giovedì 30 giugno 2011

Autopsies: Glenn Cooper analyzes The Mark of the Devil


Special issue of Autopsies: this time Glenn Cooper plays the role of  Il Posto Nero coroner to dissect for us his new novel, The Mark of the Devil (Edizioni Nord), that will be published in Italy in October.

brain (the plot)
A young Roman nun is the only person who can save the Vatican from a dangerous and ancient plot.

heart (the atmosphere, the pathos)
This is a Roman story. As an outsider I've tried my best to capture the spirit of this amazing city from the first century Rome of Nero to the present. I hope the voice is authentic.

stomach (blood, splatter contents)
There is violence in the story but I try to leave much of it to the imagination of the reader. One's mental image of violence is ofter more fearsome than a literal description.



lungs (the characters)
Elisabetta Celestino is a young nun who teaches at a primary convent school. Before joining the clergy she was an archaeology student who experienced a terrible trauma which drove her away from her profession to the church. Her sister is a physician, her brother a Vatican policeman and her father, a mathematician. Together they make a strong team to confront a powerful evil.

liver (the supernatural)
As typical for my books, the supernatural and the natural are blended together. Everything I write about could be possible!

cause of death (summary)
This is a book about good versus evil. Can there ever be a winner?





The book: The Mark of the Devil
Rome, 1139. A man looks at the sky, waiting. Following the directions of his predecessors, he arrives in the Eternal City to witness the eclipse of the moon that will show a single astral alignment. At the appointed hour, the moon gradually dissolves into the darkness, giving way to 112 stars. It is a sign that the man was waiting for: 112 more popes, and then, on the ruins of the Church, there will arise a new world ... Rome, 64 D.C. The capital of the empire is burning. For days the fire has been devouring the houses of the plebeians and the monuments erected to celebrate a limitless power. There are rumors that the culprits are the followers of a new religious cult. Yet the Christians reveal a plot by the Emperor himself, and, led by Peter, trap and kill the servants of the devil. But the vengeance of Nero, fierce beyond all limits, will be only the first act of a secret conflict that will last thousands of years ... Cambridge, 1584. Christopher Marlowe was always known to be different. And now it's up to him to fight the war of his ancestors. The time of the final battle, however, has not yet come: his mission is to write a tragedy that glorify his descendants, and that hides a message for those who come after him ... Rome, today. A number of skeletons found in a columbarium in the first century AD, a succession of mysterious astrological symbols, a cursed book: these are the clues, putting at risk his own life and those of his loved ones ...

Author's Profile
Glenn Cooper (New York January 8, 1953) is an extraordinary case of self-made man. After graduating with honors in Archaeology at Harvard, he chose to obtain a doctorate in Medicine. Today he is president and CEO of the largest biotechnology industry in Massachusetts, but as a demonstration of his versatility, he is also screenwriter and film producer, and has established himself as the author of bestsellers. He published his first novel in 2009, The Library of the Dead (Editrice Nord), a resounding success translated in 22 countries. In 2010 it was the turn of the Book of Souls (Nord). His latest novel is The Map of Destiny (2011 Nord). His new novel, The Mark of the Devil (Nord) will be published in Italy in October 2011. Web Site






Insights (only in italian)






Buy "Book of Souls" by G. Cooper on Amazon



mercoledì 29 giugno 2011

Autopsie: Danilo Arona analizza Malapunta di Morgan Perdinka


Danilo Arona torna a indossare i panni del coroner del Posto Nero per una occasione speciale, sezionare Malapunta di Morgan Perdinka:

Stato del cervello: la trama
Malapunta è opera ibrida, di generi e di stili. Si passa dall'io narrante a una narrazione indiretta, e questo ha già un suo perché nel contesto narrativo. Senza dover svelare troppo, abbiamo due personaggi centrali, un uomo e una donna, al centro di una storia d'amore del tutto “unica” nel suo genere, e attorno: l'isola, un esperimento estremo di survivalism, la fine del mondo, i fantasmi dei Druidi e soprattutto le mostruose Bandruaid. Tutto chiaro, no?

Stato del cuore: il pathos, l'atmosfera
Oserei dire: le atmosfere. Perdinka era un ottimo giocoliere e nel suo cilindro magico capita che i generi popolari con cui sono personalmente cresciuto riescano a fondersi senza forzature, perciò si passa dall'horror alla fantascienza apocalittica, dal thriller al noir di denuncia. Ma su tutti mi pare vincente l'atmosfera gotico-solare dell'isola deserta, alla “Ma come si può uccidere un bambino?”, che non è in realtà deserta... Anzi.

Stato dello stomaco: il sangue, il contenuto splatter
Ci sono sequenze notevoli sul fronte splatter. Non troppe perché Perdinka, che su questo fronte un po' era “classico”, pensava che la paura dovesse ancora scaturire dall'esitazione (nel caso in questione: “fantasmi in pieno sole”? Ma va, non sta in piedi...”). E ce n'è una in particolare che non posso svelare: c'entrano dei capelli, un aspetto al quale sono particolarmente sensibile...



Stato dei polmoni: i personaggi
Ci sono personaggi splendidi, delineatissimi in Malapunta, di quelli di cui ci si può innamorare (e se poi muoiono, l'autore viene mandato giustamente a quel paese...). Lui, Nico, è odioso e un po' coglione, ma come si va avanti, cambia e si riscatta. Lei, Gabry, è la donna che tutti, comuni mortali, vorremmo incontrare. Non è solo bella, intelligente e in gamba. E' qualcosa di più. E un coro efficacissimo di comprimari.

Stato del fegato: il soprannaturale
Il supernatural è abbondantissimo e subliminalmente disperso nel realismo narrativo. Il lettore deve fare uno sforzo a ogni pagina per capire in quale reame percettivo si sta muovendo. Questa è la sfida di Malapunta. Perdinka fu molto presuntuoso nel concepirla perché non aveva dubbi che avrebbe vinto la scommessa. Ma nulla è così scontato nel rapporto con i lettori. Soprattutto quando t'inventi un libro dove esiti sino all'ultima riga.

Causa della morte: la sintesi
Cross-over estremo, romanzo presago (più che mai in odore di 2012...), manifesto dell'incertezza sulla percezione del mondo reale. Ma anche: dolorosa meditazione sul significato dell'assurdità della vita (quando la vita ti prende ingiustamente a schiaffi). Okay, ma c'è anche da divertirsi, non temete: mostri, stragi, Druidi contro antichi Romani, sesso matto e persino Antonio Aztarain, preso in prestito dalla mia Stazione del Dio del Suono. Infine è palese che J.J. Abrams, prima di scrivere Lost, ha letto Malapunta...










Profilo dell'ospite
Danilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, è uno dei maestri della letteratura horror, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta. Ha pubblicato diversi romanzi tra i quali Ritorno a Bassavilla (Edizioni XII), L'estate di Montebuio (Gargoyle Books), Santanta (Perdisa), Palo Mayombe 2011 (Kipple). Ha curato la pubblicazione di Malapunta (Edizioni XII) dello scrittore scomparso Morgan Perdinka. Al suo attivo anche molti racconti, articoli e saggi, tra i quali Gli Uccelli di Alfred Hitchcock (unmondoaparte) e L'alba degli Zombie (con G. Santoro e S. Pascarella - Gargoyle Books).  Sito Web



Il Libro: L'Alba degli Zombie (Gargoyle Books)
Il biennio 2011-2012 viene salutato come la nuova stagione dei morti viventi. Che spetti agli zombie il compito di traghettarci verso l’attesa apocalisse del dicembre 2012? Di certo nessuno se lo augura sul serio, ma chi, meglio dei non-morti di George Romero, puo' aspirare al titolo poco ambito di 'araldi dello sterminio'? A piu' di quarant’anni dalla uscita deflagrante del film 'La notte dei morti viventi', opera che costituisce il mito di fondazione dello zombie post-industriale, non si placano le passioni e le 'fameliche' aspettative dei fan. Ne' diminuiscono film, libri e serie Tv. Una nuova 'alba degli zombie', sperando non sia l'ultima, sta sorgendo. La presente opera ambisce a connotarsi come summa sull’esalogia romeriana dei living dead, proponendosi come punto di riferimento per appassionati, ricercatori o semplici curiosi: la storia, dal 1968 a oggi, dei film suddetti e delle innumerevoli ricadute della mitologia dello zombie in campo culturale e cinematografico, mettendo a fuoco l’orizzonte sociopolitico del non-morto e delle sue tante rielaborazioni nella fiction. Una paura che continua a materializzarsi nel luogo classico del trauma collettivo: il cinema. Accanto ai saggi di Danilo Arona, Selene Pascarella e Giuliano Santoro, un’intervista esclusiva a George Romero a cura di Paolo Zelati.









lunedì 27 giugno 2011

Horror Street: Intervista con Nate Kenyon


Intervista con Nate Kenyon

[Alessandro Manzetti] Il tuo primo romanzo, Bloodstone (2006), ci porta in una piccola città del Maine, White Falls, preda di una forza oscura e misteriosa che attira i due personaggi principali del romanzo, Billy e Angel. Questa breve descrizione ci fa pensare subito a una storia di Stephen King. Cosa c’è di diverso in Bloodstone?

[Nate Kenyon] Penso che ogni storia sia diversa, così come non esistono due impronte digitali uguali. King ha certamente avuto una grande influenza su di me (ed è ancora così). Ma il fatto che lui abbia ambientato delle storie horror in una piccola cittadina del Maine non significa che tutti gli altri scrittori dovrebbero evitare di farlo - dopo tutto, anche io sono cresciuto in una piccola cittadina nel Maine, sono i posti che conosco meglio. C'è molto oscurità nel Maine, sia in senso letterale che figurato - il mio romanzo vuole raccontare questo, insieme ad alcune ombre del mio passato. I temi della colpa e della redenzione giocano un ruolo importante, così come l'idea del cancro che come una malattia pervade tutto, in profondità. In effetti, si può leggere il romanzo come una metafora della crescita di un cancro - la stessa malattia che ha preso mia madre quando ero un ragazzo. In un certo senso ogni romanzo è parte della persona che lo ha scritto – con tutte le esperienze e punti di vista. In Bloodstone c’è molto di me stesso.

[Alessandro Manzetti] Quale è il tuo rapporto con la città di Boston? In Bloodstone le descrizioni degli scenari sono davvero molto dettagliate. Quanto influisce l’osservazione della realtà intorno a te per la costruzione di una storia?

[Nate Kenyon] Come ho detto poco fa, credo che ogni storia sia costruita sulle esperienze dell'autore, sulle osservazioni e prospettive che vivono dentro di lui. Io in realtà vivo appena fuori Boston, vicino alle zone in cui ho ambientato The Reach (il mio secondo romanzo). Ero ancora nuovo della città quando ho scritto la prima parte di quel romanzo, le sensazioni erano ancora molto vive dentro di me e alcune sono state riflesse nel libro. Penso che sia importante (anche se non essenziale) che un autore utilizzi ciò che ha davanti a se - si riesce a offrire più immediatezza, più autenticità a una storia, traportandoci le piccole osservazioni della vita quotidiana.

[Alessandro Manzetti] Dalle visioni di Bloodstone, nel tuo secondo romanzo The Reach affronti in modo originale i temi della biotecnologia e della manipolazione genetica, scrivendo con approccio scientifico un vero e proprio thriller paranormale. La storia è ambientata a Boston, il teatro delle vicende è un ospedale psichiatrico per bambini. Cosa ti ha ispirato a scrivere The Reach e a sterzare dall’horror classico verso il thriller?

[Nate Kenyon] Mi ero appena trasferito nella zona, come dicevo sopra, per cui l’ambientazione e gli scenari erano molto radicati dentro di me. Mi stavo anche  interessando sempre di più alla biotecnologia, in particolare alla manipolazione genetica e il progetto genoma, che allora era in fase di completamento. Questi miei due nuovi interessi sono dunque arrivati insieme. Un altro punto di riferimento per me in quel momento era la sfida di scrivere un romanzo più veloce e snello - più caratterizzato sul dialogo e l'azione. Ho sempre voglia di sfidare me stesso nella narrativa, fare qualcosa di diverso. E’ questo per me che mantiene viva la storia.


[Alessandro Manzetti] Il paranormale ritorna nel tuo romanzo The Bone Factory (2009), che lascia una forte sensazione di presagio e disagio. Hai definito questa storia come un incontro tra  Il Silenzio degli Innocenti e Shining. In questo romanzo hai utilizzato l’approccio scientifico che caratterizza The Reach, oppure alcuni ingredienti soprannaturali ci lasceranno senza risposte?

[Nate Kenyon] The Bone Factory è stato il primo romanzo che ho scritto, anche se è stato pubblicato dopo gli altri due. Ci sono cose in quel libro di cui sono molto orgoglioso e altre che vorrei cambiare. Ho effettuato una riscrittura piuttosto importante prima di mandare il testo all'editore. Penso che lo stile possa essere definito come una sorta di miscela tra Bloodstone e The Reach, sicuramente qualcosa di più vicino a un thriller, ma la narrativa è simile a Bloodstone, nel quale una atmosfera di forte presentimento permea tutto lentamente per costruire un finale esplosivo. Ho preferito lasciare la maggior parte delle spiegazioni sospese - ci sono degli indizi, se un lettore li vuole trovare, mentre altre cose è meglio lasciarle alla fantasia.


[Alessandro Manzetti] Il tuo interesse per la psicologia traspare dai tuoi romanzi, come è maturato dentro di te? Fa parte della tua formazione?

[Nate Kenyon] Ho studiato psicologia al college, ma la mia passione per la mente umana risale a ben prima, sono sempre stato interessato al mondo interno delle persone. Alcune delle cose più terrificanti e immaginabili sono uscite dalle menti degli uomini. Cosa rende alcune persone capaci di fare cose orribili? Il genocidio, lo stupro, la tortura - perché ci facciamo del male a vicenda? Siamo programmati per fare questo, come gli animali che combattono in natura, o è un comportamento appreso? C’è un così delicato equilibrio tra sanità mentale e follia – cos’è che riesce a rompere questo equilibrio in alcune persone?

[Alessandro Manzetti] Qual è il romanzo horror (non tuo) che regaleresti a Barak Obama e a un operaio di una fabbrica?

[Nate Kenyon] Domanda molto interessante - probabilmente regalerei a entrambi lo stesso libro - The Shining di Stephen King. Per me è il miglior romanzo horror di tutti i tempi, può essere letto esclusivamente per divertimento e per provare brividi, ma ci sono davvero tante cose nascoste sotto la superficie, se si decide di cercarle.

[Alessandro Manzetti] In Sparrow Rock (2010) parti da un classico tema post-apocalittico, ma poi la storia prende strade inaspettate. Sei ragazzi sono rinchiusi in un rifugio antiatomico, mentre fuori nuove creature prendono il posto degli esseri umani. Un racconto claustrofobico dal ritmo serrato, che unisce i tuoi approfondimenti psicologici a elementi soprannaturali, percorrendo anche altri temi a te vicini, come il rapporto tra padre e figlio. Sparrow Rock è il libro migliore che hai scritto? Puoi scegliere qualche riga del romanzo e farci entrare nella giusta atmosfera della storia?

[Nate Kenyon] Credo di sì, probabilmente è il mio libro migliore. Volevo scrivere qualcosa di molto veloce, che procedesse lungo una strada sempre più selvaggia- provare a scagliare il lettore in una dimensione talmente scioccante da nascondersi alla consapevolezza; insomma, qualcosa che avrebbe completamente cambiato la sua esperienza con la storia. Sparrow Rock rappresenta anche il mio utilizzo più efficace del soprannaturale e del fantastico, per evidenziare quello che realmente mi interessa di più: il comportamento umano e le relazioni. Ero molto preso da questioni personali durante la stesura di questo romanzo - un momento difficile per me,  tanta confusione e tanti cambiamenti – questo credo si sia tradotto nella terribilmente buia, oscura, disperata sensazione che il lettore ricava dal lettura. Allo stesso tempo, vi è una storia edificante sepolta dentro Sparrow Rock,  un uomo giovane distrutto che ritrova se stesso affrontando i propri demoni. Non è facile scegliere un paio di righe che possano rappresentare il romanzo e le sue atmosfere - l’ esperienza di lettura è sempre diversa per tutti, ognuno di noi possiede qualcosa con cui identificarsi - comunque, pensando ai brani del romanzo che parlano di quei temi, dell'uomo che ha perso e ritrovato se stesso, sono senz'altro quelli di cui sono più orgoglioso


[Alessandro Manzetti] Hai scritto anche diversi racconti, pubblicati su magazines e in antologie. Puoi raccontarci la storia del primo e dell’ultimo racconto pubblicato? Sarai pubblicato in Italia?

[Nate Kenyon] Il mio primo racconto pubblicato si chiamava Finding Life, uscì sulla rivista Nude Beach, che ormai non esiste più. La storia parlava di un ragazzo cresciuto in povertà nelle baraccopoli di una grande città, che desiderava cambiare vita. Non è una storia scritta particolarmente bene (stavo finendo l'università), avevo intrapreso una strada troppo complessa, qualcosa che la gente avrebbe dovuto prendere molto sul serio. Bisogna scrivere ciò che abbiamo dentro - tutto il resto non funziona. Il mio ultimo racconto pubblicato è invece difficile da individuare, perché parecchi miei racconti sono stati ristampati recentemente - forse è un lungo racconto pubblicato insieme a una novella di Brett McBean chiamata Concrete Jungle, dove il mondo naturale improvvisamente supera e sovrasta l'umanità -giungle che crescono dal nulla, foreste di sequoie nei centri commerciali, ecc.  E 'una idea interessante e Brett mi ha chiesto se volevo scrivere qualcosa in quel mondo. Il mio racconto si chiama The Cage, parla di ciò che accade all'interno di un carcere di massima sicurezza quando la giungla cresce e travolge tutti dentro. Si può leggere in Concrete Jungle, ed è un buon compromesso


[Alessandro Manzetti]  e ora, le due classiche domande di Horror Street:
In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?

[Nate Kenyon] Oh, wow - questa è dura. Se provo a nominare qualcuno, lascerei fuori molti altri, e mi dispiacerebbe. Penso che il nuovo "trend" dell'horror, se così può essere definito, è una fusione del soprannaturale con la narrativa mainstream. Stiamo vedendo romanzi horror confezionati come storie d'amore, thriller, storie per giovani lettori (soprattutto queste attualmente). Gli editori non chiamano horror questi romanzi, ma in realtà lo sono: mostri, demoni, vampiri, fantasmi, zombie ...Basta dare una occhiata alle varie pubblicazioni per giovani lettori per capire cosa intendo. Questo genere di cose è diventato accettabile per tutti i lettori,  in passato è stato usato per essere visto di buon occhio - anche se penso che sia una buona cosa, questa situazione, o trend, sta limitando quello che molti noi autori di genere abbiamo fatto per anni. Di conseguenza, ci sono alcuni autori horror che stanno operando  una estremizzazione dei contenuti,  per riuscire a proporre un lavoro diverso - che si tratti di sangue o porno tortura, oppure cercano temi più surreali o bizzarri. In definitiva è un esempio di ciò che noi operatori del settore horror stiamo dicendo da anni : un buon horror usa il soprannaturale, l'intensità emozionale, per illustrare l'esperienza umana in un modo completamente diverso. Il resto del mondo letterario sta recuperando su questa peculiarità,  usandola come propria.

[Alessandro Manzetti] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Chi (o cosa) incontrerà?

[Nate Kenyon] Una bella casa illuminata, calda e accogliente, con un tratto di prato ben curato che porta ad una porta d'ingresso aperta, il profumo di biscotti aleggia nell'aria. Un  luogo dal quale nessuno può evitare di essere attratto ... ma una volta dentro, nessuno potrà mai uscire vivo.

Grazie Nate per essere stato ospite del Posto Nero

Intervista di Alessandro Manzetti
HWA Associate Member

leggi l'intervista in inglese

Profilo
Nate Kenyon è scresciuto in una piccola città del Maine, è stato un precoce e avido lettore. Ha frequentato il Trinity College nel Connecticut, specializzandosi in Inglese e vincendo vari premi per la drammaturgia e la narrativa. Dopo la laurea alcuni dei suoi racconti sono stati pubblicati in riviste letterarie di genere come Nude Beach, The Belletrist Review, Nocturnal Ecstasy e Terminal Frights. Si è poi trasferito vicino Boston nel 1995 occupandosi di marketing e comunicazione. Nel 2005 ha venduto il suo primo romanzo,  Bloodstone, alla Five Star Publishing. Bloodstone è stato pubblicato un anno dopo, con grande successo della critica, risultando finalista al Bram Stoker Award, vincendo il P&E Horror Novel of the Year, e diventando Five Star’s tra tutti i bestseller di fiction speculativa. Nel 2007, Kenyon firma un contratto con la importante casa editrice Leisure Books per due romanzi, Bloodstone e The Reach. Bloodstone è stato pubblicato a maggio del 2008,  The Reach a dicembre dello stesso anno, ricevendo ottime recensioni da Publishers Weekly, Booklist, Pop Syndicate, Dark Scribe e risultando finalista alla edizione 2008 del Bram Stoker Award. The Reach è stato recentemente opzionato per un film. Il suo terzo romanzo The Bone Factory è stato pubblicato nel 2009, Sparrow Rock, il quarto, nel 2010. Kenyon ha inoltre pubblicato una novella di fantascienza, Prime, con Apex Books nel 2009. Nell'edizione 2009 del Bram Stoker Award Kenyon è stato finalista con il racconto Keeping Watch  Web Site




Acquista "Bloodstone" di N. Kenyon su Amazon



sabato 25 giugno 2011

Speciale Pillole Nere: Dark Poetry - Corrine De Winter



Numero speciale delle Pillole Nere: Il Posto Nero è lieto di presentare due opere inedite (tradotte in italiano) della poetessa Corrine De Winter, una delle voci più importanti della poesia dark internazionale: Lo Straniero (Stranger) e Il Posto Nero (Black Place), quest'ultima come si evince dal titolo scritta specificatamente e dedicata al Posto Nero e ai suoi lettori. Ringrazio l'autrice per questa splendida disponibilità e per la stima e amicizia di cui mi onora. Ma ecco le due poesie:





Per conoscere meglio l'autrice: Corrine De Winter ha vinto nel 2004 il Bram Stoker Award per la migliore Poetry Collection, con The Women at the Funeral, nel 2006 e nel 2008 è risultata finalista per la medesima sezione del Premio, rispettivamente con Valentine: Short Love Poems e Virgin of the Apocalypse. Corrine De Winter ha ricevuto diversi altri premi internazionali, e due nominations al Pushcart Prize.



Le sue opere sono state pubblicate in tutto il mondo su varie testate e pubblicazioni, come New Jork Quarterly, Imago, The Chrysalis Reader, Phoebe, Fate, Modern Poetry, The Lyric, Atom Mind e in diverse antologie quali Bless the Day, Heal Your Soul, Heal the World, Get Well Wishes, Essential Love, The Language of Prayer, Bedside Prayers. Ha pubblicato varie raccolte di poesia: Like Eve, The Half Moon Hotel, Touching The Wound, The Women at the Funeral, A Dark Ride, Valentine, Virgin of Apocalypse, Tango in the Ninth Circle. Scrive anche sceneggiature, racconti e novelle.



 

Acquista "Valentines for the Dead" di C. De Winter su Amazon



giovedì 23 giugno 2011

Il Golem Blu: Recensione di Notte di Sangue a Coyote Crossing di Victor Gischler


Ho avuto poco tempo per leggere questi ultimi giorni, per eseguire i nuovi ordini del padrone sono stato costretto a dormire in aperta campagna, tenermi lontano dalla mia amata cella. L’uomo che dovevo uccidere stavolta era ben protetto, viveva in una strana fattoria e aveva sempre intorno diverse persone armate. Si nascondeva da qualcosa, era solo una sagoma sfuggente dietro le finestre. Ma io so aspettare il momento giusto, anche diversi giorni tra i cespugli senza bere e mangiare. E spesso il momento giusto arriva la notte. La mia pelle è blu, lo sapete, se non c’è tanta luna è difficile vedermi. Gli occhi umani sono limitati, l’immaginazione anche. Gli occhi umani, quelli della mia vittima, erano sorpresi di vedermi, più che terrorizzati. Ma sapevano bene cosa temere, orientandosi sulle mie grandi mani che si avvicinavano, e avrebbero schiacciato presto un’altro cranio. Un cranio duro, più di quello dei suoi amici con le pistole.

Ma di tutto questo forse vi importa poco, era solo per scusarmi della prolungata assenza, per aver chiuso da troppo tempo dietro me la porta di acciaio della mia cella, quella specie di buio maelstrom che talvolta mi consente di parlare con voi. Superando in un secondo, vi assicuro, molti oceani di distanza

Comunque sia, il padrone questa volta era davvero felice del mio lavoro, dell’ottimo risultato, come lo definì. Così contento da regalarmi subito un nuovo libro, che ho stretto immediatamente al petto (penso sia da quelle parti che si nasconda l’anima, almeno la piccola parte che sta crescendo in me)

Notte di Sangue a Coyote Crossing, questo il libro, un titolo che migra verso i miei più recenti ricordi, la notte, il sangue, le case dei cervelli che avevo distrutto. Un libro piccolo e leggero, solo duecento pagine, che riesce a contenere davvero tante cose. Sono stato avvolto dalle spire del thriller, nel mio naso è entrata la sabbia e l’odore di stivali del western. La mia immaginazione si è sporcata presto di sangue vivo, delle macchie rosse del pulp. Ci ho trovato Lansdale, Tarantino, McCarthy. Ci ho trovato soprattutto Victor Gischler, l’autore, e le sue proiezioni della realtà, nitide e veloci. Immagini e personaggi con voce e umanità autentiche.


Solo duecento pagine, solo la storia di una notte. Solo una notte per leggerla, questo è sicuro. Notte di Sangue a Coyote Crossing possiede velocità supersonica e non ci si può arrestare fino all’ultima pagina. Ritmo e polmoni sempre pieni, dialoghi come lame affilate che squarciano la dimensione libro per uscire intatti all’aperto, nella realtà, per echeggiare e respirare. Protagonista della storia è l’aiuto sceriffo Toby Sawyer (omaggio a Twain), disegnato da Gischler col vento, il sole e l’immenso nulla della Contea di Coyote Crossing in Oklahoma. Toby è un eroe qualunque, che inciampa nella vita disordinata, nelle debolezze, che ama le lenzuola dell’amante, ma che sa riconoscere e vivere anche inaspettati momenti di luce. I momenti di un uomo. I momenti che fanno vivere tutti noi tra piccole roulotte, sogni da rianimare ma anche stelle lontanissime.


La storia parte con la scomparsa di un cadavere, custodito proprio dal nostro Toby, e poi accelera improvvisamente. Le pagine diventano finestrini di un treno ad alta velocità, mostrano immagini con scie colorate che coinvolgono pienamente i sensi. Sparatorie, esplosioni, proiettili e altri cadaveri, inganni e consapevolezze. Il bene che sembra il male e viceversa. Tutto questo in mezzo alla vita a singhiozzi di Toby, della moglie che lo lascia, del figlio che rimbalza tra gli eventi. Dell’amore che esiste e non esiste nello stesso tempo. Il mitra di Gischler ci colpisce in pieno, ma ci rialziamo sempre in piedi pochi secondi dopo con il sorriso per continuare a leggere. E divertirci, perché questa è la promessa dell’autore.



Il libro finisce troppo presto, e questo è il suo difetto. Ne voglio ancora. Comincio a battere la mia grossa testa sulla porta d’acciaio della cella. Faccio un gran rumore, ma il padrone non sembra sentirmi. Maledico Gischler e il suo bellissimo noir mozzafiato di sole duecento pagine, non ho altro da leggere stanotte, beati voi che potete andare in libreria quando vi pare, senza dover ogni volta sfondare il soffitto di qualche cervello.




Notte di Sangue a Coyote Crossing (Meridiano Zero)
In mezzo allo sconfinato nulla dell’Oklahoma, nella contea di Coyote Crossing, gli abitanti dormono sonni tranquilli, o almeno così credeva il giovane aiuto sceriffo Toby Sawyer, prima di quella notte.I Jordan sono piombati in città, assetati di vendetta per l’omicidio del fratello Luke, ma il cadavere è scomparso e tutti sembrano avere troppe cose da nascondere per raccontare la verità. Toby deve ritrovare il corpo prima dell’alba, e scoprirà ben presto di non essere il solo a cercarlo: tre killer chicanos gli distruggono il trailer a raffiche di mitra, e lui fa appena in tempo a fuggire con il figlio in braccio, sotto una pioggia di proiettili. Nello spazio di una notte, senza potersi fidare di nessuno, uomo o donna, amico o collega, il giovane Toby diventerà uomo, scoperchiando segreti pericolosi che lo costringeranno a combattere contro il cuore marcio di un’intera città e a scontrarsi con i Jordan in un’ultima sfida che profuma di O.K. Corral. Una frenetica corsa contro il tempo tra esplosioni, incendi e inseguimenti mortali. Victor Gischler ancora una volta sfodera humour, velocità e colpi di scena in un noir mozzafiato dal sapore western.

Victor Gischler
Autore di sette romanzi tradotti in varie lingue. Finalista all’Edgar e all’Anthony Award, è stato a lungo docente di Scrittura creativa alla Rogers State University, in Oklahoma, ed è sceneggiatore di fumetti per la Marvel per The Punisher, Wolverine e la serie regolare di Deadpool. Gischler vive a Baton Rouge, in Louisiana. Titoli pubblicati in Italia da Meridiano Zero: La gabbia delle scimmie, Anche i poeti uccidono, Notte di sangue a Coyote Crossing

leggi l'intervista del Posto Nero a Victor Gischler (del 2 marzo 2011)



Acquista "Notte di sangue a Coyote Crossing" di V. Gischler su Amazon



giovedì 16 giugno 2011

Horror Street: Intervista con Jeff Strand


Intervista con Jeff Strand:

[Alessandro Manzetti] La passione per la scrittura ha sempre accompagnato la tua vita, fin da bambino. L’Alaska, Spider Man e il Falstaff, cosa significano per te? Quale è il momento in cui hai capito che la passione si stava trasformando in un vero lavoro?

[Jeff Strand] Ho vissuto a Fairbanks, in Alaska, fino a quando avevo quindici anni, anche se, per ironia, penso che siano stati gli miei otto anni vissuti in Ohio che mi ha fatto giurare di non vivere più in un posto dal clima freddo. Bowling Green, Ohio, in quel posto il vento è così freddo che hai la sensazione di  essere accoltellato da ghiaccioli. Ero un fan ossessivo di Spider-Man fin da quando ero ragazzino, anche se non ho conosciuto il personaggio attraverso i fumetti, ma da uno show televisivo chiamato The Electric Company. Spider-Man è uno dei supereroi più chiacchieroni che ci sono in giro, ma su The Electric Company era completamente muto, tranne che sui fumetti dove parlava attraverso le bolle dei pensieri. Invece di gente come il Dottor Octopus e Goblin, Spider man avrebbe dovuto sconfiggere i malvagi che facevano cose davvero orribili, come rubare lettere dalle parole. Quando ero in quinta elementare, ho scritto una serie di brevi storie con Falstaff di Borgogna, una delle quali è stata pubblicata in una sezione speciale del Daily News Miner dedicata alle storie dei bambini. Allora non mi rendevo conto che "Falstaff"si riferiva a Shakespeare; io avevo fregato quel nome dal manuale dei giocatori di Dungeons & Dragons!

[AM] Il successo arriva con il tuo romanzo Pressure (2006). Un inquietante thriller psicologico che racconta una storia di amicizia che diventa un inarrestabile percorso di sangue e di orrore, dall’infanzia fino all’età adulta. La pressione è il titolo giusto, è proprio quella l’emozione che riesci a trasferire al lettore, una pressione che sale costantemente dopo ogni pagina. Quale è il lettore ideale di Pressure? Cosa sta cercando?

[JS] Il lettore ideale è qualcuno che sta cercando un romanzo thriller o horror incentrato su un personaggio. Pressure ti porta in alcuni posti davvero oscuri, ma è decisamente il mio libro più mainstream. Chi desidera solo una lettura divertente, da spiaggia, non apprezzerebbe qualche spavento che il libro evoca, perché accadono alcune cose maledettamente terribili. Credo che nella maggior parte dei casi, se ti piacciono i romanzi thriller e horror, e non ti dispiace una storia che può essere un po’ inquietante, sei il target giusto per Pressure 


[AM] Hai scritto molti racconti, nella tua raccolta Gleefully Macabre Tales il tuo umorismo riesce a trovare grande spazio e spessore, perfettamente bilanciato nell’ambito del genere. Quale è il tuo rapporto con questo tipo di narrativa? Il racconto offre più libertà e opportunità per esprimere alcune tue caratteristiche?

[JS] Ogni racconto che ho scritto negli ultimi dieci anni è stato dedicato a un progetto specifico, non mi è mai venuta in mente un’idea e ho pensato:  "Hey, ho intenzione di scrivere un racconto!" Quando le idee escono  dal nulla, sono sempre idee per romanzi - Devo lavorare molto per trovare una grande idea per un racconto. Ma, sì, i racconti sicuramente offrono più libertà. Posso scrivere dal punto di vista di personaggi veramente riprovevoli, o scrivere storie che sono di gran lunga più stupide e surreali di quello che avrei fatto in un romanzo completo. Qualcosa come Burden è così squallido che non avrei mai sostenuto quel  tono per un libro intero, e un racconto come  Mr. Twitcher's Miracle Baby-Chopping Machine è molto più bizzarro di qualunque cosa riesca mai scrivere in un romanzo. Dovendo fare una scelta tra scrivere solo romanzi o solo racconti, sceglierei i romanzi. Ma i racconti offrono la possibilità di sperimentare e di divertirsi parecchio.

[AM] Se la tua vita fosse un libro, quale sarebbe il titolo, come sarebbe illustrata la copertina?

[JS] Si sarebbe chiamato Scrivere libri non è così divertente come si pensa, la copertina  mi avrebbe ritratto seduto davanti a un computer a fissare lo schermo. Se tu poi avessi acquistato l’edizione speciale per i collezionisti, avresti potuto vedere sullo schermo che stavo facendo qualche casino su Facebook.

[AM] Nel tuo recente romanzo Dweller (2010) torni sul tema dell’amicizia, raccontando un insolito e duraturo rapporto tra un ragazzo e un mostro, una creatura umanoide. Parli della diversità, di solitudine, costringi il lettore a chiedersi quale sia davvero il mostro. Dweller è un romanzo che si distingue dai clichè della letteratura horror, ed è ricco di allegorie. Come sei riuscito a rendere plausibile questa storia, l’esistenza della creatura e la sua amicizia con un essere umano? E’ un romanzo molto diverso da Pressure, hai cercato di raggiungere un target di lettori più eterogeneo?

[JS] Quando mi è venuta l'idea, avevo pensato a una creatura, un rettile, che vive in un pozzo ... ma con quel tipo di premessa, il racconto sarebbe immediatamente diventato di pura fantasia. Per rendere la cosa più plausibile, ho cambiato la creatura in una bestia tipo Bigfoot. L'amicizia tra il mostro e il ragazzo, Toby Owen,  evolve molto lentamente, ho dovuto lavorare parecchio per far sostenere questo rapporto nel corso degli anni cinquanta o sessanta, soprattutto dopo quando Toby è cresciuto e non ha davvero avuto più bisogno di frequentare un mostro della foresta. Ciò che amo di più di Dweller è che quando la gente ascolta la premessa, pensa "Come potrebbe funzionare?" Ma i lettori sembrano credere davvero nella possibilità di questo strano rapporto e si godono il libro. Dweller è stato scritto appositamente per la collana horror di Leisure Book, avevo appena pubblicato Pressure così mi sono orientato esattamente verso lo stesso target di pubblico. L'ultima cosa che vorrei fare è scrivere lo stesso libro più e più volte, con Dweller mi sono concentrato maggiormente sull’ impatto emotivo (è il primo libro che ho scritto in cui ho cercato di far piangere il lettore), ma non ho cercato di andare verso un diverso tipo di lettore. Ho solo voluto offrire allo stesso tipo di lettori un'esperienza molto diversa.



[AM] Preferiresti andare a cena con un agente letterario per un importante contratto o avere per un’ora i poteri di Spider-Man?

[JS] Questa è la domanda più difficile alla quale abbia mai dovuto rispondere! La cosa responsabile, matura da fare sarebbe quella di andare a cena con l’agente per il contratto, ma temo che sceglierei i poteri di Spider-Man per un'ora. Quindi ... si può farlo accadere davvero, o si trattava solo di una domanda per l’intervista?

[AM] Raccontaci qualcosa dei tuoi ultimi romanzi Mandibles e Wolf Hant, e dei nuovi progetti che stai portando avanti

[JS] Mandibles è una nuova edizione di uno dei miei romanzi più vecchi con una copertina nuova di zecca e ad alcune piccole revisioni. Si tratta di formiche giganti killer  che vanno su tutte le furie a Tampa, in Florida. Probabilmente non vi serve sapere molto di più. Se vi piace l'idea di un romanzo con le formiche giganti che uccidono un gruppo di persone, potreste godervi Mandibles. Se invece pensate che sembra un'idea stupida, non è il libro per voi. Wolf Hunt parla di due teppisti di nome George e Lou, che sono assunti per trasportare un uomo in una gabbia. Gli viene detto che è un lupo mannaro. Infatti, lui lo è davvero, e gli scappa. Succedono cose brutte. Si tratta di un cruento e divertente mix tra il romanzo poliziesco e l’horror. Un altro mio libro recente è Fangboy, una favola molto dark. Alla fine di quest'anno uscirà un novella suspense chiamata Faint of Heart, mentre per la prossima estate sarà il turno di una commedia horror intitolata A Bad Day For Voodoo. Poi, un sacco di altre cose.


[AM] e ora, le due classiche domande di Horror Street:

In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?

[JS] Ovviamente, il trend degli zombie è ancora in salita, anche se penso che il filone dei mash-up (Moby Dick With Zombies!) stia cominciando a svanire. Con il self-publishing che diventa sempre più "legittimo" speriamo di iniziare a vedere progetti originali, molto più selvaggi, che non devono passare attraverso un ufficio marketing. Al momento, nonostante la libertà che l'auto-pubblicazione offre a un autore, siamo ancora vedendo più o meno le stesse cose. (Io non ho scuse per questo- i miei quattro romanzi auto-pubblicati parlano di vampiri, zombi, lupi mannari, e insetti giganti.)

[AM] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Cosa (o chi) incontrerà?

[JS] Un clown. Con gli artigli. E le zanne. E una motosega.

Grazie Jeff per essere stato ospite del Posto Nero




Profilo:
Jeff Strand (1970 Baltimore, Maryland). Ha scritto diversi racconti, pubblicati nell'antologia Gleefully Macabre Tales (finalista allo Stoker Award 2008 nella sezione Best Collection), e romanzi, tra i quali Pressure (finalista allo Stoker Award 2006 nella sezione Best Novel), Dweller (finalista allo Stoker Award 2010 in corso, nella sezione Best Novel), Mandibles, Wolf Hunt, Fangboy. E' in uscita per fine anno la sua novella Faint of Hearth





Acquista "Dweller" di J. Strand su Amazon



Speciale Scarlett: Intervista con Barbara Baraldi


Sul numero 1 del Web Magazine Knife la mia intervista con Barbara Baraldi:

[Alessandro Manzetti] Scarlett, il bacio del Demone è il secondo capitolo della tua trilogia “urban fantasy” che ha il suo centro proprio nel personaggio di Scarlett. Per i pochi che non hanno ancora letto il primo romanzo della serie, presentaci Scarlett e il suo mondo, portaci sulla soglia del Bacio del Demone, poi ci entreremo insieme.

[Barbara Baraldi] Nel primo volume, autoconclusivo come ogni capitolo della serie, Scarlett si trasferisce da Cremona a Siena. Inizia a frequentare il prestigioso istituto San Carlo, un liceo che sorge sulle rovine di un antico monastero. Qui fa amicizia con Caterina e Genziana, e le tre formeranno un gruppo inseparabile, Umberto, che le fa subito la corte, ma soprattutto Mikael, il bassista della band dei Dead Stones con cui scatta un’attrazione fatale. Vincent, cugino di Mikael e chitarrista della band, si mostra ostile nei suoi confronti, al contrario della sua ragazza, l’enigmatica Ofelia, una ragazza bellissima dal caschetto di capelli neri e la pelle diafana. Scarlett elegge come rifugio dalle insicurezze e dalle paure la biblioteca della scuola. Ma quando il bibliotecario, Edoardo, viene brutalmente assassinato, si trova suo malgrado coinvolta in una storia intricata, molto più grande di lei. La scuola diventa il teatro di una lotta tra demoni, e presto scopre che Mikael e il suo gruppo nascondono parecchi segreti.

[Alessandro Manzetti] Apriamo la porta immaginaria di questa tua favola dark e affrontiamo subito un ostacolo: la storia impossibile di un amore tra una ragazza e un demone, l’adolescenza, l’equilibrio tra la realtà e la fantasia, il soprannaturale, questo magro ritratto può far pensare a Twilight. Aiutaci a togliere subito questo equivoco, Il bacio del demone, chi ha letto il libro ha capito presto, è qualcosa di molto diverso.

[Barbara Baraldi] Fin da Dracula di Bram Stoker, l’amore tra un’umana e una creatura soprannaturale è diventato un classico della letteratura fantastica. Ma non solo: tra le mie fonti di ispirazione ci sono le serie TV, tra le quali non posso fare a meno di citare Buffy, che come Scarlett inizia una nuova vita in una nuova scuola e finisce per innamorarsi prima del vampiro “buono” Angel, e infine del feroce Spike. Ricordo che ne avevo perse un paio di stagioni ed è stato Carlo Lucarelli a prestarmi i DVD della serie. Senza dimenticare i miei adorati manga, di cui sono una lettrice compulsiva. Inspiegabilmente, in Italia, questo genere di narrativa, che all’estero ha raggiunto da anni dignità e popolarità in tutte le sue declinazioni, viene identificato solamente con l’ultimo successo, che sembra l’unico metro di paragone. Il “salto” dal noir alla letteratura fantastica, per me, è stato assolutamente naturale. Chi ha letto i miei romanzi precedenti si è reso conto che l’elemento soprannaturale era presente fin dagli esordi, così come la figura dell’adolescente, inquieta protagonista di un’età di passaggio come un rito ancestrale.







mercoledì 15 giugno 2011

Horror Street: Interview with John Everson


Interview with John Everson

[Alessandro Manzetti] Tell us about Naperville, your den in Illinois, where your stories are born, including collections of fake skulls and Alan Clark pictures, dvd horror movies of the 70's and a bottle of bourbon. Makers Mark I think. Your Muse is your home or is it loneliness? Or something else?

[John Everson] I grew up in the South Suburbs of Chicago, and dreamed for years of being able to live in Naperville, a western suburb of the city that has a small Riverwalk and a picturesque downtown with lots of bars and restaurants. My wife's uncle lived here when we were first married and I always thought it was the ultimate place to live, if you weren't going to be IN the city. My den here was also a dream -- for most of my writing life, my home office was in a very small bedroom, which was difficult because I write a lot at night, and always play music when I write. But I couldn't really play my music loud when my office was right next to the bedrooms of my wife and son. So it was wonderful for me when we moved into this house four years ago to have a dedicated office space for me to work in on a different floor from the bedrooms. Ironically though, even though I've now got a great little office with lots of horror memorabilia on the walls and on my desk, I actually do more writing outside of it. in order to get away from the distractions of home, I generally write in a local bar every week for several hours - this is where I get a good chunk of my weekly writing done. And  when I do write at home, often I go in the basement, turn down the lights and put concert videos from The Cure or New Order or Siouxsie on the TV, and write down there, where I'm not likely to be interrupted.

[Alessandro Manzetti] I definitely want to know something about the hidden home studio where you record pop and rock songs when you do not feel like writing. Is Music a passion that have lost the game with writing?

[John Everson] I was a musician long before I was a writer. The two go hand-in-hand, I think. Both are ways of bringing what's in your imagination to life. I wrote dozens and dozens of songs in high school, college and beyond, but I also began writing short stories as well. In my first apartment after college, I used to spend lots of nights working on my synthesizer and roughing out demo songs that I hoped, someday, to flesh out further with a band. Despite a couple of short-lived band projects (I did play in public a few times!), most of my songs have remained just demos. I even have a few of them posted on my website at http://www.johneverson.com/. In the end, I realized that I was far more likely to make a name for myself as an author than as a songwriter... and so I began to focus more and more on my writing. But music will always be my first love. That's why my novel Siren features a creature who lures men to their deaths with... music



[Alessandro Manzetti] In your novel Covenant, which won the Bram Stoker 2004, the horror that you evoke in Terrell, a small town on the East Coast of America, has the teeth of the unknown and an invisible body. Mysterious suicides, an evil presence that pervades reality. What we expect to find in Terrel, if we decide to do a little trip?

[John Everson] Terrel is a place that only exists in my imagination... I have always loved the romance of old East Coast American towns that are remote, and near the ocean. Towns that were once guided by lone lighthouses jutting out into the water. Towns that could be washed away by a bad storm, or decimated by a ship that ran aground. This vision of a remote, oceanside town is what formed Terrel. And when I sent a reporter from a big city to this mythical seaside place, because he wanted to escape his past, well... it was fun to have him discover the dark past of Terrel, instead

[Alessandro Manzetti] In the sequel to the Covenant, Sacrifice (2007) you mix sex, violence, rituals, sadistic demons ready to bring horror in our world. A novel most brutal and bloody than Covenant, with a great rhythm and a strong erotic component. Have you tried to seduce your readers? What has really changed in your narrative since Covenant?

[John Everson] Covenant was mostly written in the 1990s, when I was in my early 30s. I finished working on Sacrifice more than 10 years later, when I was in my early 40s. There's a big difference there in life experience! I began working on Covenant, my first novel, in 1995 and it was finished in 2000. I did some rewriting work after that, but for the most part, it was created during the last half of the '90s, when my focus was still largely writing short stories. Sacrifice was a different book in many ways - For one thing, I came up with the idea at the end of 2002, a good seven years after the idea for Covenant, and while it involves some of the characters and backstory of Covenant, the whole "attack" of the book was different. Where Covenant was a sort of claustrophobic small town mystery that built into an erotic horror novel, Sacrifice was meant to be a crazy roadtrip to hell that traverses several cities. I wanted to write a book that really worked on its own even though it had its roots in the first novel. And I wanted to create a book that moved fast, throughout.




[Alessandro Manzetti] What is your relationship with mythology, occult, and other literary genres?

[John Everson] I love the idea of magic and the supernatural. I can't say that I believe in it, but I think it would be cool if there were spirits and demons from beyond our world trying to impact our lives. When I was a kid, I loved to read about ghost stories, and science fiction -- things that happened out among the stars. I guess as an adult I'm still the same... I want to read (and tell) stories about events that happen far beyond the accepted scope of everyday life. I want to show a little magic in the world. Even if it's dark magic.

[Alessandro Manzetti] In an interview I read that your novel The 13th (2009) was inspired by horror films of the 70's, just the DVDs that you have in your den in Illinois, we mentioned before. What are the themes, the atmospheres of those movies that you brought in The 13th?

[John Everson] After I sold Covenant and Sacrifice to a New York publisher on a two-book deal, I celebrated. For about six months! Every weekend, I sat in my basement and watched old '70s horror films, especially Euro-trash films. I adore the films of Jean Rollin for their sensual poetry, and the films of Dario Argento for their vivid surrealism. And there are many other directors whose work I watched during that time (Vampyres by Jose Ramon Larraz is a favorite!)  I even found a film or two by Jess Franco to like. The end result was, I had been watching all of these films about lurid rituals and demonic murders for months, when it finally occurred to me that, while yes, I'd sold two books, if I didn't get off my butt and start writing again, I wasn't ever going to sell another. So that was the backdrop when I began working on The 13th, a novel about an old hotel that reopens 25 years after a demonic ritual murder to become a home for wayward, pregnant women. Or is it?



[Alessandro Manzetti] What are the links of your and Richard Laymon’s narrative? And what sets you apart?

[John Everson] I hate to admit it, but there really isn't a link between my work and Richard Laymon's... because I haven't really read much of his! I did get to meet him once, at World Horror Convention 2000, just before my first story collection Cage of Bones was released, and when I was first starting to shop Covenant. But I had written both Covenant and Sacrifice by the time I finally read Laymon's The Cellar and later The Beast House. I loved them both -- his prose is exactly the kind of prose I want to be able to spin. His writing is fast, punchy, visceral. Amazing work that sucks you in instantly. But the reality is, those are the only two books of his I've read. I see a lot of similarities in the easy style of Laymon and Edward Lee -- and Lee is a writer I truly have tried to emulate, because of all the authors working today, including Stephen King, it's Lee's novels that keep me riveted to my seat from start to finish. He is the only author in the past 20 years who has produced books that have really kept me turning the pages long after bedtime... because I simply can't put the books down.

[Alessandro Manzetti] We come to your latest novel, Siren (2010). Again, you tell us nightmares interpreting mythological elements and rituals, animating them with your sharp prose. A couple is in crisis over the death of his son. Evan, the father, walks every night to the shore to the point where the child drowned. But one night during his usual walk on the beach Evan makes a strange encounter. A mysterious naked woman who apparently reads minds, dispels doubts and fears. She is Ligeia, your siren, beautiful, terrible and hungry. Too good to be true, so you could say, Never trust a siren. Besides the references to ancient myths and folklore, what else is there in your siren? The Siren, the creature, can be interpreted as a metaphor of the nightmare?

[John Everson] Ligeia, my Siren, is a creature who is more than simply a "villain." She has been wronged, and is searching for someone to begin again with. And in a sense... so is Evan, the protagonist. But in the end, he realizes that the love and responsibility of his past life outweighs the lure of the Siren, and he tries to honor that by saving his wife from drowning in alcoholism as his son drowned in the ocean.  The novel explores the pulls of lust and the ache of loss. To me, Ligeia offers not "nightmare" but potential salvation... the trick is, what is the price of that salvation, and is Evan willing to pay it?



[Alessandro Manzetti] And now two Horror Street classic questions:
In this heading we try to learn about new landscape of horror literature, through direct experience of the authors. What are the new trend of horror? Could you name some new authors who are conducting original projects?

[John Everson] You know, in the end, horror is about the most basic emotion that every human being is born with: fear. I'm not sure that anyone is truly finding "new" fears for us... because I think the strength of horror is the universality of the fears it explores. That said, some of the sharpest up-and-comers right now are Ronald Malfi, P. S. Gifford, Brian Moreland and Lee Thomas.

[Alessandro Manzetti] We leave the reader to imagine of walking along a dark and lonely road going back home, and having to turn the corner. Who (or what) does he find around the corner?

[John Everson] Our reader turns the corner to find a wounded angel kneeling on the sidewalk, blood dripping down her porcelain back from where wings once were -- she is beautiful, dark-haired and alluring. And strange. Does he pass by and mind his own business, or help her? Does he take her home and try to care for her or take advantage of her? Does she rake his eyes out at his first glance for lechery? Let the reader decide...

thanks John for being the guest of Il Posto Nero


Interview by Alessandro Manzetti
HWA Co-ordinator Italy



Authors Profile
John Everson is the Bram Stoker Award-winning author of the novels Covenant (2004), Sacrifice (2007), The 13th, (2009) and Siren (2010). All of these novels were released in paperback by Leisure Books. Limited hardcover editions were also issued from Delirium Books, Necro Publications and Bad Moon Books. Over the past 15 years, John’s short fiction has appeared in more than 50 magazines, including Space & Time, Dark Discoveries and Grue, as well as in a couple dozen anthologies, most recently in A Dark and Deadly Valley, Cold Flesh, Damned, and Kolchak: The Night Stalker Casebook.  His short stories have also been translated and published in Polish and French. A wide selection of his short fiction has been collected in four short story collections – Creeptych (Delirium Books 2010), Needles & Sins (Necro Books, 2007), Vigilantes of Love (Twilight Tales, 2003) and Cage of Bones & Other Deadly Obsessions (Delirium Books, 2000).

Letting Go one of the short stories from Needles & Sins was nominated for a 2007 Bram Stoker Award and three other short stories from the collection have been included in the Honorable Mention List of the annual Year’s Best Fantasy & Horror anthology co-edited by Ellen Datlow. John is also the editor of the anthologies Sins of the Sirens (Dark Arts Books, 2008) and In Delirium II (Delirium Books, 2007) and co-editor of the Spooks! ghost story anthology (Twilight Tales, 2004). In 2006, he co-founded Dark Arts Books to produce trade paperback collections spotlighting the cutting edge work of some of the best authors working in short dark fantasy fiction today (they have since produced four anthologies). Web Site






Buy "Covenant" by J. Everson on Amazon



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...