venerdì 29 luglio 2011

Black Crumbs: Gli "Avanzi" del Posto Nero sbarcano su Tumblr



Dagli “avanzi” del Il Posto Nero nascono le Black Crumbs su piattaforma Tumblr. Della serie: non si butta via nulla… e poi spesso dagli avanzi si ricavano gustosissimi piatti.

Insomma, parlando sul serio le Black Crumbs (Le Briciole Nere) rappresentano un contenitore di news dal mondo dell’horror, del noir e del weird, selezionate quotidianamente. Si tratta di tutte quelle informazioni e notizie che per il taglio editoriale del Posto Nero e per le caratteristiche tecniche della piattaforma che lo ospita, non è possibile utilizzare al meglio qui. Sarebbe davvero un peccato continuare a non pubblicare e condividere le tante news, informazioni e anteprime che ricevo quotidianamente tramite contatti diretti con i protagonisti del mondo dell'horror nazionale e soprattutto internazionale, news che mi arrivano spesso molto tempo prima che se ne occupino i vari media specializzati.

Le Black Crumbs poi consentono un approccio ancora più immediato alla notizia, tramite strumenti innovativi, come il Crumbs Meter, un cruscotto grafico che sarà presente su ogni news (eccetto i video), e segnalerà un punteggio da 1 a 9, in funzione di vari parametri della notizia, come l’interesse generale, il contenuto, la tipologia di news, il bacino d’utenza. In questo modo l’utente potrà avvalersi di una preselezione delle notizie quotidiane da non perdere, anche se ha solo 5 minuti da dedicare. Le Black Crumbs fanno parte del blog centrale Il Posto Nero e ne completano dunque i contenuti con un veloce e intuitivo servizio di informazione.

Le Black Crumbs sono già attive sulla piattaforma Tumblr, potete visitare direttamente il blog e vedere con i vostri occhi, considerando che il progetto è attualmente ancora in test, ma funziona già e dopo l'estate sarà pronto con tutte le sue features e un programma quotidiano di accurata informazione. Buona navigazione e buone notizie con Le Black Crumbs!






giovedì 28 luglio 2011

Horror Street: Intervista con John Everson


Intervista con John Everson

[Alessandro Manzetti] Parlaci di Naperville, la tua tana in Illinois, dove nascono le tue storie, tra le collezioni di teschi falsi, le illustrazioni di Alan Clark,DVD dei film horror degli anni 70 e una bottiglia di bourbon. Makers Mark, credo. La tua Musa è la tua casa o la solitudine? O qualcos'altro?

[John Everson] Sono cresciuto nella periferia sud di Chicago, e per anni ho sognato di poter vivere a Naperville, un sobborgo occidentale della città che ha un piccolo lungolago e un centro pittoresco con un sacco di bar e ristoranti. Lo zio di mia moglie viveva qui quando eravamo appena sposati e ho sempre pensato che fosse il luogo ideale per vivere. Avere la mia tana in questo posto significava anche realizzare un sogno - per la maggior parte della mia vita di scrittore, il mio ufficio a casa era dislocato in una stanza molto piccola, la cosa era particolarmente complicata perché io scrivo spesso di notte, e adoro ascoltare  la musica mentre lavoro. Ma non potevo ascoltare la musica ad alto volume, il mio ufficio era proprio accanto alle camere da letto di mia moglie e di mio figlio. Così è stato meraviglioso per me quando ci siamo trasferiti in questa casa quattro anni fa, poter avere uno spazio da dedicare al mio ufficio, lavorare su un piano diverso, lontano dalle camere da letto. Però, ironia della sorte, anche se ora dispongo di un piccolo grande ufficio con tanti poster horror sulle pareti e una bella scrivania, in realtà scrivo di più fuori, per tenermi lontano dalle distrazioni di casa. In genere vado in un bar locale ogni settimana e scrivo per diverse ore - è in quel posto che faccio gran parte del mio lavoro. Quando invece scrivo in casa, spesso vado in cantina, abbasso le luci e metto sulla TV i video dei concerti dei The Cure, dei New Order o dei Siouxsie, scrivo proprio così, non mi piace essere interrotto. La mia musa? Non è la mia casa, o la solitudine. La mia musa è la memoria - tutti quei libri incredibili che ho letto come un bambino  e che mi hanno trasportato in altri luoghi. E poi la musica. La musica rende la vita degna di essere vissuta, regala i colori alla mia narrativa.

[Alessandro Manzetti] Voglio assolutamente sapere qualcosa sul tuo studio segreto dove registri canzoni pop e rock quando non hai voglia di scrivere. La Musica è una passione che ha perso la partita con la scrittura?

[John Everson] Ero un musicista molto prima di diventare uno scrittore. Le due passioni vanno di pari passo, credo. Sono due modi di trasportare nella vita ciò che vive nella nostra immaginazione. Ho scritto decine e decine di canzoni al liceo, all'università e oltre, ma ho anche iniziato presto a scrivere racconti. Nel mio primo appartamento dopo il college, ho speso molte notti a lavorare sul mio sintetizzatore a sgrossare canzoni demo che speravo, un giorno, di poter arricchire ulteriormente con una band. Nonostante un paio di esperienze di breve durata con delle band (ho suonato in pubblico qualche volta), la maggior parte delle mie canzoni  sono rimaste solo demo, alcune le ho pubblicate sul mio sito web http://www.johneverson.com/. Alla fine, mi sono reso conto che era molto più probabile che facessi strada come scrittore piuttosto che come cantautore ... e così ho cominciato a concentrarsi sempre più sulla scrittura. Ma la musica sarà sempre il mio primo amore. Ecco perché nel mio romanzo Siren presento una creatura che attira gli uomini verso la morte con ...la musica.



[Alessandro Manzetti] Nel tuo romanzo Covenant, vincitore del Bram Stoker del 2004,  l'orrore che evochi nella piccola città di Terrell, sulla costa orientale degli Stati Uniti, ha i denti sconosciuti e il  corpo invisibile.  Suicidi misteriosi, una presenza malefica che pervade la realtà. Cosa troveremmo a Terrel, se decidessimo di fare un piccolo viaggio?

[John Everson] Terrel è un luogo che esiste solo nella mia immaginazione ... Ho sempre amato la magia delle città americane del vecchio East Coast, remote e vicine all’oceano. Città che un tempo erano guidate da fari solitari che si riflettevano nelle acque. Città che potrebbero essere spazzate via da una brutta tempesta, o decimate da una nave che si è arenata. Questa visione di una citta remota sull'oceano è il modello della mia Terrel. Ho mandato in questo mitico posto di mare un reporter di una grande città che voleva sfuggire al suo passato, beh ... è stato divertente fargli invece scoprire il passato oscuro di Terrel

[Alessandro Manzetti] Nel sequel di Covenant, Sacrifice (2007) mescoli sesso, violenza, rituali, demoni sadici pronti a portare l'orrore nel nostro mondo. Un romanzo più brutale e sanguinoso di Covenant, con un gran ritmo e una forte componente erotica. Hai provato a sedurre i lettori? Cosa è davvero cambiato nella tua narraviva rispetto a Covenant?

[John Everson] Covenant è stato scritto in gran parte nel 1990, quando avevo 30 anni. Ho finito di lavorare su Sacrifice 10 anni più tardi, quando avevo ormai quarant’anni. C'è una grande differenza a livello di esperienza di vita! Ho iniziato a lavorare su Covenant, il mio primo romanzo, nel 1995 e l’ho terminato nel 2000. Ho effettuato qualche riscrittura dopo, ma per la maggior parte il romanzo è stato creato nella seconda metà degli anni '90, quando la mia attenzione si era ormai concentrata sulla scrittura. Sacrifice ha avuto una storia diversa - Per prima cosa, l’idea è nata alla fine del 2002, ben sette anni dopo Covenant, anche se sviluppa alcuni personaggi e retroscena di Covenant l’intero "attacco" del libro è diverso. Covenant era un romanzo horror erotico costruito dentro una claustrofobica piccola città, con il suo mistero, mentre Sacrifice doveva essere un folle viaggio all’inferno che attraversava diverse città. Volevo scrivere un libro che potesse camminare da solo pur avendo le sue radici nel primo romanzo. Volevo creare un libro che si muovesse veloce, in tutti i suoi elementi.



[Alessandro Manzetti] Qual'è il tuo rapporto con la mitologia, l'occulto e gli altri generi letterari?

[John Everson] Mi piace l'idea della magia e del soprannaturale. Non posso dire che ci credo, ma penso che sarebbe bello se ci fossero spiriti e demoni fuori dal nostro mondo che cercano di entrare in collisione con le nostre vita. Quando ero un ragazzino, mi piaceva leggere  storie di fantasmi e di fantascienza - cose che accadono tra le stelle. In realtà anche da adulto... Adoro leggere (e raccontare) storie di eventi che si materializzano oltre l'ambito accettato della vita quotidiana. Voglio mostrare un po' di magia nel mondo. Anche se si tratta di magia nera.

[Alessandro Manzetti] In una intervista ho letto che il tuo romanzo The 13th (2009) è stato ispirato dai film horror degli anni '70, dai DVD che conservi nella tua tana in Illinois, di cui abbiamo parlato prima. Quali sono i temi, le atmosfere di quei film che hai trasportato in The 13th?

[John Everson] Dopo che ho venduto Covenant e Sacrifice ad un editore di New York ho festeggiato per circa sei mesi! Ogni fine settimana mi sono seduto nella mia cantina a guardare vecchi film horror degli anni '70, soprattutto film trash europei. Adoro i film di Jean Rollin per la loro sensuale poesia e quelli di Dario Argento per il loro vivace surrealismo. Ci sono molti altri registi che ho avuto modo di conoscere in quel periodo (Vampyres di Jose Ramon Larraz è uno dei miei preferiti!) Ho trovato molto interessanti anche un paio di film di Jess Franco. Il risultato finale è stato questo: ho guardato per mesi tutti questi film su luridi rituali e demoniaci omicidi, poi finalmente mi è venuto in mente che, sì è vero, avevo venduto due libri, ma se non alzavo il culo per iniziare a scrivere di nuovo, non avrei più venduto nient’altro. Questo era lo scenario quando ho iniziato a lavorare a The 13th, un romanzo su un vecchio albergo che riapre 25 anni dopo un omicidio rituale demoniaco per diventare una casa per  donne in gravidanza ribelli.


[Alessandro Manzetti] Quali sono i punti di contatto tra la tua narrativa e quella di Richard Laymon? Cosa invece vi allontana?

[John Everson] Odio ammetterlo, ma non c'è davvero alcun legame tra il mio lavoro e quello di Richard Laymon ... questo perché non ho letto molto delle sue cose. Sono riuscito ad incontrarlo una volta, al World Horror Convention del 2000, poco prima della pubblicazione della mia prima raccolta di racconti Cage of Bones,  mentre era appena andato in vendita Covenant. Ma avevo già scritto sia Covenant che Sacrifice quando ho finalmente letto The Cellar di Laymon e poi qualche tempo dopo The Beast House. Mi sono piaciuti molto tutti e due i libri - la sua prosa è esattamente quella che vorrei essere in grado di adottare. La sua scrittura è veloce, incisiva, viscerale. Un incredibile capacità che ti risucchia istantaneamente. Ma la realtà è che questi sono gli unici due libri di Laymon che ho letto. Vedo invece molte somiglianze nella immediatezza e semplicità dello stile di Laymon e Edward Lee - e Lee è uno scrittore che ho davvero cercato di emulare, perché tra tutti gli autori, tra cui anche Stephen King, sono proprio i romanzi di Lee che riescono a  tenermi inchiodato dall'inizio fino alla fine. Lui è l'unico autore che negli ultimi 20 anni ha prodotto libri che mi hanno costretto a continuare a girare le pagine anche molto tempo l'ora di andare a dormire ... semplicemente perché non riesci a mollarli

[Alessandro Manzetti] Arriviamo al tuo ultimo romanzo, Siren (2010). Ancora una volta ci racconti i tuoi incubi reinterpretando elementi mitologici e rituali, animandoli con una prosa davvero tagliente. Una coppia è in crisi per la morte di suo figlio. Evan, il padre, cammina ogni notte sulla spiaggia fino alla riva, al punto in cui il bambino è annegato. Ma  durante una delle sua solite passeggiate Evan fa uno strano incontro. Una misteriosa donna che danza nuda, che sembra leggere i pensieri, dissipare i dubbi e le paure. E' Ligeia, la tua Sirena, bella, terribile e affamata. Troppo bella per essere vera, mai fidarsi di una sirena. Oltre ai riferimenti agli antichi miti e al folklore, che altro c'è nella tua sirena? La Sirena, la creatura, può essere interpretata come una metafora dell' incubo?

[John Everson] Ligeia, la mia sirena, è una creatura che è qualcosa di più di un semplice "cattivo". Ha subito un torto, ed è alla ricerca di qualcuno con cui ricominciare. In un certo senso ... proprio come Evan, il protagonista. Ma alla fine lui si rende conto che l'amore e le responsabilità della sua vita passata sono più importanti del richiamo della Sirena, e cerca  di salvare la moglie dall' annegamento nell’alcolismo, ricordando suo figlio annegato nell'oceano. Il romanzo esplora la lussuria e il dolore della perdita. Per me  Ligeia  non rappresenta l’"incubo", ma la salvezza potenziale ... il trucco è, qual è il prezzo di quella salvezza, ed Evan è disposto a pagarlo?


[Alessandro Manzetti]  Ora devo farti le due domande classiche di Horror Street:
In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?

[John Everson] Sai, in fondo la paura è una delle emozioni fondamentali, con cui ogni essere umano è nato. Non sono sicuro che qualcuno sia davvero in grado di inventare "nuove paure” per noi ... perché penso che la forza dell’ horror sia l'universalità delle paure che esplora. Detto questo, tra gli autori più interessanti in questo momento ci sono: Ronald Malfi, PS Gifford, Brian Moreland e Lee Thomas.

[Alessandro Manzetti] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Chi (o cosa) incontrerà?

[John Everson] Il nostro lettore gira l'angolo e trova un angelo ferito in ginocchio sul marciapiede, il sangue che cola giù per la schiena di porcellana , dove una volta vi erano le ali - è bella, bruna e seducente. E strana. Lui passa senza curarsene pensando alle proprie cose, oppure decide di aiutarla? La porta a casa per prendersene cura o cerca di approfittarsi di lei? E lei al primo sguardo spoglia i suoi occhi con lussuria? Lasciamo che sia il lettore a decidere ...

grazie John per essere stato ospite del Posto Nero.

leggi l'intervista in inglese

Intervista di Alessandro Manzetti
HWA Co-ordinator Italy



Profilo dell'Autore
John Everson è l'autore dei Covenant (2004), vincitore del Bram Stoker Award,  Sacrifice (2007), The 13th, (2009) and Siren (2010), tutti pubblicati per Leisure Books, con edizioni speciali pubblicate da  Delirium Books, Necro Publications e Bad Moon Books. Negli ultimi 15 anni i suoi racconti sono apparsi in oltre  50 magazines, tra cui  Space & Time, Dark Discoveries e Grue, e in molte antologie, le più recenti: A Dark and Deadly Valley, Cold Flesh, Damned, and Kolchak: The Night Stalker Casebook. Gran parte dei suoi racconti sono stati raccolti  in quattro antologie personali:  Creeptych (Delirium Books 2010), Needles & Sins (Necro Books, 2007), Vigilantes of Love (Twilight Tales, 2003) e Cage of Bones & Other Deadly Obsessions (Delirium Books, 2000).

Letting Go, uno dei racconti pubblicato nell'antologia  Needles & Sins è stato finalista al premio Bram Stoker Award nel 2007 e altri tre racconti delle sue antologie sono state inclusi nella raccolta Honorable Mention List of the annual Year’s Best Fantasy & Horror anthology curata insieme a Ellen Datlow. John Everson è anche l'editor delle antologie Sins of the Sirens (Dark Arts Books, 2008) e In Delirium II (Delirium Books, 2007) e co-editor di Spooks! una antologia di storie di fantasmi (Twilight Tales, 2004). E' tra i fondatori di Dark Arts Books. Sito Web





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mercoledì 27 luglio 2011

Autopsies: Benjamin K. Ethridge analyses I Am Legend by Richard Matheson


New issue of Autopsies: this time Benjamin Kane Ethridge, Bram Stoker Award winner,  plays the role of  Il Posto Nero coroner to dissect for us I Am Legen by Richard Matheson, a great book:

Brain: the plot
A plague has destroyed the world and transformed everybody into blood-thirsty creatures of the night. Except for one man. The last man. Robert Neville. He is immune to the disease and therefore an outsider. The vampires regard him as a legendary monster that kills them in their sleep. They seek to destroy him because he’s different and therein lies the irony of this tale.

Heart: the atmosphere, the pathos
I Am Legend is probably one of the bleakest feeling novels you’ll ever have the pleasure to read. From beginning to ending, the description portrays a dying world seen through the eyes of the last survivor. Any happy moments from the past are not dwelled upon, for the horrors of the present and the future are too onerous. The devastation the last man feels permeates the narrative.

Stomach: blood, splatter contents
Robert Neville occupies his time by killing sleeping vampires during the day. This has been shown with ample amounts of blood in films, but here there are no violent scenes to speak of, all the gruesomeness of the task implied rather than stated.


Lungs: the characters
Robert Neville is the main character, and one could argue, the only character of the novel. He does find a dog and a woman named Ruth, both of whom serve to betray him in their own unique way. There are also people from his past, now vampires, who make appearances, but it is Robert Neville, and he alone, who carries this story in his shaking, tired arms.

Liver: the supernatural
The truly remarkable thing about I Am Legend is that the supernatural is nonexistent. Vampirism is a plague, explained scientifically, and a problem that Neville tries to handle in a technical way. Considering this novel published in 1954 this is indeed a stunningly creative path for the modern vampire tale.

Cause of death: summary
Dracula opened the castle door. Much later, Interview with a Vampire explored the never-trodden chambers beyond that door. But in between, you have a book that sent the concept of man-into-monster down a different corridor. The choices for vampire literature are mind-blowing now. You could choose something great, good, mediocre or you could go with something that transcends all other qualifiers. Legendary. This is that book.


Guest Profile
Benjamin Kane Ethridge is the Bram Stoker Award winning author of the novel Black & Orange (Bad Moon Books). He wrote several short stories published in magazines and anthologies including: From the Bowels (Ante Mortem), Surgeon Delta (Fear Zone), Gorgon (Doorways), Chortle (Dark Recesses), Copse of Elms (Nth Degree).  He also wrote a master's thesis entitled, Causes of Unease: The Rhetoric of Horror Fiction and Film. Available in an ivory tower near you. Benjamin lives in Southern California with his wife and daughter, both lovely and both worthy of better. When he isn't writing, reading, guitaring, he's defending California's waterways and sewers from pollution. Web Site


The book: Black & Orange
Forget everything you know about Halloween. The stories are distortions. They were created to keep the Church of Midnight hidden from the world. Every October 31st a gateway opens to a hostile land of sacrificial magic and chaos. Since the beginning of civilization the Church of Midnight has attempted to open the gateway and unite with its other half, the Church of Morning. Each year they’ve come closer, waiting for the ideal sacrifice to open the gateway permanently. This year that sacrifice has come. And only two can protect it.

Martin and Teresa are the nomads, battle-hardened people who lack identity and are forever road-bound on an endless mission to guard the sacrifice. Their only direction is from notes left from a mysterious person called the Messenger. Endowed with a strange telekinetic power, the nomads will use everything at their disposal to make it through the night alive.

But matters have become even more complicated this year. Teresa has quickly lost ground battling cancer, while Martin has spiraled into a panic over being left alone. His mind may no longer be on the fight when it matters most… because ever on their heels is the insidious physical representation of a united church: Chaplain Cloth.





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lunedì 25 luglio 2011

Queen Anne's Resurrection: Viaggio II - La Voce dell'Altrove: Lisa Morton - Rain Graves - Danilo Arona


Ecco il Viaggio II della Queen Anne's Resurrection, il nuovo progetto del Posto Nero dedicato a scoprire i tesori dell'Horror: racconti, poesie, illustrazioni, lettere, allucinazioni, tutto materiale raro e inedito dei protagonisti della cultura e letteratura horror nazionale e internazionale. Prima di presentare il carico di oggi, del Viaggio II, per chi non lo avesse già fatto nel precedente numero è consigliabile salire a bordo della Queen Anne's Resurrection per conoscere questa oscura nave, la sua storia, informarsi sul codice dei pirati e consultare la galleria di video di mostri, creature e leggende del mare. Sali a Bordo

Ma adesso è arrivato il momento di presentare il carico del Viaggio II: l' umida pancia della Queen Anne's Resurrection contiene un breve racconto inedito di  Lisa Morton, una delle autrici più rappresentative della nuova generazione della letteratura horror internazionale, vincitrice di quattro Bram Stoker Awards (oltre diverse finali), tra cui l'ultima edizione per la sezione miglior primo romanzo. Lisa Morton ci fa ascoltare il suo Altrove tramite un arcano messaggio in bottiglia, recuperato nell'oceano dai marinai della Queen Anne's Resurrection. Ma non è tutto, l'Altrove ha molte voci e infinite facce, Danilo Arona, maestro dell' horror italiano, testimonia il suo Altrove con un'altro lavoro inedito, una biglietto celato dentro il cuscino su cui era abbandonata la testa fredda di Morgan Perdinka, dopo il suo suicidio. Sulla Queen Anne's Resurrection durante la navigazione notturna le ombre  e le paure si allungano e si moltiplicano, il mare uccide e ama nello stesso tempo; grazie alla poetessa Rain Graves, al suo inedito Sonetto per un Marinaio e alla ballata inedita L'Amante del Capitano Pirata, potremo vivere queste oscure atmosfere, avvertire la forza dirompente del mare e delle sue creature, essere circondati dalla soprannaturale nebbia oceanica. Sentire l'odore di un Kraken. Rain Graves è una delle voci più importanti e innovative della poesia dark internazionale e della narrativa breve, vincitrice del Bram Stoker Award nel 2002 e finalista nel 2009, in entrambe le occasioni per la sezione poesia.



Per Lisa Morton e Rain Graves si tratta della prima volta che loro opere vengono tradotte in italiano, per Lisa Morton ci sarà presto un'altra occasione, sarà tra i protagonisti della antologia horror Arkana - Racconti da Incubo, curata da me e Daniele Bonfanti, in uscita per Il Posto Nero Free Ebooks il prossimo Halloween.

Tornando a noi, completa il Viaggio II della Queen Anne's Resurrection il secondo numero di Ocracoke Cemetery, l'appuntamento con Daniele Bonfanti che dalla dimensione parallela di un umido cimitero  di vecchie navi e misteri sommersi ci racconta  storie e leggende della pirateria, in questo caso troveremo la seconda parte delle Cronache dei Pirati. Se temete di affrontare le oscure realtà che ci circondano, ciò che si nasconde dentro di noi o tra le linee delle stelle cuocendo lentamente nel brodo cosmico, non dovete far altro che scendere dalla Queen Anne's Resurrection, finchè siete in tempo, e tornare pigramente alla vostra vecchia vita. Siete avvertiti.




I marinai della Queen Anne's Resurrection hanno recuperato nell'oceano una bottiglia con dentro la pagina di un libro, un messaggio. Un vecchio brivido ha solcato la schiena di tutti i membri dell'equipaggio. Si è deciso di bruciare subito quel messaggio proveniente da un inaspettato Altrove e di rafforzare i turni di guardia notturni.

Gentile signore o signora che hai trovato questo messaggio - io sono un anima buona che ha bisogno di soccorso. Ma…non è un’affermazione del tutto vera, da quando quest’anima non è più la mia. Qualche tempo fa - non ho più tempo di fare i conti - ho intrapreso un viaggio in mare per trovare una nuova casa. Sono stata cercata da un capitano che aveva sentito dire che ero una strega, e che avevo urgente necessità di lasciare la mia casa. Ero una strega, o quella che nel mio paese viene definita una donna saggia. Ho guarito la mia gente, aiutandola nei piccoli bisogni. Non ho mai usato le arti nere, né desiderato di farlo. Ho vissuto felicemente con semplicità, in compagnia della natura e della Madre Terra. Tuttavia, a causa del mio talento, sono arrivata a temere perfino i miei parenti. Quindi un'offerta per un passaggio in un altro continente arrivò al momento giusto e fu molto apprezzata. In cambio, il capitano chiese solo la mia assistenza per garantire un passaggio sicuro alla sua nave attraverso le rotte più infide e le tempeste.

Eseguii i compiti che mi aveva chiesto. La nave navigò in sicurezza attraverso acque che avevano ridotto in schegge molte altre navi. Mi sono anche presa cura della salute dell’equipaggio. Non ci fu un solo uomo che manifestò un dolore o un colpo di tosse. Eppure sono arrivati a temermi. Li ho trattati bene, ma erano diffidenti nei miei confronti, sia a causa del mio sesso che per le mie capacità, non so. So solo che una notte, mentre navigavamo su una distesa inesplorata, tra isole selvagge, i marinai sono venuti da me. Mi hanno legato mani e piedi sottocoperta e imbavagliata, così che non potessi incantarli con la mia lingua.

Mi hanno buttata su una scialuppa con la mia roba, così io ho remato fino alla riva di una di quelle isole misteriose che ci circondavano. Sono stato lasciata senza cibo né acqua, solo con i miei vestiti, i libri e le erbe. L'isola era piccola, ma non del tutto sterile. C'era acqua, cibo ... e qualcos'altro. Qui trovai un altro reietto come me, una antica divinità dall’oscuro potere, che mi concesse delle abilità che non avevo mai conosciuto. Mi offrii a quel vecchio dio, naturalmente, che poi scomparve soddisfatto.

Chiedo dunque il salvataggio, con questo messaggio scritto con il mio sangue come inchiostro sulle pagine dei miei libri strappati. E chiedo anche di più: di aiutarmi a trovare gli uomini che mi hanno abbandonato, in modo da potermi vendicare. Io di certo premierò chi mi salverà, posso fare davvero molto perché le mie arti ora non sono più puramente bianche. Sono abbastanza forte ora per maledire da qui gli uomini che mi hanno abbandonato, ma voglio guardare la loro sofferenza con i miei occhi, leggergli lo sguardo quando mi vedranno tornare. Il nome di quella nave è la Queen Anne’s Resurrection.



Profilo dell'autore
Lisa Morton, ha vinto il Bram Stoker Award nel 2006 per la categoria short fiction con il racconto Tested pubblicato inizialmente sulla rivista Cemetery Dance;  ha vinto il Bram Stoker Award nel 2008 nella categoria Nonfiction per A Anthology Hallowe'en e nel 2009 per la categoria Long Fiction con The Lucid Dreaming. Ha vinto l'ultima edizione dello Stoker Award per la categoria miglior primo romanzo con The Castle of Los Angeles (che ha anche ricevuto una nomination per il premio Black Quill) ed è risultata finalista nella categoria Long Fiction con la novella The Samhanach. Lisa Morton ha anche ricevuto due volte il Premio  Richard Laymon dalla Horror Writers Association. Suoi racconti sono pubblicati su diversi magazines e antologie di genere. Il prossimo ottobre sarà pubblicata per la prima volta in Italia (tradotta da Alberto Priora) con il racconto Golden Eye nell'antologia horror Arkana-Racconti da Incubo, curata da Alessandro Manzetti e Daniele Bonfanti (Il Posto Nero Free Ebooks). Lisa Morton ha inoltre scritto e prodotto anche diversi films, come Meet the Hollowheads e Tornado Warning, e alcune produzioni teatrali. Ha curato alcune antologie di genere, come Midnight Walk, e si occupa di saggistica, con specializzazione sul cinema asiatico e Halloween, tra le varie pubblicazioni: The Halloween Encyclopedia, The Cinema of Tsui Hark.   Sito Web






La notte in mare è oscura e interminabile, i marinai sognano e temono. Pensieri che raggiungono isole, rimbalzano e affogano cercando di raggiungere coste lontane e selvagge. La morte è una solida compagna di questi momenti. Un sonetto inedito di  Rain Graves viene recitato spesso sulla Queen Anne's Resurrection, quando il vento suggerisce l'imminente arrivo di una tempesta, quando la notte sembra non finire più. Riportiamo il sonetto in lingua originale, con una traduzione in versi liberi in italiano



Una ballata inedita scritta da Rain Graves, L'Amante del Capitano Pirata, ci racconta il rapporto tra il mare e il capitano di una nave. Passione, morte, vendetta è questo il linguaggio che il mare conosce, pronto a scatenare la sua forza e le sue arcane creature. Una ballata che si canta a bordo, per non dimenticare mai.






Profilo dell'autore
Rain Graves. Vincitrice del Bram Stoker Award nella sezione Poesia nella edizione 2002 con David Niall Wilson per l'antologia The Gossamer Eye (a cura di  Mark McLaughlin) e finalista nella edizione 2009 con la raccolta personale Barfodder. Altre sue opere e racconti sono pubblicati in diverse antologie, tra le quali In Laymon's Terms: A Tribute To Richard Laymon, Dark Faith, The Dead Cat Poet Cabal, Once Upon a Slime: Gruesome Tales, Bad News (a cura di Richard Laymon), The Book of Hope: International Poetry in a collective voice of Hope, The World Healing Book. Numerose anche le pubblicazioni, sia racconti che poesie, su Magazines come ChiZine.Com, Defunkt Magazine, The Urbanite, Gauntlet Magazine. Publisher Weekly ha recentemente definito la poesia di Rain Graves come l'incontro tra Bukowsky e Lovecraft. Il suo ultimo libro pubblicato, un concept di poesia innovativo, è The Machineries of Dream, illustrato dall'artista Daniele Serra.  Sito Web




Trasportati dal vento fin sopra il ponte della Queen Anne's Resurrrection questi insospettabili appunti privati di Danilo Arona ci fanno scoprire altri segreti della vita, e della morte, di Morgan Perdinka:

Pochi al mondo, in questo mondo, lo sanno. Io, qualche rappresentante delle forze del'ordine, Cassandra Marsalis, Daniele Bonfanti e Fabrizio Vercelli. Cosa? Che Morgan Perdinka, prima di suicidarsi la notte del 10 dicembre del 2007, lasciò scritta questa frase su un biglietto celato dentro il cuscino su cui stava stava poggiata la sua testa fredda:

Ringrazio di essere nato nel 1950 per avere avuto la fortuna a dodici anni di trovarmi di notte lassù a Montebuio, con qualcuno che aveva infilato i Tornados nella Bocca Gracchiante (i mangiadischi gracchiavano sempre, anche se i dischi erano nuovi) e poi tutti quanti, Ettore, Santino, Miriam e Lisi, a guardare verso l'alto con la musica di Telstar nelle orecchie. Forse ho deciso di fare lo scrittore soltanto per questo motivo.

Morgan si riferiva a un processo d'osmosi tra lo spazio e la Terra. Qualcosa che sembrava arrivare dalle stelle. Ma che in realtà veniva dalla Terra. Era la musica di Telstar scritta da un pazzo che si chiamava Joe Meek. Ma non c'era solo musica. Se si ascoltava bene, si percepivano il rumore bianco, le urla delle onde corte, suoni e immagini in diretta dagli alieni, mostri. Soundtrack fantascientifico, organo Hammond lancinante, chitarra Fender Stratocaster in primissimo piano, ritmo battente. Un capolavoro ancora oggi: una melodia infantile con in sottotraccia una persistenza macabra e al contempo romantica, con modulazioni da incontri ravvicinati del quarto tipo in un contesto da Luna Park che alla fine ti lasciava la voglia di risentirla ancora per un sacco di volte. In bocca un gusto sinistro e sensuale.

Il  mondo immaginario e artistico di una generazione si formò. I soliti noti si identificano con l'anagrafe. Ma si formò soprattutto quello di Perdinka. Con le paure di Joe Meek e degli Adulti, con i suoni dall'Altrove, con i Gatti Parlanti e le voci bisbigliate nei cimiteri, con l'Apocalisse dei Porci alle porte dell'autunno e la gente che spariva sulla montagna. Con un'isola che non esiste tra la Toscana e la Corsica. E il mare che erutterà il Sale Nero, ispirando forse persino Lucio Battisti. Quella fu per molti la Realtà, nonché l'Epifania della Paura che avrebbe materializzato a partire dagli anni Settanta i migliori – o peggiori, dipende dai punti di vista – incubi che ancora infestano le nostre menti.

Quella fu la personale percezione del grande terrore di Morgan Perdinka. Il brodo cosmico nel quale tutti crepitiamo e voliamo.





Profilo dell'autore
Danilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, è uno dei maestri della letteratura horror, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta. Ha pubblicato diversi romanzi tra i quali Ritorno a Bassavilla (Edizioni XII), L'estate di Montebuio (Gargoyle Books), Santanta (Perdisa), Palo Mayombe 2011 (Kipple). Ha curato la pubblicazione di Malapunta (Edizioni XII) dello scrittore scomparso Morgan Perdinka. Al suo attivo anche molti racconti, articoli e saggi, tra i quali Gli Uccelli di Alfred Hitchcock (unmondoaparte) e L'alba degli Zombie (con G. Santoro e S. Pascarella - Gargoyle Books). Sito Web



Cronache dei Pirati -2° parte

Le Lettere di Corsa
La pirateria non era ben vista dal re Enrico III d’Inghilterra, tanto che un pirata di nome William Maurice, nel 1241, ha il macabro primato di essere stato la prima persona condannata a morte tramite impiccagione, affogamento e squartamento. E fu lo stesso Enrico a firmare le prime lettere di corsa (o di marca) conosciute, portando alla nascita dei corsari e della guerra di corsa. Anche se corsaro è un termine che oggi viene spesso utilizzato quale sinonimo di pirata, in verità tra le due cose c’è una differenza molto profonda: i corsari erano legittimati e incaricati da un governo per le loro azioni, che dovevano essere compiute solo nei confronti di vascelli di nazioni nemiche, oppure di pirati. L’accordo era vantaggioso per ambo le parti: erano tempi di continue guerre, e in questo modo il re poteva contare su una nave da guerra a costo zero e con un equipaggio esperto, e allo stesso tempo si metteva al sicuro dagli attacchi di quello stesso Capitano. Questi, d’altra parte, si vedeva autorizzato a compiere la propria attività, e non rischiava la forca. I bottini ottenuti tramite guerra di corsa sarebbero stati spartiti tra corsaro e re. In sostanza, si trattava di unità paramilitari. La guerra di corsa divenne un elemento strategico molto importante negli scontri navali dei secoli successivi, soprattutto perché Francia e Inghilterra non possedevano una flotta immensa come quella spagnola, e l’aiuto dei corsari era prezioso. Molti corsari sarebbero stati considerati in futuro veri e propri eroi, e avrebbero ottenuto titoli e terre; altri non avrebbero resistito alla tentazione di incrementare i loro bottini, specialmente con la scoperta del Nuovo Mondo...

I pirati e corsari barbareschi nel Mediterraneo
Fin dalle prime Crociate in Terrasanta, pirati arabi attaccavano le navi di passaggio. Per la maggior parte si trattava allora di ragioni di guerra, quindi in genere non considerabili piratesche. Ma esistevano episodi in cui predoni del mare provenienti dalle coste nord dell’Africa compivano azioni poco interessate al contrasto degli infedeli Cristiani e molto al valore monetario di ciò che le loro navi portavano via da Gerusalemme. Fu però dopo il 1492, con la cacciata dei Mori dalla Spagna, che le cose si fecero serie. Miriadi di arabi furono spinti via dall’Europa e confluirono nel Nordafrica, andando a costituire quelle che sarebbero diventate roccaforti della pirateria barbaresca (dal nome dei Berberi, la popolazione locale) come Tripoli, Algeri, Tunisi, Salé e altri porti del Marocco. La definizione di pirati in questo caso è molto dibattuta, e oggi gli storici preferiscono definirli “corsari”. Pur non avendo lettere di corsa ufficiali, de facto i navigatori barbareschi lottarono inizialmente contro gli europei in piena sintonia con l’Impero Ottomano, che soprattutto grazie alle imprese marittime di Kahyr Al-din Barbarossa riuscì a ottenere una presenza stabile in questi territori.

Barbarossa iniziò la sua lunga carriera imbarcandosi per contrastare i corsari Ospitalieri di Rodi, lottando per la sua terra; si scontrò poi con le potenze europee, e divenne un paladino di Costantinopoli, tanto che venne nominato Ammiraglio del Sultano e ottenne la reggenza di Algeri. Anche l’Ammiraglio genovese Andrea Doria – con il quale si scontrò in più occasioni – lo stimava, e così molti altri suoi nemici. Spesso le sue missioni servivano a recuperare profughi arabi dalla Spagna. Impossibile quindi parlare di pirateria nel suo caso. Certo, le sue navi colpivano e razziavano città costiere e rapivano civili; ma è vero che il tutto si collocava all’interno di una strategia di logoramento voluta dal suo Sultano e si rivolgeva a popoli nemici.

Le cose cambiano nel XVII secolo, quando le città barbaresche si affrancano ufficiosamente dal potere ottomano e diventano città-stato basate sul predaggio marittimo. I pirati barbareschi scatenano un vero e proprio Inferno di crudeltà sulle coste sud dell’Europa, costringendo italiani e francesi all’abbandono di intere fasce costiere. È stato calcolato che almeno un milione di persone siano state rapite in questo periodo e rivendute come schiavi. I prigionieri ricchi avevano la possibilità di pagare un riscatto, ma per i poveri la sorte era molto meno rosea. In qualche caso, potevano sperare in un padrone benevolente che li avrebbe affrancati in cambio della conversione all’Islam, ma nella maggior parte dei casi li aspettava una vita di schiavitù. Moltissimi non arrivavano nemmeno a destinazione, viste le condizioni indescrivibili in cui dovevano versare nelle stive. Nessun motivo politico come ai tempi di Barbarossa, quindi, unico scopo il saccheggio. Difficile definirli corsari: è vero che le loro azioni erano sostenute dalle proprie città-stato, ma sarebbe più corretto dunque identificare le capitali barbaresche come intere città pirata. La pirateria barbaresca sarebbe prosperata molto a lungo, e avrebbe raggiunto anche l’Islanda.

Fu solo con la reazione statunitense nel diciannovesimo secolo che iniziò il loro declino. Gli americani, con la loro modesta armata marittima, non riuscirono a causare particolari danni al potere barbaresco, ma sulla scia della loro iniziativa le enormi flotte europee si organizzarono e colpirono in maniera sistematica, fino alla conquista francese di Algeri nel 1830, che mise fine una volta per tutte a questo capitolo della Storia del Mediterraneo.

Il primo numero di Ocracoke Cemetery e la 1° Parte delle Cronache dei Pirati la trovi sul Viaggio I della Queen Anne's Resurrection. Sul prossimo Viaggio della Queen Anne's Resurrection troverai la 3° parte delle Cronache dei Pirati, con la Golden Age Caraibica.




Daniele Bonfanti è autore del romanzo Melodia (Edizioni XII) e di racconti tra avventura, orrore e fantascienza; è curatore di raccolte di racconti, come Archetipi e Carnevale, tra cui l'ultima: Arkana - Racconti da Incubo (Il Posto Nero Free Ebooks) insieme a Alessandro Manzetti. Dal 2010 è editor personale di Danilo Arona e collabora con altri autori. Per Edizioni XII dirige la collana Camera Oscura, e collabora come editor. Per oltre due anni ha curato rubriche fisse legate ai misteri antichi sulla rivista Hera, per la quale ha anche scritto tre saggi. Ha scritto articoli e curato rubriche riguardo a misteri antichi, scienza di confine, natura selvaggia. E' Associate Member della Horror Writers Association, e ha contribuito a progetti di HWA Italy, la filiale Italiana della Horror Writers Association.  Sito Web








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