture porn, or more surreal or bizarre. Ultimately it's an example of what those of us in the horror business have been saying for years: good horror uses the supernatural, and intense emotional reactions, to illustrate the human experience in ways that other fiction cannot. The rest of the literary world is catching onto this, and using it as their own.

[Alessandro Manzetti] We leave the reader to imagine walking along a dark and lonely road going back home, and having to turn the corner. Who (or what) does he find around the corner?

[Nate Kenyon] A lovely, well-lit home, warm and inviting with a stretch of well-groomed lawn leading to an open front door, the smell of cookies wafting through the air. A place everyone can't help but be attracted to...and once inside, a place nobody will ever leave alive.

Thanks Nate for being the guest of Il Posto Nero.

Interview by Alessandro Manzetti
HWA Associate Member

leggi l'intervista in italiano


Profile
Nate Kenyon grew up in a small town in Maine, an avid reader and writer from a very early age. Kenyon's first novel, Bloodstone, was published by Five Star to critical acclaim, named a Bram Stoker Award finalist in hardcover, winning the P&E Horror Novel of the Year, and becoming one of the publisher's all time bestselling speculative fiction titles. His second novel, The Reach, received a starred review from Publishers Weekly and raves from Booklist, Pop Syndicate, Dark Scribe and many more. The Reach, also a Stoker Award Finalist, was optioned for film. His third novel, The Bone Factory, was called "masterful" by Booklist. His fourth novel Sparrow Rock, was released in May 2010 to critical acclaim, and also optioned for film. Kenyon's trade paperback science fiction novella, Prime, was released in July 2009 from Apex Books. He has recently had stories published in Shroud Magazine, Permuted Press's Monstrous anthology, Horror World, Dead Lines, The Harrow, and Legends of the Mountain State 2, and has many others forthcoming, including a story in The Monster's Corner, edited by Christopher Golden. Four of his stories were featured in the Dart Arts anthology When the Night Comes Down. Kenyon's novel StarCraft Ghost: Spectres, based on the bestselling video game by Blizzard Entertainment, will be released by Pocket Books in September 2011. He is currently working on a Diablo novel for Blizzard and Pocket. He is a member of the Horror Writers Association and International Thriller Writers. Web Site




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venerdì 22 aprile 2011

Autopsie: Francesco Dimitri analizza Horns di Joe Hill



Quinto numero di "Autopsie", rubrica dedicata all'analisi di racconti e romanzi neri e horror. Il coroner del Posto Nero questa volta è lo scrittore Francesco Dimitri, che si è occupato di sezionare "Horns" di Joe Hill, commentando in profondità i vari "organi" del racconto utilizzando max 66 parole per ogni parte:

Stato del cervello: la trama
Ignatius Perry detto Ig, 26 anni, è stato accusato di aver stuprato e ucciso Merrin, la sua fidanzata. Non ci sono state accuse ufficiali, perchè suo padre è riuscito a insabbiare le indagini. Però tutti sono convinti che il colpevole sia lui. Non è mai andato in prigione, ma non è mai più stato davvero libero.Una mattina Ig si sveglia con due corna sulla testa e degli strani poteri. È in grado di spingere le persone a rivelargli i loro sogni più oscuri, le pulsioni peggiori, e tutti agiscono come se non fossero in grado di vedere le corna.E’ tempo, per Ig, di scoprire cos’è davvero successo alla sua ragazza, e a lui.

Stato del cuore: il pathos, l’atmosfera
Dovendolo definire, Horns potrebbe essere chiamato un romanzo teologico. Ig, con le sue corna grottesche, si muove in un mondo in cui tutti hanno qualcosa da nascondere, ma anche in cui è la dolcezza si nasconde nei luoghi più impensabili. Un mondo in cui il diavolo forse non è brutto come lo si dipinge, ma l’uomo sì. Questo è un libro di personaggi: basta poco per credere davvero che Ig esista da qualche parte, e che la tragica storia di Merrin sia un fatto di cronaca. L’atmosfera del libro è infernale, perchè è umanissima.

Stato dello stomaco: il sangue, il contenuto splatter
Ci sono alcune scene molto forti, che colpiscono perchè giungono inaspettate. Una, in particolare, con dei serpenti, è memorabile. Non è una delle scene più splatter mai scritte, no di certo; ma lo è nel modo giusto…



Stato dei polmoni: i personaggi
I personaggi sono il libro. Le corna di Ig e la sua missione sono un filo conduttore di miserie e glorie umane. Vediamo i protagonisti da giovani, in lunghissimi flashback, e li vediamo nel presente. Vediamo il mondo attraverso i loro occhi, per quanto folli possano essere a volte, e siamo con loro, dentro di loro. A volte è un posto molto poco confortevole in cui trovarsi.

Stato del fegato: il soprannaturale
In Horns il soprannaturale esplode letteralmente nella prima pagina, con il risveglio del protagonista. Anche così, il lettore non ha bisogno di ‘sospendere l’incredulità’ neanche per un istante: Hill è un maestro nel far credere a tutto, nel muoversi a un tempo sul piano letterale e simbolico. La storia fila via liscia e rapidissima, ma ogni evento sembra avere una risonanza simbolica, mitica, anche quando non è immediatamente chiaro il perchè.

Causa della morte: sintesi
Horns è un libro eccezionale. È all’altezza del miglior King (che di Joe Hill è padre). Riesce a raccontare una storia appassionante e riesce a darle spessore. I libri più potenti sono quelli che leggi in fretta e non dimentichi mai: Horns è così.

Profilo dell'ospite: Francesco Dimitri, classe 1981, vive e lavora a Londra. Esperto di letteratura fantastica, magia e paranormale, ha pubblicato tre romanzi, La ragazza dei miei sogni (Gargoyle Books 2007), Pan (Marsilio 2008), Alice nel paese della vaporità (Salani 2010) e tre saggi, Comunismo magico (2004), Guida alle case più stregate del mondo (2004), Neopaganesimo (2005) e Manuale del cattivo (2006), oltre a essere co-autore di Dies Iraq (2003), tutti con Castelvecchi.



Il Libro: La ragazza dei miei sogni (Gargoyle Books) : Cosa succede quanto incontri la ragazza dei tuoi sogni? Cosa succede se dopo un lungo periodo di solitudine giunge la ragazza perfetta, l'incarnazione di ogni tuo desiderio d'amore, di sesso, di amicizia? Potresti semplicemente esserne felice. Ma potresti anche incontrare un mago punk, svelare l'Incanto che scorre tra le strade di citta', scoprire che la realta' nasconde meraviglie e orrori di cui non sospettavi l'esistenza. Perche' ogni amore presenta un volto oscuro, e dietro ogni sogno l'incubo e' in agguato... Non e' possibile affrontarlo senza sacrificare qualcosa... Benvenuto nella storia gotica che terrorizzera' e commuovera' chi gia' ama e chi sogna di farlo


(a cura di Alessandro Manzetti)


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mercoledì 20 aprile 2011

Horror Street: Interview with Jeff Strand


Interview with Jeff Strand:

[Alessandro manzetti] You have always had the passion for writing, ever since you are childhood. Alaska, Spider Man and Falstaff, what they mean for you? Which is the moment when you realized this passion was turning into a real job?

[Jeff Strand] I lived in Fairbanks, Alaska until I was fifteen, though ironically, I think it was my eight years living in Ohio that made me vow never to live in cold weather again. Bowling Green, Ohio has wind that is so cold that it might as well be stabbing you with icicles. I was an obsessive Spider-Man fanatic when I was a kid, though I wasn't introduced to the character from the comics but rather a TV show called The Electric Company. Spider-Man is one of the chattiest superheroes around, but on The Electric Company he was completely mute, except for comic book-style thought bubbles. Instead of people like Doctor Octopus and the Green Goblin, he would defeat evil-doers who did ghastly things like stealing letters out of words. When I was in the fifth grade, I wrote a series of short stories featuring Falstaff the Fearless, one of which was published in a special section of The Daily News Miner that featured stories by kids. I didn't realize that "Falstaff" was a Shakespeare reference; I'd swiped the name from the Dungeons & Dragons Players Handbook!

[AM] Success comes with your novel Pressure (2006). A disturbing psychological thriller that tells a story of friendship that becomes an unstoppable path of blood and horror, from childhood to adulthood. Pressure is the right title, is precisely the emotion that you transfer to the reader, a pressure that rises steadily after each page. Who is the ideal reader of Pressure? What is he looking for?

[JS] The ideal reader is anybody who's looking for a character-focused thriller or horror novel. Pressure goes to some very dark places, but it's definitely my most mainstream book. Somebody who just wants a fun beach read with a couple of scares may not enjoy it, because some pretty darn awful things happen, but I think that for the most part, if you like thrillers and horror novels and don't mind one that's a little disturbing, you're the target audience for Pressure.



[AM] You have written many short stories, in your collection Gleefully Macabre Tales your humor finds space and thickness, perfectly balanced within the genre. What is your relationship with this form of fiction? Do the short stories offer more freedom and opportunity to express some of your characteristics?

[JS] Every short story I've written for the past ten years has been for a specific market; I never just come up with an idea and say "Hey, I'm going to write a short story!" When I come up with ideas out of nowhere, they're always novel ideas--I have to work to come up with a great idea for a short story. But, yes, they definitely offer more freedom. I can write from the point of view of truly reprehensible characters, or write stories that are far sillier and more surreal than what I'd want to do in a full-length novel. Something like "Burden" is so bleak that I'd never want to sustain that tone for a full book, and a story like "Mr. Twitcher's Miracle Baby-Chopping Machine" is far more bizarre than anything I write in a novel. Given the choice to write only novels or only short stories, I'd definitely pick novels, but short stories do offer the chance to experiment and have a lot of fun.

[AM] If your life were a book, what would be the title, and how would the cover be illustrated?

[JS] It would be called Writing Books Isn't Nearly As Exciting As You Think It Is, and the cover would be me sitting in front of a computer, just staring at the screen. If you bought the collector's edition hardcover, you could see on the screen that I was goofing around on Facebook.

[AM] In your novel Dweller (2010) you return to the theme of friendship, telling an unusual relationship between a boy and a monster, a humanoid creature.  You talk about diversity, loneliness, you force the reader to wonder who is really the monster. Dweller is not clichè horror novel, and it is full of allegories. How did you make plausible this story, the existence of the creature and his friendship with a human? It 's a very different novel from Pressure, you wanted to reach a different reader target?

[JS] When I first came up with the idea, I'd thought about having a reptilian creature living in a well...but with that kind of premise, the story immediately becomes pure fantasy. To make it more plausible, I changed it to a Bigfoot-like beast. The friendship between Toby the boy and Owen the monster evolves very slowly, and I put a lot of thought into how that relationship could sustain itself over fifty or sixty years, especially after Toby grows up and doesn't really need to hang out with a forest monster. What I love most about Dweller is that when people hear the premise, they think "How could that possibly work?" But readers really seem to be believing the relationship and enjoying the book. Dweller was written specifically for the Leisure Books horror line, which had just published Pressure, so I was going for the exact same target audience. The last thing I want to do is write the same book over and over again, and with Dweller I focused much more on emotional impact (it's the first book I've written where I tried to make the reader cry) but I wasn't trying to go for a different set of readers. I just wanted to give the same set of readers a very different experience.



[AM] Would you rather go to dinner with a literary agent for a major contract or have the powers of Spider-Man for an hour?

[JS] That is the most difficult question I've ever had to answer! The responsible, mature thing to do would be to take the contract, but I'm afraid I'd have to go with the Spider-Man powers for an hour. So...can you really make it happen, or was this just an interview question?

[AM] Tell us something about your latest novels Mandibles and Wolf Hunt, and about your new projects

[JS] Mandibles is a new edition of one of my older novels, with a brand-new cover and some minor revisions. It's about giant killer ants going on a rampage in Tampa, Florida. You probably don't need to know much more than that. If you like the idea of a novel about giant ants killing a bunch of people, you will enjoy Mandibles. If you think that sounds stupid, it's not the book for you. Wolf Hunt is about two thugs named George and Lou who are hired to transport a man in a cage. They're told he's a werewolf. He is. He escapes. Bad things happen. It's a gory, funny mix of crime novel and horror story. Another recent book is my very dark fairy tale, Fangboy. Coming up at the end of this year I've got a suspense novella called Faint of Heart, and next summer I have a young adult horror/comedy called A Bad Day For Voodoo. Plus a bunch of other stuff.



[AM] and now two Horror Street Classic questions:

In this heading we try to learn about new landscape of horror literature, through direct experience of the authors. What are the new trend of horror? Could you name some new authors who are conducting original projects?

[JS] Obviously, the whole zombie trend is still going strong, though I think the mash-up trend (Moby Dick With Zombies!) is starting to fade. With self-publishing becoming more and more "legitimate," we will hopefully start seeing a lot more wildly original projects that don't have to pass through the marketing department. Right now, despite the freedom that self-publishing provides an author, we're still mostly seeing the same stuff. (I don't excuse myself from that--my four self-published novels are about vampires, zombies, werewolves, and giant bugs.)

[AM] We leave the reader to imagine of walking along a dark and lonely road going back home, and having to turn the corner. Who (or what) does he find around the corner?

[JS] A clown. With claws. And fangs. And a chainsaw.

Thanks Jeff for being the guest of Il Posto Nero




Profile: Jeff Strand was born December 14, 1970 in Baltimore, Maryland. He wrote many short stories published in the collection Gleefully Macabre Tales (Stoker Award 2008 Best Collection finalist), and novels, like Pressure (Stoker Award 2006 Best Novel finalist), Dweller (Stoker Award 2010 Best Novel finalist), Mandibles, Wolf Hunt.




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martedì 19 aprile 2011

Horror Street: Intervista con Jack Ketchum


Intervista con Jack Ketchum

[Alessandro Manzetti] Hai scelto come pseudonimo, il nome di un celebre bandito, Tom Black Jack Ketchum, re delle rapine ai treni, impiccato nel 1901 a Clayton. Quale è il motivo di questa scelta? Cosa hai in comune con Black Jack Ketchum? Ti consideri anche tu un fuorilegge, almeno nella letteratura?

[Jack Ketchum] I fuorilegge di solito vanno in carcere o finiscono peggio. Quindi no, non mi considero un fuorilegge,  anche se mi hanno messo nella  Outlaw Bible Of American Literature. Una parte della mia narrativa è dura, lo ammetto, ma in realtà ho il cuore tenero. La cosa che mi è piaciuta subito di Black Jack Ketchum è stata il suo nome, che può essere pronunciato prendilo (catch him). Poi ho trovato bellissime la sue ultime parole prima di essere appeso alla forca. Sarò all’inferno prima che finiate la colazione, ragazzi!

[AM] Prima di diventare scrittore a tempo pieno, hai fatto il cantante, l’attore, l’insegnante, il venditore di legname, anche agente letterario alla Scott Meredith. Puoi raccontarci questa esperienza? E’ vero che tra i tuoi clienti c’era anche un certo Henry Miller?

[JK] Sì, sono stato l’agente di Henry per alcuni anni. Un uomo delizioso, una bellissima esperienza. Tutta la storia è raccontata nel mio piccolo libro di memorie, Book of Souls. Ho lavorato come agente per circa tre anni e mezzo, gestendo progetti per grandi artisti del calibro di Henry, Robert Bloch, Nick Tosches e Marion Zimmer Bradley e altre cose per Arthur C. Clark, Norman Mailer, Evan Hunter (Ed McBain), e molti altri. Ma il lavoro all’agenzia  è stato estenuante, spesso estremamente disgustoso. Sono arrivato a chiamarla Agenzia Letteraria Cosmodemonic. Ho imparato tantissime cose, ho incontrato un sacco di editori, abbastanza per far partire la mia carriera; alla fine ho dovuto smettere di fare l’agente, prima di impazzire.

foto di Steve Thornton

[AM] Il tuo romanzo d’esordio, Off Season (1981) è caratterizzato da un crudo realismo, usi il linguaggio come un rasoio, le scene sono estremamente brutali e sanguinose. Le dinamiche della storia e il tema del cannibalismo ci fanno venire subito in mente The Hills Have Eyes  di Wes Craven. Cosa c’è di diverso in Off Season?

[JK] Ci deve essere stato qualcosa nell’aria all’epoca, qualcosa a che vedere col cannibalismo, perché Craven stava girando il suo film nello stesso periodo in cui io ho iniziato a scrivere Off Season. Credo che il mio libro sia caratterizzato da un maggior realismo, con meno lacune nella trama, e poi non ci sono cani. Ma non fraintendermi, il film di Craven è bello, divertente.

[AM] E’ sempre la realtà la vera protagonista delle tue storie, niente soprannaturale, il fantastico cede il passo all’orrore quotidiano, a una inquietante super-realtà.  Il tuo romanzo The Girl Next Door (1989) è ispirato da una storia vera, quella di Gertrude Baniszewski e le sue torture, bambini e ragazzi coinvolti in violenze e incubi, una storia che sfiora alcuni temi de Il Signore delle Mosche di William Golding.  Cosa ti ha colpito di questa storia per convincerti a scrivere un romanzo e quali differenze ci sono nella tua interpretazione? L’adattamento cinematografico di Gregory Wilson (The Girl Next Door 2007) cosa è riuscito a esprimere in più o in meno rispetto al libro?

[JK] Ci sono parecchie cose da dire su questa storia, molti temi e questioni: Isolamento, segreti, la mentalità da mandria, gli adulti che manipolano gli adolescenti, le donne che odiano le donne, la solitudine, il fascino e la natura della crudeltà, ho speso tutti questi temi includendo la falsità del benessere nei sobborghi americani dopo la guerra, spingendo indietro nel tempo la storia, e, naturalmente, iniettando un elemento di innocenza e di giovane amore. Credo che il film sia estremamente fedele ai personaggi, ai temi e allo spirito del mio romanzo. Ho capito che tutti gli interessati volevano proteggere l'integrità del libro. Una cosa che avviene davvero molto raramente nei film. Il cast, la troupe, gli sceneggiatori, hanno fatto tutti un lavoro fantastico. A causa di problemi di budget hanno dovuto cambiare leggermente il mio finale, ma tutto sommato sono molto orgoglioso di questo lavoro.

foto di Steve Thornton

[AM] La raccolta Peaceble Kingdom (2002) contiene storie diverse che spaziano tra argomenti e generi, dalla fantascienza al racconto nero, dalla suspence story all’horror. Tra pagine surreali è sempre l’uomo al centro delle tue storie, con tutte le sfumature delle oscurità del suo cuore. Nella raccolta Closing Time And Other Stories (2007) gli obiettivi sembrano gli stessi, con maggiore penetrazione sulla psicologia umana, che riesci a sondare tramite un grande specchio dove si riflettono la violenza, la follia, l’irrazionalità, il lato peggiore di noi stessi. Siamo noi a vederci in quello specchio, in fondo. Puoi scegliere due racconti di queste raccolte e parlarcene?

[JK] I miei due pezzi più popolari di Closing Time And Other Stories sono Returns e Closing Time,  non potrebbero essere più diversi tra loro, quindi credo di dover parlare proprio di questi. Returns è una mia rara storia di fantasmi, racconta di un ragazzo che dopo essere stato rimasto bloccato nel traffico torna  a casa  dalla moglie arrabbiata e alcolizzata, già sul punto di fare qualcosa di terribile al suo amato gatto. Avevo da poco fatto sopprimere un gatto al quale ero molto affezionato, le mie emozioni in quel momento correvano piuttosto profondamente dentro di me. Closing Time è una sorta di pietra miliare per me. Stavo parlando con Peter Straub, un pomeriggio poco dopo il crollo del World Trade Center e abbiamo scoperto di avere lo stesso problema. Non si può pensare di scrivere qualcosa di più terribile di quello a cui aveva appena assistito la nostra città, eravamo completamente bloccati nel nostro lavoro. Closing Time è stata la cosa che dopo qualche mese mi ha consentito di interrompere questo silenzio narrativo. Decisi di scrivere di terrorismo, su piccola scala personale, ambientato la vicenda subito  dopo l’11 settembre, intrecciandola con la storia del mio rapporto concluso con una donna che avevo amato per alcuni anni. Pensavo di scrivere di terrorismo. Ma quando ho letto le mie pagine mi sono reso conto che stavo scrivendo qualcos’altro - stavo scrivendo di perdite.

foto di Steve Thornton

[AM] Stephen King ha definito il racconto rispetto al romanzo come un bacio veloce di uno sconosciuto nel buio, tu come lo definiresti?

[JK] Una breve relazione, non un matrimonio

[AM] Nel tuo romanzo Lost (2001) il tuo stile sembra diverso rispetto alle altre opere precedenti, la scrittura diventa ipnotizzante, nonostante un incipit davvero potente, esplori i dettagli dei personaggi con un microscopio, rendendo evidenti le più piccole parti. Queste differenze nel tuo linguaggio, nel ritmo e nell’atmosfera, sono dovute al desiderio di sperimentare? Cosa ne pensi di questo romanzo?

[JK] Questo romanzo mi piace, anche se parecchia gente che conosco non lo ha apprezzato granchè. Però nessuno di loro è mai stato in grado di spiegare davvero il perché. Quanto allo stile, beh, io non sono stilista. Non puoi prendere uno dei miei romanzi o dei miei racconti e sentire la stessa voce ogni volta. Io non sono Cormac McCarthy o Hemingway. Adatto lo stile e la struttura della storia ai personaggi e alle situazioni che ci ho messo dentro. Potresti ascoltare qualche eco di McCarthy in Red, per fare un esempio, oppure potrsti trovare qualcosa di Raymond Chandler nella mia novella Sheep Meadow Story. Una volta ho cercato di trovare il suono, la voce di Henry Miller. Non ci sono riuscito

foto di Steve Thornton




[AM] Come nasce la tua novella The Crossings, un western-horror ambientato in Arizona, dopo la fine della guerra messicana? Pensando al selvaggio west, hai mai pensato di scrivere un romanzo con protagonista il tuo omonimo Black Jack Ketchum?

[JK] La vera storia di Black Jack non era poi così interessante, anche se molto pittoresca. Preferisco lasciarla ai libri di storia. The Crossings è nato come una sceneggiatura, ho scritto circa 15 pagine poi l’ho messa da parte per occuparmi di progetti diversi, qualche libro o altro. Poi ho visto Unforgiven, il film di Clint Eastwood: era così dannatamente bello che ho tirato di nuovo fuori quello che sarebbe diventato The Crossings seguendo un nuova prospettiva, decidendo che doveva nascere in prosa, poi, magari più avanti, sarebbe potuto anche diventare un film.

foto di Steve Thornton

[AM] Come immagini il tuo futuro in questo momento?

[JK] Innamorato e non intubato

[AM] E ora, le due domande classiche di Horror Street
In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?

[JK] L'unica nuova tendenza oggi percepibile nell’horror è piuttosto scoraggiante: vampiri adolescenti e sexy. Gente che scrive molto bene, che sviluppa cose originali, come Graham Joyce, TM Wright, Tim Lebbon, King e Straub, Ed Lee, Thomas Tessier, Joyce Carol Oates, Ian McEwan, Joe Hill, Stewart O'Nan, Charlie Huston, Ian Banks, Elizabeth Massie (me ne dimentico sicuramente parecchi altri, lo so) non sono certo esordienti o novità, si tratta della vecchia guardia, ad eccezione di Hill. Penso che Sarah Langan stia facendo davvero un buon lavoro, come Youers Rio.



[AM] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Cosa (o chi) incontrerà?

[JK] Al college ho scritto una breve sceneggiatura chiamata Small Woods Where I Met Myself. Utilizzerei quella idea.

Grazie a Jack (o meglio, Dallas) per essere stato ospite del Il Posto Nero.

Segnalo che domani a Palermo presso il Palab alle ore 20 ci sarà la prima visione nazionale in lingua italiana del film The Lost, con il collegamento dopo la proiezione con Jack Ketchum, il regista Chris Sivertson e l'attore protagonista Marc Senter. Per partecipare è necessario registrarsi per il tesseramento on line di Palab, per info e contatti: 331.273.4118 - 329.787.4001.
Profilo dell'Autore

Jack Ketchum, pseudonimo di Dallas Mayr (Livingston -New Jersey- 10 novembre 1946). Il suo romanzo d'esordio nel 1981, Off Season, ha gettato le basi per una serie di romanzi e racconti dove il protagonista assoluto è l'uomo, una creatura sorprendentemente ambigua che si dimostra essere la bestia più temuta. Molto spesso i racconti di Ketchum si basano su fatti realmente accaduti: in particolare, il suo romanzo The Girl Next Door che nel 1989 sconvolse l’America è ispirato dal delitto del 1965 di Sylvia Likens, nell'Indiana. Nel corso degli anni, Ketchum ha ricevuto numerosi Bram Stoker Award  per opere come The Box, Closing Time, Peaceable Kingdom e per il racconto Gone. Molte delle sue opere sono diventate dei film, tra cui The Lost, il controverso The Girl Next Door, Red. L'ultimo adattamento cinematografico di un'opera di Ketchum è The Woman, presentato al Sundance Film Festival nel Gennaio 2011. Nel 2011 ha ricevuto il World Horror Convention Grand Master Award per il grande contributo offerto al genere horror Sito dell'autore

Tra i suoi romanzi: Off Season (1980), The Girl Next Door (1989), Offsprings (1991), Red (1995), Ladies’ Night (1997) Right to Life (1998), The Lost (2001), The Crossings (2004), Old Flame (2008), The Woman (2010). Ta i suoi racconti: The Box (1994), The Rifle (1995), Sheep Meadow Story (2001), Gone (2002), Closing Time (2003), Returns (2005),  inseriti nelle antologie Peaceble Kingdom (2002) e Closing Time and Other Stories (2007). Adattamenti cinematografici delle sue opere: The Lost (2006) di Chris Sivertson, The Girl Next Door (2007) di Gregory Wilson, Red (2008) di Lucky McKee, Offsprings (2009) di Andrew Van den Houten. L'adattamento cinematografico di The Woman è stato completato nel 2011, scritto da Jack Ketchum e Lucky McKee.

Foto di Steve Thornton



Intervista di Alessandro Manzetti
HWA Associate Member

leggi l'intervista in lingua originale

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domenica 17 aprile 2011

Horror Street: Intervista con Lisa Mannetti


Intervista con Lisa Mannetti

[Alessandro Manzetti] Debutti nel mondo dell’horror con The Gentling Box, vincitore del Bram Stoker Award 2008 come miglior romanzo d’esordio. Ambienti la storia nel diciannovesimo secolo in Ungheria e Romania, trasportando il lettore all’interno della cultura gitana. Il soprannaturale è fortemente presente nel romanzo, lo spirito della maga Anyeta, uno dei tuoi personaggi, si aggira continuamente tra le pagine. Magia nera, fantasmi, ricca documentazione storica su lontane e diverse tradizioni, pathos. Cosa ti ha portato a scegliere di raccontare la cultura gitana? Hai esperienze dirette? Ho sentito dire che sai interpretare i tarocchi

[Lisa Mannetti] Da bambina avevo una grande paura di essere abbandonata o portata via dalla mia famiglia. Tutto iniziò quando ero in ospedale per un'infezione all'orecchio e mio fratello piangeva perché aveva paura che avrei perso il Natale. Successivamente vidi uno speciale sull’Olocausto in tv e la notte sognai di andare in visita da mia zia; sulle scale sentii il rumore di stivali nazisti, cercai subito di nascondermi, terrorizzata di essere trovata e portata via. Nello stesso momento, mia madre mi disse che degli zingari vivevano in una casa nella nostra città e io non avrei mai dovuto passare da quelle parti. Credevo che mia madre usasse il termine zingari come un eufemismo per descrivere i ladri o le prostitute; in ogni caso conoscevo già il classico stereotipo secondo il quale gli zingari rapiscono i bambini. Anche se mia madre mi vestì diverse volte da zingara per Halloween (in particolare una volta al liceo come la zingara S. Sara) io avevo ancora paura di essere rapita o abbandonata. Ma nello stesso tempo la cultura zingara mi affascinava, ed è per questo che ho scelto di scrivere The Gentling Box. Sì, è vero, leggo i Tarocchi. Quando avevo 16 anni il mio migliore amico mi regalò per il compleanno un mazzo di Tarocchi Rider Waite. Le immagini mi terrorizzavano. La precisione delle carte mi spaventava ancora di più, così ho buttato via tutto. Anni dopo, quando stavo facendo delle ricerche per The Gentling Box, ho pensato di includere una scena con i Tarocchi, così ho imparato di nuovo a leggere le carte (ho preso anche alcune lezioni). Non ho mai usato i Tarocchi nel libro, ma sono diventati un hobby molto interessante, o una capacità, se preferisci definirla così.


[AM] Hai scritto molti racconti, pubblicati in magazines e varie antologie. Qual è il racconto a cui sei più legata? Puoi raccontarci la storia di un breve racconto ancora inedito?

[LM] Sono due i racconti che preferisco. Uno si chiama Everybody Wins (in These Guns for Hire) che è stato trasformato in un cortometraggio dal titolo Bye-Bye Sally (diretto da Paul Leyden e interpretato dal brillante Malin Ackerman). Mi piace l’umorismo nero di questo racconto. L’altro è Spy Glass Hill, che è appena uscito nell’antologia Fear of the Dark: sono molto attratta da questa storia, in qualche modo si muove ancora dentro di me e ho intenzione di trasformarla in futuro in un romanzo breve. Le immagini di questo racconto mi perseguitano ancora, nascono da un sogno che ho fatto, molto inquietante ma meraviglioso. Sì, sto lavorando a una nuova storia proprio in questo momento, ambientata in una scuola abbandonata a Millbrook New York. Racconta di una ragazza che è stato gravemente ferita, con il seno destro amputato per un incidente. Lei diventa oggetto di falsi pettegolezzi e si trova nell'impossibilità di far fronte ai tradimenti che è costretta a vivere. La storia si apre con lei che è sul punto di suicidarsi. Spero che il lettore riuscirà ad avvertire il pathos e il suo dolore.


[AM] Il tuo cognome tradisce origini italiane, e così? Hai mai pensato di ambientare una delle tue storie in Italia?

[LM] Sì è vero, ho origini italiane. Mio padre è nato a Guardia Lombardi. Tutti e quattro i miei nonni sono nati in Italia. Ho cugini a Napoli e Campobasso, ma anche a Firenze e Roma. Con l'idea di scrivere qualcosa, ho vissuto a Venezia da sola per quattro mesi in un appartamento che ho affittato nel sestiere di Castello, di certo non durante la stagione turistica (fatta eccezione per il Carnevale). Non solo ho amato la città, ma anche le persone che vivevano e lavoravano in quel quartiere. E 'stata una esperienza fantastica, mi è piaciuto tanto andare in giro per comprare carne, pesce, verdure, ho cucinato molto, ho scritto un sacco e la mia famiglia e alcuni amici sono venuti a trovarmi. Come in tutta Italia, si è circondati dalla bellezza delle opere dei maestri scultori, pittori, si trova l'arte nelle pietre e nelle stesse strade. Spero di vivere ancora lì un giorno. Sì, ho ambientato alcune storie in Italia, ho scritto un libro intitolato The Lamia (non ancora pubblicato) ambientato a Firenze e Roma. Ho scritto anche un breve racconto (anche questo ancora inedito) chiamato Castello 985 ambientato a Venezia durante il Carnevale.

leggi Castello 985 sul blog di Lisa Mannetti   (appena pubblicato per i lettori del Posto Nero)

[AM] Recentemente (2010) hai pubblicato Deathwatch, che raccoglie due novelle, Dissolution, finalista all’ edizione in corso del Bram Stoker Award (long Fiction) e Sheila Na Gig. Entrambe le storie sono inquietanti e grottesche, hanno in comune la proprietà di trasmettere immagini di forte erotismo insieme a brividi di terrore che scuotono la schiena e la psiche del lettore. Cos’altro hanno in comune le due novelle di Deathwatch?  Quali sono i temi dominanti che hai scelto di raccontare?

[LM] Non vorrei dire troppo perché alla fine c'è una sorpresa per il lettore, ma le due novelle hanno sicuramente molto in comune. Entrambe riguardano il soprannaturale (sono racconti horror, dopo tutto) ma per me l'elemento tematico più importante che le accomuna è l’intricata dissezione di un'infanzia spezzata. Questi personaggi, e coloro che li circondano, sono immersi nel dolore. Nel primo lavoro, Dissolution, Stuart Granville è un aspirante studente di medicina che è stato mandato via per problemi di alcolismo, crede di andare a nord di Hyde Park New York per fare da insegnante a due gemelle. Invece scopre che le bambine, Abby e Eleanor, non solo non sono mai state a scuola, che sono gemelle siamesi e loro padre, un ambizioso medico, vuole separarle chirurgicamente, approfittando della competenza e della vulnerabilità  di Stuart, ma anche delle forze soprannaturali presenti nella casa. In Sheila Na Gig, Tom Smith è su una nave in terza classe con destinazione New York dalla natia Irlanda, dopo aver abbandonato i vincoli imposti dalla sua famiglia, superato la perdita del primo amore, aggirato le astuzie e le conoscenza occulte di sua nonna, cerca di salvare Delia, la sua giovane sorella mentalmente disabile, dalla stregoneria e dagli abusi sessuali. I protagonisti delle due storie, Tom e Stuart, sono embrambi simpatici, intelligenti, emotivi e dotati di capacità pratiche, devono lottare con matriarche che possiedono poteri misteriosi e che si ostinano a cercare la distruzione; forse, annientamento è la parola migliore per definire i loro obiettivi.


[AM] Quale è il posto che ti spaventa di più nella città in cui vivi? Come cambiano le tue emozioni il giorno e la notte?

[LM] Questa è una bella domanda, non ci ho mai pensato consapevolmente, grazie per avermi dato la possibilità di rimuginarci sopra. Ho certamente avuto paura nella città in cui vivo ora, così come a New York quando ci abitavo... si tratta di paure che hanno a che fare soprattutto con gli intrusi. Una volta, quando vivevo a Manhattan, mentre portavo tra le braccia un enorme busta di generi alimentari qualcuno mi ha seguita quasi fino alla porta di casa, ero molto nervosa. Un'altra volta circa 15 anni fa, in una città vicino a dove ho vissuto (Poughkeepsie, NY) mi trovai in a scuola post-laurea a New Paltz per incontrare due compagni di classe per un progetto di gruppo. La zona era molto sicura, per tutta la settimana durante la quale avremmo dovuto incontrarci ho continuato a sentire una voce che gridava nella mia testa, metti le sicure agli sportelli dell’auto! La cosa veramente strana è che in genere blocco sempre gli sportelli, ma per qualche ragione continuai a dimenticarlo per tutta la settimana ogni volta che andavo a quella scuola. Uno degli studenti, e un’altra ragazza, Cynthia,  non vennero alla riunione programmata il venerdì sera, così decisi di andare a cena con loro e discutere il progetto. Prima di allontanarmi dall’ auto per entrare nel ristorante, sentii di nuovo un urlo nella mia testa. la chiusura centralizzata!  Anche se io pensavo di aver chiuso tutte e quattro le portiere della macchina, scoprii con sorpresa che non erano state bloccate. Eravamo in un quartiere sicuro, cenammo in un ristorante molto carino vicino Vassar College. Ognuno di noi bevve giusto un bicchiere di vino per accompagnare la cena. Eppure, quando cercai di ripartire con l'auto, impiegai molto tempo per sistemare lo specchietto retrovisore, la cintura di sicurezza, tirare fuori l’auto dal parcheggio. Cynthia era parcheggiata alla fine della strada e se n'era già andata. La strada era deserta. Improvvisamente un ragazzo che camminava sul marciapiede dietro alcuni alberi, finse di cadere davanti alla mia auto. Mi fermai. Nel secondo che esitai lui alzò la testa, non stava scherzando e non era nemmeno uno studente di college ubriaco. Aveva circa 35 anni. Improvvisamente non solo apparse più che sobrio, ma anche molto agile. In un secondo, saltò in piedi cercando di aprire lo sportello lato passeggero della mia auto, e poi anche quello dietro. Poi ha cercò di aprire la porta posteriore dal lato del conducente e alla fine provò a tirare la maniglia della mia porta. A quel punto scappai via.

Ricevo spesso messaggi psichici, li sento. Scrivo allo stesso modo, sento quello che sta per accadere (e poi lo vedo). In realtà credo che angeli o guide mi proteggano, mi avvertano. L’evento che vi ho raccontato è stato spaventoso come l'inferno. Anche se in qualche occasione qui mi sento nervosa (nella casa dove sono cresciuta), soprattutto quando devo andare giù in cantina o in soffitta di notte, sento che mia madre, che è morta, mi protegge comunque. Questo è un sollievo. Mia madre era veramente una persona amorevole e brillante, avverto spesso la sua presenza in questa casa. Stranamente però la notte mi mette a disagio, sono stato una nottambula da quando ero una bambina. In parte è una risposta alla paura del buio (che durò fino a quando diventai quasi adulta), ho cominciato a rimanere sveglia fino a tardi e a leggere. Penso che di notte le mie emozioni sono più vicine alla superficie. Posso distintamente ricordare quando da bambina osservando la sagoma dei rami dell'albero di olmo dalla finestra della mia camera, immaginavo di vedere in una donna legata ad un sedia che andava a fuoco. Ho avuto molti incubi notturni. I miei genitori stavano per portarmi da uno psichiatra (soprattutto perché li facevo rimanere svegli fino a tarda notte e entrambi lavoravano), poi quando avevo otto anni ho scritto la storia di una ragazza che immaginava dei vampiri che venivano a prenderla di notte nel letto; alla fine della storia lei capisce che è solo sua madre china su di lei, che il bacio della buonanotte non è il presagio di uno degli scagnozzi di Dracula, ma solo una protezione per i brutti sogni. Mia madre lesse quella storia, da quel giorno smise di venire a darmi un bacio ogni notte, interrompendo quel replay di Dracula e i brutti sogni. Quando ero più grande, mia madre mostrò un vero senso dell'umorismo, un paio di volte quando sono andata in camera mia per mettermi a dormire ho scoperto che lei aveva messo dell'aglio sul mio cuscino. Ci abbiamo riso sopra. Lei adorava la mia fantasia ma voleva farmi capire che potevo scrivere i miei timori, vincere le paure, anziché cedervi


[AM] Torniamo ai racconti, sul numero 10 di Shroud Magazine (2010) hai pubblicato 1925: A Fall River Halloween, anche questo lavoro è risultato finalista alla edizione in corso del Bram Stoker Award (Short Fiction). Dal titolo ci sembra di capire che ci porterai ancora indietro nel tempo, attraverso la tua gotica immaginazione. Raccontaci come nasce questo racconto e se è questa la forma narrativa che preferisci

[LM] Sono stata un grande esperta di Lizzie Borden (che nel 1892 trucidò i genitori a colpi di scure ndr) da quando ero al college. Quando la scorsa estate Kevin Lucia mi ha chiesto di scrivere una storia per il numero di Halloween di Shroud Magazine ho iniziato a pensare di nuovo a Lizzie. (di solito ogni estate vado a visitare con i miei amici la casa del delitto dopo la Writers Northeastern Conference, posso dirvi che è davvero infestata.) Avevo già scritto su Lizzie, sia fiction che non fiction, ma questa volta ho voluto concentrarmi su un periodo diverso della sua vita, quando era una donna anziana e viveva nella casa che comprò in French Street, a Fall River in Massachusetts. La storia è incentrata su una giovane ragazza di nome Delia Borden. Come Lizzie anche lei è cresciuta nella parte meno desiderabile della città e si è trasferita nella zona preferita, conosciuta come The Hill. Proprio come Lizzie Borden anche lei è una reietta. (Lizzie Borden era stata assolta dagli omicidi della sua matrigna e di suo padre, ma era evitata dalla società locale.) Lei e Lizzie diventano amiche. Ma Delia si sente tradita .... e poi accade qualcosa ....(non voglio rovinare la storia.) Mi piace scrivere racconti brevi, mi piace anche scrivere romanzi, in un certo senso non ho una vera e propria preferenza, perché ogni storia esige la propria lunghezza per essere raccontata. Ci sono momenti in cui l’idea di un romanzo diventa un racconto, oppure una racconto potrebbe pretendere più profondità e trasformarsi in un romanzo. Ogni lavoro ha il proprio destino, io cerco di assecondarlo

[AM] So che stai scrivendo un nuovo romanzo, The Everest Haunting, la storia di una donna che tenta una scalata che si rivelerà piena di sorprese, una esperienza tra il paranormale e il soprannaturale. Perché hai scelto uno scenario così particolare? Puoi farci vivere l’atmosfera del romanzo attraverso poche righe?

[LM] Mi sono avvicinata all’alpinismo leggendo Into Thin Air di Jonathan Krakauer Dopo quell’ esperienza ho letto tutto quello su cui sono riuscita a mettere le mani, intendo dire proprio tutto. Questo tipo di storie, scritte da alcuni eccellenti autori, riescono a estendere la gamma del terrore e del coraggio. Ho almeno 60 libri sul mio scaffale di ricerca, e altrettanti DVD. Ho cominciato a pensare alla mia paura del freddo, delle altezze e di come può essere terrificante una esperienza di alpinismo: le cadute, i crolli, l’ipotermia. Mia madre era un infermiera di sala operatoria, quando era molto giovane, poi riprese a studiare fino a diventare direttore sanitario. Mi parlò spesso delle sue esperienze dirette, per cui mi affascina ogni cosa della medicina. Ho sentito sulla mia pelle il dolore e l'euforia che uno come Maurice Herzog ha sperimentato nella scalata dell'Annapurna, così ossessionato da quella montagna da soccombere al terribile congelamento, e la sua è solo una delle storie. Alcuni alpinisti sul Denali in Alaska sono rimasti nascosti in una grotta di neve per giorni, con il vento gelido, la temperatura di -148 gradi. Oh mio dio ... leggi questa roba e la mente vacilla. Si parla di spirito umano, di amore per il pericolo, di perseverare attraverso la pura e semplice volontà. Ho anche studiato la cultura Sherpa e, ironia della sorte, mio fratello adesso è al campo base dell'Everest. Vorrei esserci anche io. Dovevo andarci a qualche anno fa, ma mi è stato sconsigliato a causa della situazione politica del momento

leggi on line un estratto in esclusiva di The Everest Haunting


[AM] E ora, le due domande classiche di Horror Street:

In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?

[LM] Il genere zombie sembra molto popolare ora, uno dei miei autori preferiti, Joe McKinney, ha scritto un nuovo libro chiamato  Flesh Eaters. Un altro scrittore che rispetto molto, John Skipp, ha scritto e diretto Rose, the Zombie Puppet Musical. Robert Dunbar, uno dei migliori scrittori che ci sono in giro, a mio parere un tesoro nazionale, ha scritto un nuovo libro chiamato Willy che ha ricevuto molte favolose recensioni e merita sicuramente attenzione. Corrine De Winter, che ha vinto il Bram Stoker Award per la poesia, ha scritto un incredibile graphic novel, Dark Stars,  per Shadowfall Pubblications, curata da Glenn Chadbourne, che ha realizzato illustrazioni per Stephen King; il progetto è davvero sorprendente. Consiglio anche tutto ciò che viene fuori da Peter Straub o Joe Hill. Jeremy Shipp è un altro scrittore vero e originale. Altri autori da tenere d'occhio sono Lisa Morton, Gary Braunbeck, Tom Piccirilli, Lucy Snyder, Monica O'Rourke e Robin Spriggs

[AM] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Cosa (o chi) incontrerà?

[LM] Edifici grigi, non del tutto realistici, non del tutto fantastici, surreali e sognanti come quelli dei vecchi film espressionisti tedeschi, poggiano vicini su blocchi oscuri. Sulla tua destra, si vede la grotta nera e densa di un arco. Ora vai più vicino. Niente di cui preoccuparsi: alcuni punk hanno disegnato sulle pietre antiche una bocca aperta con i denti ingialliti. Giri a sinistra, per fortuna o per superstizione, passi davanti ai negozi chiusi. Qualunque cosa essi vendano, scarpe alte, graziose perle, dispositivi elettronici all'avanguardia o barattoli allungati colmi di profumi o di dolci, in qualche modo le luci soffuse e quelle forme vacillanti ti fanno pensare al contenuto di un caleidoscopio consumato, alle rocce che si sgretolano sotto un mare verde oliva. È solo il suono dei tuoi tacchi sulle pietre antiche del marciapiede che ti fa pensare che qualcuno ti sta seguendo? Metti una mano in tasca per sentire le forme familiari del tuo telefono cellulare. Nemmeno dieci minuti fa hai salutato Miranda con un bacio fuori del bar. Ciao cara, a domani. Ti fermi, pensi che potresti chiamarla se è necessario, ma sembra ridicolo, davvero. Per un attimo avverti un senso di sollievo, perché la strada sembra tranquilla, ma tu continui a tenere le dita sul telefono cellulare. Prima che tu faccia un passo in avanti, quel cupo e solitario rumore di furtivi stivali si interrompe. Davanti, un lampione di ferro piegato di dieci gradi, sormontato da un pinnacolo svolazzante, spreme un cono di luce gialla. Questo è il tuo rifugio. Conti i passi. Uno, due, tre. Dieci ancora,anche meno,  e sarai all’angolo dove devi girare e poi, per amor di Dio, solo altri 100 passi per arrivare alla tua porta di casa. Naturalmente non c'è nulla di cui preoccuparsi, ma è meglio essere prudenti; la mano destra scende nella tasca per afferrare le chiavi amiche, tenerle tra le dita in modo da poter entrare in casa con la massima sicurezza, senza perdere un solo secondo in più. Un passo dietro l’altro, ancora. Ora, sotto la luce dei lampioni, sei consapevole dei suoni più ordinari: qualcuno sbatte una finestra chiusa, un fascio di giornali del mattino colpisce il marciapiede, un gatto scorrazza nelle vicinanze. Tiri un bel respiro di sollievo. Giri l'angolo, una vecchia cieca con il viso e le braccia coperte di croste, le mani sotto gli stracci grigi, chiede l'elemosina annuendo con la testa. Nulla da temere. Le lanci una moneta per buona fortuna. Farà buon karma. Ora, indifferente a ciò che sta borbottando la donna, dimentichi finalmente lo stalker immaginario, guardi in alto per vedere le luci che hai lasciato accese sul foyer ore fa, che scintillano per darti il benvenuto. Ma proprio in quell'istante, mentre la tua mente è concentrata sulla stanza calda e il comodo letto, una vecchia mano screziata dalle unghie taglienti ti afferra per la gamba dei pantaloni ... è proprio in quel momento che capisci che stai per cadere nei tuoi peggiori incubi

Grazie a Lisa per essere stata ospite del Posto Nero, averci regalato tante esclusive sul suo lavoro e un originale short che ha chiuso con un brivido questa intervista.


Profilo dell'autrice

Lisa Mannetti.  Il suo romanzo d'esordio, The Gentling Box, ha vinto il Bram Stoker Award.  E' anche autrice di 51 Fiendish Ways to Leave your Lover, e di numerosi articoli e racconti pubblicati su giornali, magazines e antologie. Tra i suoi lavori più recenti: Resurgam in Dead Set: A Zombie Anthology; Condemned in Legends of the Mountain State 4; 1925: A Fall River Halloween in Shroud Magazine (finalista all'edizione in corso del Bram Stoker Award), Spy Glass Hill  in Fear of the Dark Anthology. Dal suo racconto Everybody Wins è stato realizzato un cortometraggio diretto da Paul Leyden con Malin Ackerman, dal titolo Bye-Bye Sally. Il suo ultimo lavoro (2010) è Deathwatch, che contiene due novelle, Dissolution, finalista alla edizione in corso del BRam Stoker Award (Long Fiction) e Sheila Na Gig. Lisa Mannetti sta ora lavorando al suo nuovo romanzo The Everest Haunting. Lisa Mannetti Web Site

 


(intervista a cura di Alessandro Manzetti)


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