lunedì 30 maggio 2011

Autopsie: Enrico Pandiani analizza Veleno di Mauro Gasparini


Decimo numero di Autopsie, rubrica dedicata all'analisi di racconti e romanzi neri e horror. Questa volta il coroner del Posto Nero  è lo scrittore Enrico Pandiani, che si è occupato di sezionare Veleno di Mauro Gasparini

Stato del cervello: la trama
Veleno, il personaggio che dà il titolo al romanzo, è un giovane alcolizzato, talmente votato all’autodistruzione da sfiorare l’autolesionismo. E la bottiglia non lo aiuta per niente, perché all’alcol si può fare l’abitudine. Semplicemente gli permette di tirare avanti. Velluto è la sua donna, non si appartengono ma stanno bene insieme e in qualche maniera si amano. Quando Silvia, amica di Velluto, viene uccisa per sbaglio al suo posto, Veleno ritrova, forse in fondo alla bottiglia, l’energia necessaria a fuggire con lei per tentare di salvarle la vita. A loro si unisce l’ombroso Liverani, commissario di polizia tutto d’un pezzo e involontaria vittima delle circostanze.

Stato del cuore: il pathos, l’atmosfera
La singolarità di questo romanzo sta nel non nascondere nulla al lettore che si vede costretto a partecipare fuggendo con i protagonisti in una caccia senza quartiere. L’oscurità è l’ambiente nel quale avviene la quasi totalità dell’azione, pressante, concitata, sudata e quasi senza tregua. Anche i brevi momenti di calma mantengono una tensione che ti permette di scattare, assieme a Veleno e compagni, al primo segno di pericolo. Spazi aperti per scappare e luoghi claustrofobici dove riprendere quel poco di fiato che serve per tirare avanti. Velocità e tensione, due elementi essenziali al noir, la fanno da padroni

Stato dello stomaco: il sangue, il contenuto splatter
In Veleno succedono cose agghiaccianti, il sangue scorre probabilmente a fiumi. Noi ne sentiamo l’odore dolce, ma non lo vediamo, per via del buio e perché Mauro Gasparini più che mostrarcelo ce lo racconta facendoci immaginare atti e luoghi che ci farebbero venir meno dal raccapriccio. Il lettore deve solo sapere che qualcosa di terribile è successo ma l’autore non se ne compiace, ci suggerisce piuttosto di alzare i tacchi e di farlo in fretta. Perchè laggiù nel buio c’è qualcuno che non va tanto per il sottile.



Stato dei polmoni: i personaggi
I personaggi sono uomini e donne come noi, strappati dall’apatia della vita di tutti i giorni e gettati nell’incubo senza tanti complimenti. Veleno ci beve su, è l’unica cosa che sa fare. Morire non è la sua principale preoccupazione, trovare una bottiglia piena è più pregnante per lui. Forse è già morto o sta aspettando che succeda. Intanto cerca di correre più in fretta di chi gli sta alle calcagna. Velluto è bella, tesa, spaventata. Al contrario del suo amante non ha nessuna intenzione di farsi ammazzare. Vuole bene a Veleno e vorrebbe vederlo crescere, maturare. Forse vorrebbe una famiglia. Ma sa quanto sia difficile competere con una bottiglia di vodka gelata.Liverani sarebbe la parte solida di questo strano triangolo. È uno sbirro capace, che sa il fatto suo. Ma la tensione e la mancanza di certezze corrodono questa sua struttura che pareva inossidabile. Alla fine anche lui pensa solo a salvare il culo scappando come un coniglio. Con mestiere e intelligenza, Gasparini tratteggia caratteri e situazioni senza perdere di vista la realtà sociale.

Stato del fegato: il soprannaturale
Anche se ne percepiamo la consistenza, la forza brutale che non smette di alitarci sul collo, il romanzo è pervaso da una sensazione di disagio che non riusciamo a scrollarci di dosso. Lettore e personaggi vivono di quei frammenti di verità che Gasparini non lesina pur senza svelare troppo. Il resto potrebbe anche essere soprannaturale ma la violenza ci ricorda che possiamo esserne toccati in qualunque momento. È questo a darci la percezione di non essere mai al sicuro, nemmeno quando ce ne stiamo rintanati al buio come topi. Il gatto, o chi per lui, è sempre là fuori che ci osserva.

Causa della morte: sintesi
Veleno è una lettura veloce, adrenalinica, non ci dà tregua dall’inizio alla fine facendo montare curiosità e tensione fino alle ultime righe. E qui ci lascia in bocca un sapore metallico e nel petto l’elettrizzante sensazione che non sia ancora finita. Chiudiamo il libro, tentiamo di rilassarci ma non ci riusciamo, perché sappiamo che prima o poi dovremo ricominciare a correre con Veleno, mentre un’entità più grande di noi continuerà a starci alle calcagna. La scrittura di Gasparini è pulita, netta, a momenti graffiante. La trama coinvolge e non ti molla. Gasparini conosce bene le cose di cui parla, i luoghi, le abitudini, le idiosincrasie e lo sconforto al quale possono portare. Un libro sottile ma di forte impatto.


Profilo dell'ospite
Enrico Pandiani, torinese, ha vinto nel 2009 il Premio Belgioioso per il Giallo con il romanzo poliziesco  Les italiens (Instar Libri 2009) prima avventura della squadra di poliziotti italo-francesi del commissario Mordenti. Ha pubblicato in seguito Troppo piombo (Instar Libri 2010) e Lezioni di tenebra (Instar Libri 2011) nei quali continuanio le peripezie parigine dei suoi poliziotti di origine italiana. Con Troppo piombo ha vinto il Premio Bloody Mary 2010. Sito personale


Il Libro: Lezioni di Tenebra (Instar Libri)
È una gran brutta serata per il commissario Mordenti: si sente male al ristorante e poche ore dopo una donna con il volto coperto da un foulard di seta irrompe con violenza nella sua vita. Per il poliziotto e i suoi italiens è l'inizio di una caccia senza quartiere: l'assassina lascia dietro di sé una scia di cadaveri e firma le esecuzioni con le corde dello Shibari, una legatura erotica giapponese. Mentre un insano desiderio di vendetta cresce dentro di lui, Mordenti si butta all'inseguimento affiancato come sempre dal fido Servandoni, dai suoi sbirri anarchici e, per l'occasione, dal tenente Maëlis Deslandes, affascinante poliziotta che cerca di tenere a freno la tenebra che attanaglia il commissario.Da Parigi a Torino, trascinati da un'indagine che si addentra nel mondo dell'arte, Mordenti e Deslandes si fanno strada tra collezionisti e falsari, determinati a non lasciarsi sfuggire la donna del mistero




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sabato 28 maggio 2011

Dylan Dog Day-Prima Parte: Intervista con Giancarlo Marzano

Dylan Dog è un marchio di proprietà di Sergio Bonelli Editore

Prima parte dello Speciale Dylan Dog Day, con l' intervista a Giancarlo Marzano, sceneggiatore di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore:

[Alessandro Manzetti] Come nasce la collaborazione con la Bonelli? Di cosa ti occupavi prima?

[Giancarlo Marzano] Nel modo più semplice, ho inviato alcuni soggetti, sperando di venire contattato e così è stato. Prima mi occupavo principalmente di videoproduzione, ma ho fatto anche altre cose, come il vignettista per un giornale sportivo, il visualizer e il progettista d'interni. Il fumetto però era la mia passione, che coltivavo collaborando con alcune fanzine dell'area torinese, occupandomi anche dei disegni oltre che dei testi.

[AM] Puoi dirci i nomi di tre autori che hai letto e che hanno contribuito in modo determinante alla tua passione per il genere horror? Sei mai stato ispirato da un film per un nuovo soggetto per Dylan Dog?

[GM] Stephen King (come per molti horrorofili della mia generazione, credo) Tiziano Sclavi, ovvio, Robert E. Howard, che non è strettamente horror, però... Film ispiratori? Certo che sì, a volte horror veri e propri come The Fog di John Carpenter a volte no, come La stazione di Sergio Rubini


Copyright Sergio Bonelli Editore


[AM] La tua prima storia per Dylan Dog è Le Notti di Halloween (2004, Almanacco della Paura nr. 14). Rispetto al soggetto originale, quali modifiche sono state apportate? Quando hai visto i disegni di Corrado Roi hai riconosciuto la tua storia o hai avuto l’impressione che ti sia volata via dalle mani?

[GM] Pochissime, quasi nulla, a parte il necessario lavoro di editing. Per un lettore della prima ora di Dylan Dog come me, vedere la propria sceneggiatura disegnata da un autore "mitico" della testata è stata un'emozione indescrivibile. Roi ha reso alla perfezione l'atmosfera brumosa e oscura necessaria a una storia gotica di quel tipo.

[AM] Quale è la cosa che ti ha colpito di più e che non immaginavi, mettendo piede dietro le quinte della Bonelli e di Dylan Dog?

[GM] Il rapporto amichevole e cordiale della redazione con i collaboratori, che magari in altri tipi di realtà, anche molto meno importanti ed extrafummettistiche, spesso latita

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[AM] Dylan Dog è una creatura di Tiziano Sclavi, come riesci a dare qualcosa di tuo a questo personaggio? C’è un momento o evento in particolare che ti ha fatto pensare di aver fatto definitivamente amicizia con Dylan?

[GM] A freddo non ragiono mai su questi aspetti. Diciamo che mi lascio andare, cercando di ricordare e riproporre le emozioni che la lettura del Dylan di Sclavi mi trasmetteva all'epoca. Ognuno, lettore o autore, ha un'idea generale di chi sia Dylan Dog e allo stesso tempo ne ha una soggettiva, personale. Non credo che esista un "vero" Dylan Dog (a parte quello del suo creatore) perciò ogni autore può donargli un pezzo di sé. A ogni modo penso di aver fatto definitivamente amicizia col personaggio o, per meglio dire, col mio modo di affrontarlo con la storia intitolata Liam il bugiardo.

[AM] Il primo albo regolare di Dylan Dog che hai sceneggiato è Il Custode (2008, nr. 257) La storia parte dal ritrovamento di un sarcofago di pietra contenente un cadavere, continua con una serie di orribili omicidi e di segreti da svelare, e un mostro da fermare prima possibile. Come è cambiato il tuo approccio al personaggio rispetto all’esordio? Questa volta i disegni sono stati realizzati da Luigi Piccatto, quali sono le differenze della sua interpretazione e del suo stile rispetto a Corrado Roi?

[GM] Possiamo paragonarla all'inaspettata amicizia con un proprio idolo: all'inizio prevale una sorta di rispettoso timore reverenziale poi, mano a mano, si prende confidenza e si osa anche scherzare insieme, prendendosi anche un po' in giro. Il tratto di Piccatto è perfetto per storie dal tono grottesco o umoristico rispetto a Roi più a suo agio con le atmosfere dark


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[AM] Quali sono le qualità e i difetti che bisogna avere per poter fare il tuo lavoro?

[GM] Testardaggine, sia come difetto sia come pregio

[AM] Quando hai incontrato per la prima volta Tiziano Sclavi? Di cosa avete parlato?

[GM] Non ho mai incontrato Tiziano di persona, ho parlato con lui per telefono un paio di volte, all'inizio. Mi ha dato alcuni preziosi consigli e ha chiesto qualcosa su di me e sulle mie cose, prima di approdare a Dylan Dog. Confesso che quando per la prima volta ho sentito la sua voce al telefono che diceva "Ciao, sono Tiziano Sclavi" l'unica cosa che sono stato in grado di dire, al momento, è stato un semplice e "british" "Oh, che sorpresa!".


Dylan Dog è un marchio di proprietà di Sergio Bonelli Editore

[AM] In una tua intervista ho letto che auspicavi un ritorno di Dylan Dog verso lo splatter. Questo pensiero è legato al tuo stile e background personale o cerca di risalire alla filosofia originale del progetto? Puoi spiegarci meglio?

[GM] Si tratta semplicemente del mio gusto personale. Ho adorato e ancora adoro il periodo splatter di Dylan ma il corso editoriale della testata ha portato al suo graduale abbandono, per cui gli autori, amanti o meno del genere, hanno dovuto adeguarsi ai tempi

[AM] Oggi in edicola (28 maggio) troveremo il nuovo albo di Dylan Dog (nr. 297) da te sceneggiato. Puoi anticiparci qualcosa? In quale atmosfera saremo calati stavolta?

[GM] Rispetto alle precedenti, di solito molto corali e dense di personaggi e situazioni, è sicuramente una storia più intimista, focalizzata sulla figura di Dylan stesso. Ma non mancherà un pizzico d'ìronia, quella ci vuole sempre, a mio avviso.

[AM] Oltre Dylan Dog e la Bonelli, scrivi racconti e realizzi cortometraggi. Quali sono i tuoi nuovi progetti?

[GM] Purtroppo devo risponderti con uno scaramantico top secret. Comunque continuo la mia collaborazione con Dylan.


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[AM] Una domanda poco originale, ma che ti faccio comunque: Cosa direbbe Dylan Dog di questo Blog, del Posto Nero? Penso che dovrebbe trovarsi a suo agio in questo luogo oscuro e virtuale.

[GM] Giuda Ballerino! Penso proprio di sì, sebbene Dylan non ami troppo le nuove tecnologie, come i suoi lettori ben sanno

grazie Giancarlo, ti leggeremo sul nuovo numero di Dylan Dog!

Profilo dell'Autore:
Giancarlo Marzano (Torino, 24 ottobre 1969) è uno sceneggiatore di fumetti e videomaker. Appassionato di cinema, ha realizzato insieme al fratello Antonio numerosi cortometraggi. Si è laureato presso il DAMS dell'Università degli Studi di Torino in Storia del Cinema Italiano. Dal 2004 fa parte degli sceneggiatori di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore.L'esordio su Dylan Dog avviene con la storia Le notti di Halloween, pubblicata nell'Almanacco della Paura 2004, mentre è del 2008 la pubblicazione del primo lavoro per la serie regolare, Il custode. Tra gli altri albi regolari di Dylan Dog realizzati: Liam il Bugiardo (2008), Il Piccolo Diavolo (2009), Seppelliti Vivi! (2009), Il Ladro di Cervelli (2010), Tra Moglie e Marito (2011)


Copyright Sergio Bonelli Editore

La seconda parte dello Speciale Dylan Dog Day è in programma giovedì 9 giugno, con l'intervista al disegnatore Bruno Brindisi, che concluderà questo viaggio dietro le quinte, tra i segreti di Dylan Dog

Dylan Dog è un marchio di proprietà di Sergio Bonelli Editore


Anteprima dell'intervista a Bruno Brindisi:

[Alessandro Manzetti] Quali sono stati i consigli e suggerimenti di Tiziano Sclavi, quando hai iniziato la tua avventura con Dylan Dog?

[Bruno Brindisi] La prima cosa che mi disse fu: Dylan è bello. La metà dei suoi lettori sono donne e sono innamorate di lui. Per questo cerco sempre di renderlo il più piacione possibile!

appuntamento a giovedì 9 giugno sul Posto Nero








mercoledì 25 maggio 2011

Intervista con Steve Hamilton


Intervista con Steve Hamilton, vincitore dell'Edgar Award 2011 per il miglior romanzo con The Lock Artist:

[Alessandro Manzetti] Nel tuo primo romanzo, A Cold Day in Paradise, vincitore dell’Edgar Award e dello Shamus Award come miglior primo romanzo, è iniziata la serie di Alex McKnight, un detective privato fuori dal comune. Puoi raccontarci questo personaggio?

[Steve Hamilton] Alex McKnight è un ex agente di polizia di Detroit, che assiste alla  morte della sua partner e decide di prendersi una pausa, parte da solo verso nord e arriva al luogo più remoto che riesce a trovare, la città di Paradise, Michigan, sulle rive del Lago Superiore.

[AM] Cosa hai pubblicato in Italia?

[SH] Credo che i miei primi due o forse tre romanzi siano stati tradotti in italiano. Sono stati pubblicati da Mondadori, mi ricordo le copertine, erano molto...interessanti? (ndr Un Freddo Giorno in Paradiso e Il Vento del Cacciatore - Giallo Mondadori). In ogni caso, spero di poter tornare presto nel mercato italiano con il romanzo The Lock Artist!

[AM] Arriviamo al tuo romanzo The Lock Artist, premiato pochi giorni fa dall’Edgar Award come miglior romanzo. Il protagonista della storia è Michael, un uomo dal particolare talento. Può aprire qualsiasi cassaforte o lucchetto senza chiavi o combinazioni Un personaggio dal misterioso silenzio e dal difficile passato. Una storia decisamente originale. Quali sono le emozioni che prometti al lettore? Cosa non dovrebbe invece aspettarsi?

[SH] E' stata la prima volta che ho avuto a che fare con un personaggio così giovane (17 anni, verso i 18), e anche la prima volta che ho raccontato la storia dal punto di vista del criminale. Michael in realtà si trova  intrappolato in una situazione molto difficile, sta cercando di rimanere vivo, tornare a casa dall'unica persona che si prende cura di lui. Quindi non si tratta solo di una crime story, sono presenti anche i temi della crescita e dell'amore.

 

[AM] Michael è nato Detroit, proprio come te. Una città dove il passato incontra il presente, anche nello stile architettonico. Quale è il posto che ami di più? Cosa hai scritto a Detroit?

[SH] Detroit è la mia città natale, rappresenta le mie origini, ora sta attraversando un momento molto difficile, l'industria automobilistica è solo un piccolo frammento di ciò che era una volta, nei giorni di gloria ormai lontani. Gran parte della città ora è deserta, sta cadendo a pezzi. Ma ovunque ci sono lampi della sua passata gloria. Si ha la sensazione che basti un bel colpo per riportare Detroit al suo passato, alla sua luce.

[AM] Come definiresti il talento? Come si scopre, come si coltiva?

[SH] Credo che il "talento" rappresenti tutto quello che hai e che non puoi imparare. Se non lo hai già, non lo avrai mai. Se sei fortunato, incontrerai nella tua vita le persone giuste che ti aiuteranno a fare il massimo attraverso il tuo talento. In realtà  il talento è solo una piccola parte del puzzle. Bisogna saper lavorare duro!

[AM] Ti faccio una domanda che rivolgo spesso agli autori: quali sono i cinque romanzi di genere che metteresti al sicuro dalla minaccia di un secondo Diluvio Universale?

[SH] Direi Tales of Mystery and Imagination di Edgar Allan Poe, The Complete Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, And Then There Were None di Agatha Christie, The Maltese Falcon di Dashiell Hammett e The Big Sleep di Raymond Chandler (Non è una lista molto originale, lo so, ma ci sono  buone ragioni per cui questi romanzi sono definiti dei classici!)


[AM] Quali sono i nuovi scenari delle detective story? Puoi consigliarci degli autori che stanno lavorando su progetti innovativi?

[SH] C'è uno scrittore americano, Daniel Woodrell che è stato finalmente scoperto. Bisogna iniziare con la sua Trilogia Bayou: Under the Bright Lights, Muscle for the Wing, e The Ones You Do. Non  raccomanderò mai abbastanza i suoi libri!

[AM] Per concludere, cosa direbbe dell’Italia Alex McKnight?

[SH] Se avesse la fortuna di trovarsi in Italia, probabilmente penserebbe che è il posto più bello del mondo - a parte la settimana che chiamano "estate" a Paradise, nel Michigan.

Grazie Steve per essere stato ospite del Posto Nero, e ancora complimenti per l'Edgar Award


Intervista di Alessandro Manzetti

leggi l'intervista in inglese



Profilo dell'Autore:
Nato e cresciuto a Detroit, Steve Hamilton si è laureato presso l'Università del Michigan dove ha vinto il Premio Hopwood per la narrativa. Nel 2006 ha vinto il Michigan Author's Award per la sua produzione letteraria. I suoi romanzi hanno vinto numerosi premi e riconoscimenti, il primo romanzo della serie di Alex McKnight, A Cold Day in Paradise, ha vinto il Private Eye Writers of America e il St. Martin's Press Award per il miglior primo romanzo mistery inedito. Una volta pubblicato il romanzo, ha vinto l' MWA Edgar  e il PWA Shamus Awards per il miglior romanzo, è stato inoltre selezionato per il Premio Anthony e Barry. Il romanzo The Lock Artist  ha recentemente vinto  il premio MWA Edgar  2011 per il miglior romanzo. In italia sono stati pubblicati due suoi romanzi per la collana Giallo Mondadori, Un Freddo Giorno in Paradiso e Il Vento del Cacciatore. Il suo nuovo romanzo della serie di Alex McKnight è Misery Bay, che sarà pubblicato a giugno 2011. Hamilton attualmente lavora per la IBM nello stato di New York, dove vive con la moglie Julia e i loro due bambini Web Site



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lunedì 23 maggio 2011

Autopsie: Daniele Bonfanti analizza Mangiatori di Morte di Michael Crichton



Nono numero di Autopsie, rubrica dedicata all'analisi di racconti e romanzi neri e horror. Questa volta il coroner del Posto Nero  è lo scrittore e editor Daniele Bonfanti, che si è occupato di sezionare Mangiatori di Morte di Michael Crichton commentando  i vari organi del racconto

Stato del cervello: la trama
La vicenda, che alterna barili di pura avventura nordica, ampie portate di azione e orrore, a spaccati accuratissimi di vita vichinga, è di per sé semplice e lineare – ma di un’eleganza, un equilibrio, e una solidità perfetti. Parte integrante del romanzo è il favoloso corredo metaletterario e peritestuale, che inquadra e supporta il racconto in un contesto ancora più affascinante (occhio alle strizzate d’occhio in bibliografia…)

Stato del cuore: il pathos, l’atmosfera
Freddo, vento. Risate sonore dentro case di legno. Silenzio. Fiamme che scendono dalla montagna. Rumore di lame che si affilano. L’attesa, rannicchiati nell’oscurità, che risuonino colpi su pareti troppo sottili. Scogliere e onde. Buio sotterraneo dove aleggiano voci che non dovrebbero essere. La bruma. Un mondo di un’intensità e una potenza suggestiva senza pari. Tu, lettore, sei lì: ti converrà non allontanarti troppo dalla tua arma

Stato dello stomaco: il sangue, il contenuto splatter
Nessuno sconto. Litri di sangue, membra staccate, gente fatta a pezzi, trafitta e spaccata e pure mangiata dai wendol. Crude le descrizioni, estrema la brutalità nei combattimenti. Raccapriccianti l’abisso in cui i nostri dovranno calarsi nel tentativo di colpire al cuore l’oscena Madre, e la reazione che ne seguirà. Ma nemmeno un goccio gratuito.



Stato dei polmoni: i personaggi
I vichinghi sono descritti in maniera vivida, sanguigna. Senza dubbio è il romanzo che ne restituisce l’immagine storica più dettagliata e realistica, molto meglio di diversi saggi. Ibn Fadlan è reso con soverchia maestria nella sua curiosità di poeta avventuriero donnaiolo finito chissà come in mezzo a questi guerrieri ridanciani e rumorosi. È impossibile, per chiunque ami l’avventura, non desiderare trovarsi lì in mezzo a loro.

Stato del fegato: Il soprannaturale
Tutto giocato sul filo tra realtà storica e fiction, lo stesso vale riguardo al capello che separa la rassicurante realtà nota dall’abisso dell’Imponderabile. La mentalità vichinga è ribollente di superstizioni determinanti per la vita quotidiana, e diventa quasi impossibile distinguere tra suggestioni e concreto. Il solidissimo impianto strutturale ti convince in ogni caso che tutto, anche dove diventa davvero strano, sia in effetti accaduto.

Causa della morte: sintesi
Basta una parola. Capolavoro.



Profilo dell'ospite
Daniele Bonfanti è autore del romanzo Melodia (Edizioni XII) e di racconti tra avventura, orrore e fantascienza; è curatore di raccolte di racconti, come Archetipi e Carnevale, tra cui l'ultima: Arkana - Racconti da Incubo (Il Posto Nero Free Ebooks) insieme a Alessandro Manzetti. Dal 2010 è editor personale di Danilo Arona e collabora con altri autori. Per Edizioni XII dirige la collana Camera Oscura, e collabora come editor. Per oltre due anni ha curato rubriche fisse legate ai misteri antichi sulla rivista Hera, per la quale ha anche scritto tre saggi. Ha scritto articoli e curato rubriche riguardo a misteri antichi, scienza di confine, natura selvaggia. E' Associate Member della Horror Writers Association, e ha contribuito a progetti di HWA Italy, la filiale Italiana della Horror Writers Association.  Sito Web




Il Libro: Melodia (Edizioni XII)
Mattia è a caccia della prossima nota. La nota giusta per completare la musica che vuole comporre, la musica che deve ricordare a ogni costo.La ricerca lo porta a indagare sui suoi genitori, che l’hanno abbandonato in fasce alle porte di un monastero. E nella cappella dei frati, seduto a un pianoforte incatenato che contiene la spada di un guerriero vichingo, trova l’unica nota possibile; ma la frase musicale è ancora sospesa, incompleta.Un monaco lo avverte: «Attento ai mostri piccoli!», un altro vuole ucciderlo, e la caccia diventa una fuga. Non c’è tempo di pensare, Mattia è braccato da Inquisitori che lo vogliono morto. A Venezia incontra Marina, che lo stava aspettando e gli mostra l’altra faccia del mondo tracciando arabeschi di simboli in lingue morte e dimenticate. Con lei e pochi altri – ferini – alleati Mattia segue gli indizi e ascolta i suoi incubi premonitori. Allora comincia a comprendere chi sia, coinvolto in un conflitto millenario nel quale il bene e il male sono solo menzogne. Tutto combacia, anche i tasselli inesplicabili della storia del genere umano − e oltre − trovano in questo schema una collocazione, ma lui sa cha manca ancora la tessera fondamentale, e che per svelare l’ultimo segreto è necessario combattere e uccidere, o morire.Sta a lui decidere se accettare o tentare di cambiare il ruolo per cui è stato predestinato. Ma in fondo, l’unica cosa che conta è conoscere la Verità, e per questo non c’è scelta: deve trovare la prossima nota, deve portare a compimento la Melodia




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venerdì 20 maggio 2011

Horror Street: Intervista con Sarah Langan


[Alessandro Manzetti] Hai  pubblicato il tuo primo racconto Sick People quando eri al college a Waterville. Chi è stato il tuo primo lettore? Puoi raccontarci la trama?

[Sarah Langan] Scrissi il racconto in un workshop di Richard Russo. E 'stata una svolta per me, perché piuttosto che raccontare spaccati di vita, la storia aveva una trama sostanziosa. Parlava di una infermiera che aveva lavorato per un facoltoso paziente in Iowa e sta meditando un omicidio. E ' stata pubblicata sul New England Journal Intercollegiate Jornal

[AM] Il tuo primo romanzo The Keeper (2006), vincitore del Bram Stoker Award, è ambientato a Bedford, nel Maine. Un luogo maledetto dal passato sanguinoso, che vive un completo decadimento. Questa decomposizione si vive tra le pagine, ingoiando sia il lettore che gli abitanti di Bedford. La pioggia incessante, Susan Marley, una donna segnata dalle esperienze che vaga per le strade come un fantasma, dopo la sua morte i peggiori incubi prenderanno vita. L’altro fantasma è la città stessa. Da cosa sei stata ispirata per creare questa atmosfera di disperazione, di mancanza di ogni speranza? E’ terribile quanto la violenza e l’orrore che poi incontreremo.

[SL] Ero piena di rabbia e presunzione quando ho scritto quel libro, come la maggior parte dei ventenni. Volevo creare il mio marchio di fabbrica, parlare a nome di tutte le persone che non potevano farlo, desideravo vendetta per gli abusi reali e immaginari. Quindi, c'è questo nel libro. E poi amo i lati oscuri delle cose, possiedono una certe onestà, mi fanno sentire a mio agio. Non mi piace dire bugie, non mi piace fingere di essere qualcosa che in realtà non sono. Penso che quando si prende questa strada, si è poi costretti a fare di tutto per non rivelare la realtà; improvvisamente tutta la tua vita diventa una cazzata.


[AM] Nella vita, quale è il tuo personale approccio alla realtà? Sei più realista o fatalista? I sogni per te sono dei fantasmi che ci aleggiano intorno o siamo noi stessi a crearli e poterli trasformare in realtà?

[SL] Penso che tutto sia possibile. Dopo tutto, l'umanità esiste nonostante sia statisticamente impossibile. Quindi, perché non dovrebbero esistere anche i fantasmi? Ma queste realtà non entrano nei miei pensieri quotidianamente, sono più interessata alla gente comune, alle lotte. Queste cose possiedono i propri orrori, ma anche molte meraviglie

[AM] Sei stata paragonata a autori del calibro di Stephen King e Peter Straub. Per le atmosfere, il realismo, la liricità della tua prosa. Quanto e come ti hanno influenzato le opere di questi due grandi autori? Quale è l’elemento, la caratteristica più peculiare che possiamo trovare nella tua narrativa?

[SL] Ho letto e amo entrambi questi autori, come molta letteratura di realismo magico e fantascienza. La caratteristica che mi distingue è una narrativa più snella. Almeno questo è quello che credo. Penso di essere più dark rispetto al primo King e, a differenza di lui, i miei personaggi spesso non sono molto simpatici. La narrativa di Straub è molto diversa dalla mia. Non siamo confrontabili, come mele e arance. Qualche volta riesco a essere oscura come lui.

[AM] Il tuo secondo romanzo The Missing, (2007) anch’esso vincitore del Bram Stoker Award, è il sequel di The Keeper e prende la strada delle visioni apocalittiche e delle zombie stories.  Due temi di grande successo. Nonostante questo riesci a offrire grande originalità, attraverso il tuo stile e la ricostruzione scientifica del virus, del contagio che si diffonde trasformando le persone in mostri carnivori. Quanto è cambiata la tua narrativa rispetto a The Keeper? Quali obiettivi e temi da sviluppare avevi scelto stavolta?

[SL] The Keeper è stato il primo romanzo horror di un autore non conosciuto pubblicato in un decennio da una casa editrice importante. Vorrei poter dire di aver cavalcato i successi di precedenti autori, ma non fu così. The Missing è stato uno dei primi libri mainstream sul tema zombie; ancora una volta mi ero trovata un po’ davanti su una curva immaginaria, in anticipo, questo ha significato però non essere beneficiata nelle vendite dalle mode e dalle manie che sono successivamente esplose, per certi generi. Il mostro non ha molta importanza per me. E’ il personaggio ad averla. Sto riflettendo su quanto l’America sia oggi divisa in modi che ultimamente non riesco a comprendere, e al cannibalismo della classe media. Questi sono i temi che ho affrontato prima in Keeper e Missing, ma essendo maturata, racconto la storia in modo diverso.



[AM] Hai scritto anche molti racconti, The Lost (2008) ha vinto il Bram Stoker Award. Puoi raccontarci qualcosa di questo racconto, farci vivere la sua atmosfera?

[SL] The Lost è la storia di una donna che lavora in un negozio, chiamato Filene's Basement. Dopo che suo padre muore, lei comincia letteralmente a scomparire.

[AM] Il tuo ultimo romanzo, Audrey’s Door, vincitore dell’ultima edizione del Bram Stoker Award, racconta la storia di Audrey Lucas che si trasferisce in una nuova casa a Manhattan, cercando di lasciarsi indietro il passato. Ma la casa è infestata e nasconde orribili segreti. Nella prefazione tu stessa fai riferimento alla ispirazione proveniente da opere come Shining di Stephen King, Rosemary’s Baby di Ira Levin Hills House di Shirley Jackson. Cosa c’è di più o di diverso nella tua Audrey’s Door?

[SL] Beh, la storia parla dello sviluppo della mia generazione, che si è fermato, e del mondo che abbiamo ereditato dall’esplosione demografica, che credo abbia sacrificato il futuro per il proprio benessere. Questo è un tema molto diverso dalla metafora dell’alcolismo di King in Shining e dalla dissertazione di Levin sulla emancipazione femminile, che emerge da Rosemary’s Baby



[AM] E ora, due classiche domande di Horror Street:

In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?

[SL] Liz Hand è uno scrittrice eccellente. Come anche Sarah Pinborough. Mi piace molto Kevin Brockmeier e non vedo l'ora di leggere il primo romanzo di Ramona Ausubel. Ha appena pubblicato un racconto chiamato Atria su The New Yorker, ed è secondo me uno dei migliori del decennio

[AM] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Chi (o cosa) incontrerà?

[SL] La figlia di Will Ferrell, che chiede i soldi per l'affitto.



Profilo dell'Autore

Sarah Langan è cresciuta nel Long Island e ha frequentato il college a Waterville, nel Maine, dove ha pubblicato il suo primo racconto, Sick People. Si è laureata in scrittura creativa presso la Columbia University, attualmente vive a Brooklyn, New York. E' l'autrice di tre romanzi : The Keeper (finalista al Bram Stoker Award nel 2006), The Missing (vincitore del Bram Stoker Award nel 2007), and Audrey’s Door (vincitore del Bram Stoker Award nel 2009), ha scritto anche diversi racconti, uno dei quali, The Lost, ha vinto il Bram Stoker Award nel 2008. In Italia ha pubblicato il romanzo Virus (2008 - titolo originale The Missing) per Kowalski.  Web Site

leggi l'intervista in inglese

Intervista di Alessandro Manzetti
HWA Associate Member


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