venerdì 30 dicembre 2011

Entra nella Horror Writers Association


Questo blog è anche il blog ufficiale della Horror Writers Association Italy, da me coordinata, con l'occasione dell'imminente inizio del nuovo anno estendo dunque a tutti (appassionati, giornalisti, editors, redattori, scrittori, case editrici)  l'invito ad associarsi alla Horror Writers Association e entrare a  far parte della più importante e antica comunità horror internazionale.

giovedì 29 dicembre 2011

Ticket: il MAXXI



Primo numero della rubrica Ticket, i miei reportages dal mondo dell'arte, dedicata al MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo. Una struttura affascinante dalle forme oniriche e fluttuanti,  immaginata dall'architetto iracheno Zaha Hadid. All'interno le geometrie instabili prendono il sopravvento, la plasticità è sostituita dalla fusione di ordine e disordine, le linee architettoniche orizzontali sono mimimizzate, l'ambiente rilascia una sensazione di iniziale smarrimento, Zaha Hadid mi toglie da sotto i piedi la plasticità delle forme, i volumi e gli elementi ordinatori, dopo qualche minuto comprendo di essere anche io parte di un caos formale e creativo. Le lunghe scale nere sospese sono come grandi arterie che mi lasciano viaggiare in un corpo che appare in continuo mutamento e movimento. Il decostruttivismo di Zaha Hadid è pienamente realizzato nel MAXXI, luogo in cui non cammino, non mi sposto, ma volteggio, quasi stupendomi di vedermi spuntare sulla schiena delle piccole ali e poter far parte integrante di un sistema di flussi inaspettato.





Il MAXXI ospita in questo momento mostre estremamente interessanti: inizio dalla più attuale, Re-cycle, Strategie per l'architettura la città e il pianeta. Il tema del riciclo dei materiali di scarto mi coinvolge oltre le iniziali aspettative, apprezzo l'approccio multidisciplinare che ha un forte elemento in comune, il riuso creativo dello scarto. L'architettura è tra le protagoniste, assisto ad una nuova danza con l'ambiente e alle innovazioni nelle filosofie urbanistiche, che sono vicine alle comuni emozioni e al vissuto che ci portiamo dentro. Quel vissuto che produciamo materialmente con i nostri scarti che sommergono il pianeta, scarti che nascondiamo, a cui doniamo un'anima davvero troppo piccola, e che qui invece sono protagonisti. Come dicevo l'approccio è davvero nultidisciplinare, l'opera che segnalo, Steps di Zbigniew Rybczynski, è davvero particolare, tocca il tema inaspettato del riciclaggio di materiali visivi, grazie alle nuove tecnologie il regista inserisce dei turisti all'interno di alcune scene del celebre film La Corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn, visitatori che assistono alle scene, commentano e fotografano. Una macchina del tempo viene proiettata su un grande schermo, i turisti, che vengono ripresi a colori a differenza dei personaggi originali della pellicola in bianco e nero, sembrano fantasmi più che viaggiatori del tempo. Un progetto che lascia immaginare scenari davvero imprevedibili per il riciclaggio e per le nostre future esperienze con i media visivi. Sotto potete vedere un frammento di questo mediometraggio fantasma di Zbigniew Rybczynski, che tra spunti di genialità e vari episodi di ilarità, non è stato sottoposto ad alcuna post produzione.






Vengo poi assorbito completamente da un'altra mostra del MAXXI, Indian Highway, una rassegna collettiva itinerante che attraverso molte opere diverse mostra il paesaggio della scena artistica indiana contemporanea. Una esperienza incredibile, un viaggio tra colori, forme, profumi, miraggi di bellezza e frammenti di pensieri distanti, improvvisamente accostati ai nostri sensi. Una opportunità unica in Italia per avvicinare e comprendere un movimento artistico nel pieno del suo sviluppo e della sua creatività, connesso con le attualità dello sviluppo tecnologico, del boom economico, dei flussi migratori e di recenti dinamiche sociali. E' per me la mostra più interessante del MAXXI, devo segnalare diverse opere che sono rimaste aggrappate alle mie emozioni, e mentre scrivo, proprio in questo momento, riemergono facendo brillare tutti i loro colori. L'installazione di Shilpa Gupta, 100 Hand Drown Maps of India, è apparentemente semplice, uno schermo proietta un video che anima continuamente dei disegni della cartina dell'India, realizzati da cento bambini. Dopo qualche minuto si comprende il messaggio, forte, attuale, dell'opera di Shilpa Gupta, le differenze nella rappresentazione della cartina del proprio paese, spesso radicali e insospettate, la totale mancanza di una immagine univoca, rappresentano una profonda riflessione sulla complessità del tessuto sociale indiano e sulla ricchezza di questa cultura.



Proseguendo il viaggio nella Indian Highway, dal silenzio, dalla meditazione, dal bianco delle pareti su cui crescono come frutti forme arancioni, verdi, rosse, brillanti spettri di antiche filosofie dotati di tessuti, di nuovi muscoli, dalla contingente assenza della città, di Roma, che circonda e assedia il MAXXI, girato un'angolo appare Ema Hupdahyay con la sua installazione 8 Feet x 12 Feet, che ci trasporta nel vortice del caos metropolitano. Una scultura, una piccola stanza realizzata con pezzi di metallo e di automobili, assemblati con ossessione, è una vera e propria porta per una esperienza sensoriale nello sviluppo del caos urbano.La realtà afferma che ci troviamo nel silenzio, ma entrando nell'installazione è impossibile non ascoltare i rumori della città, proprio quelli abbandonati entrando nel MAXXI, almeno per chi come me vive in una città come Roma. Ascolto le frenate, i sussulti dei motori, la stanchezza e l'odore dell'asfalto, le grida del traffico. Basta fare qualche metro indietro, uscire dal microcosmo realizzato da Ema Hupdahyay e il silenzio torna.





Mi siedo su alcuni cubi per qualche minuto, davanti a me ci sono migliaia di persone, non sono visitatori del museo, sono le persone comuni ritratte da Ns Harsha nella sua opera Vieni a farci un discorso. Una rivisitazione della tradizionale miniatura indiana, un wall painting che ti assedia senza osservarti nemmeno, senza dare alcuna importanza alla tua presenza, ai tuoi occhi che guardano. Sono 2.000 persone che parlano e interagiscono tra loro, rappresentando la realtà e la finzione della società indiana. Vorrei anche io far parte di quelle attività convulse di cui mi sento con fastidio troppo estraneo, Harsha crea questa strana tensione, la vita è appesa al muro e io invece sono morto sulle mie gambe, mi sento un fantasma escluso dalla interazione con la realtà. Posso solo continuare a osservare, nessuna di quelle 2.000 anime si accorge di me




L'ultima opera che segnalo nel mio viaggio nella Indian Highway è An Absence of Assignable Cause di Bharti Kher, che cerca di rappresentatare il più grande mammifero del pianeta, la balena blu, senza disporre di alcuna documentazione anatomica. L'artista si concentra dunque sul cuore della balena, che pulsa al centro di una grande stanza, con vene e arterie in evidenza. L'artista intende offrirci i pensieri di questo grande animale, che si diffondono e ramificano tutto intorno, riesco a pensare di aver visto davvero una balena blu, e ascoltato l'oceano, dal suo stomaco più profondo. Una scultura monumentale, che seguendo le filosofie allegoriche dell'artista persiste nella nostra immaginazione anche allontanandosi dall'opera, per poi essere costretti a tornare vicino a quel cuore, ricoperto di bindi colorati, usati come elementi ornamentali dalla donne indiane, al centro della fronte.



Esco dalla mia India per una incursione, dovuta, nella Costellazione Transavanguardia, nella mostra Confine Evanescente che contiene opere di alcuni esponenti del movimento, come Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino. L'opera davanti alla quale mi soffermo a lungo è La Testa dell'artista Cosmico a Torino di Nicola De Maria. I colori brillano magicamente, tanto da muoversi e spostarsi dalla loro sede originaria, continuamente. E' proprio questo l'intento dell'artista, che intende rappresentare in forma geometrica le visioni dinamiche e unitarie dei processi mentali dell'artista. L'immagine che riporto sotto non riesce a trasmettere le emozioni che solo l'originale può animare, un cervello geometrico che sposta i suoi pensieri e i suoi colori.





Mi sposto verso la mostra Omaggio all'Arte Povera, dove ammiro l'evocativa installazione di Giuseppe Penone, Sculture di Linfa, opera permamente nel MAXXI. Il tema è quello del dialogo tra elementi artificiali e naturali del movimento poverista, i processi di sviluppo e trasformazione, l'interazione con l'uomo. Proprio l'interazione è il concetto che meglio esprime questa installazione, le pareti di cuoio, il pavimento di marmo simulano la corteccia di un'albero, con al centro un totem che raccoglie lungo uno stretto canale la materia vitale, la linfa. I sensi sono tutti coinvolti, i disegni della corteccia sulle pareti sono invisibilmente scolpiti, in una prima osservazione, sul pavimento di marmo, me ne rendo conto entrando nell'installazione e sentendo sotto le mie scarpe le stesse scanalature e pieghe che osservo sulle pareti, vorrei percorrere l'installazione a piedi nudi, continuare a osservare con gli occhi, sentire le vibrazioni antiche della corteccia con le emozioni, e avvertire tutto ciò anche con il mio corpo, a livello fisico, attraverso le piante dei piedi. Questa opera di Giuseppe Penone ha rappresentato l'Italia alla Biennale di Venezia.


Molte altre opere presenti al MAXXI sono estremamente interessanti e meriterebbero una segnalazione, ma non è questa la sede adatta per un completo reportage. La considerazione da tenere presente è che le opere, le pitture, le installazioni, le sculture sono gli organi interni di un grande corpo che è la struttura stessa del MAXXI, che è una grande installazione a se stante, una filosofia di spazio coinvolgente. Ora sono arrivato alla parte conclusiva del reportage di Ticket, che prevede una personale "interpretazione" dell'esperienza, tramite un'opera scelta da me per sintetizzarla e "fotografarla", un'opera che non è esposta nel MAXXI. Non è cosa facile riepilogare con una imamgine tante emozioni vissute, così eterogenee, scelgo comunque un'opera di Giorgio De Chirico, Mistero e Malinconia di una strada, perchè entrare e poi uscire dal MAXXI offre una sequenza macroscopica di emozioni, il mistero della mutazione di ciò che ci circonda, trovarsi nel quartiere Flaminio di Roma, nelle braccia di una antica città che si prolungano anche fuori dal centro storico, e poi, solo qualche minuto dopo, veder scomparire un mondo e sorgerne un'altro, nuovo, grazie all'architettura che diviene un'accesso al Maelstrom delle forme e dello spazio, che ti fagocita e ti mastica attraverso i denti delle sue opere, che nasconde nella gigante pancia fluttuante. Una strada improvvisa, dietro l'angolo, stretta e disegnata da linee volanti,  la malinconia di abbandonarla per tornare alla quotidianità, come quando si torna da un viaggio. Una sagoma di noi stessi che rimane in quel posto, un'ombra che rincorre quel cerchio che unisce le due parti di noi stessi, il desiderio di sopravvivere e la ricerca della bellezza. Due punti in continua distanza e vicinanza. Questa è dunque la mia "fotografia" sui generis dell'esperienza al MAXXI:







mercoledì 28 dicembre 2011

Dieci Coltelli: Intervista con Steve Rasnic Tem



Intervista Dieci Coltelli con Steve Rasnic Tem, autore cult di narrativa horror e fantasy, vincitore di molti premi internazionali di genere, come il Bram Stoker Award, il World Fantasy Award, il British Fantasy Award e l'International Horror Guld Award:

lunedì 26 dicembre 2011

Nuove Rubriche e Programma 2012



Il Posto Bianco prende sempre più forma e presenta le sue nuove rubriche e il programma completo dei contenuti per il 2012. La base dei contenuti del blog continuerà a essere guidata e ispirata dai colori, come per queste mese dedicato al blu, il programma prevede ogni mese il cambio del colore e del contesto emotivo tematico, con gli abbinamenti a varie opere e forme d'arte, secondo un approccio multidisciplinare. Sotto trovate la sequenza dei colori che sarà seguita dal Posto Bianco, a gennaio sarà il momento del rosso e poi a seguire il bianco, il nero, il giallo e il verde, per poi riprendere dal primo colore tematico, il blu.



Ma veniamo alle novità, oltre al colore tematico e ai contenuti dedicati, saranno pubblicate tre nuove rubriche, Ticket, 5° Movimento e Beta. Ticket è dedicata ai reportage, il primo numero sarà pubblicato il 29 gennaio e riguarderà il Maxii di Roma, il nuovo museo delle Arti del XXI secolo. I miei reportage non saranno del tutto tradizionali, come nello spirito di questo blog, proporranno le emozioni vissute secondo una personale interpretazione, che sarà trasformata in immagini, musica, forme e colori  che racconteranno l'anima del luogo visitato e alcune opere conservate.





La seconda nuova rubrica che vedrà la luce su questo blog, 5° Movimento, è dedicata a "fotografare" la musica sinfonica e trasformarla in immagini, anche in questo caso si tratta di veri e propri reportages, come Ticket, ma la base, la fonte delle emozioni, sarà esclusivamente la musica sinfonica, che seguirà parte del programma dell'Accademia di Santa Cecilia a Roma, di cui sono e sarò assiduo e attento spettatore. Il primo numero di 5° Movimento sarà online l'11 gennaio, dedicato all' Omaggio a Mozart a cura di Alexandre Lonquich, direttore e pianista, che interpreterà: Sei Danze Tedesche (K509), Concerto per pianoforte (K456) e la Sinfonia nr. 36 "Linz" (K425). Nessuna paura per chi non conosce la musica sinfonica, l'interpretazione di 5° Movimento sarà fruibile con immagini, opere abbinate, musica e emozioni saranno disegnate su una tela bianca, con immediatezza. Per chi fosse interessato, questo concerto è in programma i giorni 8,9,10 gennaio a Roma presso l'Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia. Seguirà poi un secondo numero di 5° Movimento, dedicato al  concerto successivo che vedrà protagonista una delle opere più celebri di Mozart, il Requiem, diretto da Antonio Pappano. Ma avremo modo di palarne successivamente. Sotto trovate la presentazione del concerto di Alexandre Lonquich che sarà protagonista del primo numero di 5° Movimento







La terza nuova rubrica del Posto Bianco è Beta, rispetto alle altre sarà dedicata a inseguire nuovi concetti di comunicazione dell'arte, sarà la rubrica di avanguardia per eccellenza del Posto Bianco, e potrà far più o meno discutere. L'approccio di Beta, marcatamente multidisciplinare, tenterà di avvicinare il lettore o l'appassionato alle varie arti, anche dove sembrano distanti dal proprio ideale e dal proprio gusto, infrangendo schemi e barriere, creando un specie di circuito "sferico" dove ogni cosa che ci circonda si sovrappone e si congiunge, necessariamente, alla fine di curve, linee e traiettorie che avvicinano e allontanano, continuamente. Scoprire ed evidenziare quei momenti, quelle giunture e interazioni di una sfuggente "sfera ideale", questo è quello che Beta cercherà di fare, vedremo dove riuscirà ad arrivare. Il primo numero di questa rubrica sperimentale vedrà la luce a fine gennaio



Insomma, Il Posto Bianco proporrà molte iniziative e interessanti contenuti nel 2012, molti dei quali rappresentano delle assolute novità, almeno per i consueti modelli di comunicazione sul web, rischiando qualcosa nella convinzione che contenuti considerati "difficili", se proposti nel modo giusto, rappresentano un grande valore di comunicazione, di disomogeneità e discontinuità con quanto si trova sul web, sinceramente di troppo, troppo simile e poco stimolante. Il tempo è ormai prezioso per tutti, va utilizzato al meglio, con qualità, sia per leggere che per scrivere, anche sul web, anzi, soprattutto sul web. A prestissimo per il primo numero di Ticket, e poi via con tutto il resto.



sabato 24 dicembre 2011

Auguri e Assedi


Il Posto Bianco augura a tutti i lettori e amici buone feste. L'atmosfera natalizia, che lo vogliamo oppure no, ci circonda. Ma è qualcosa in più di una sorta di assedio, si tratta di atmosfera di noi stessi che decide improvvisamente di aggirarsi nello spazio con maggiore decisione, è un uovo che si rompe lasciandosi all'ossigeno, alle luci della realtà. Ognuno ha il suo contenuto, malinconia, riflessione, tutto si arresta, è la resa delle apparenze, e ci costringe ad avere a che fare con noi stessi, il più delle volte non è un incontro facile. Ho scelto una fotografia di Paul Nougè per rappresentare questo "assedio di noi stessi", La Joungleuse da Subversion des Images. L'opera originale è quella sotto riportata, le altre rappresentano omaggi successivi e moderni, realizzate da fotografi professionisti o persone comuni.




Ma in fondo tutto questo durerà pochi giorni, potremo resistere a noi stessi per tornare alle care illusioni, sentirci di nuovo satolli delle tempeste che assalgono i nostri sensi e i pensieri più periferici, distraendoci, per fortuna. Approfitto di questa occasione per anticiparvi una delle novità del Posto Bianco, si tratta di Beta, una rubrica sperimentale che tenterà di fare avanguardia sulla comunicazione dell'arte, spingendosi ancora oltre rispetto al tenore di questo insolito contenitore bianco, vedremo con quali risultati. Beta inizierà a incidere le sue provocazioni su queste pagine i primi giorni dell'anno nuovo. L'immagine che vedete riportata sotto è una fotografia di Andy Warhol, uovo a parte che rappresenterà la vera e propria icona di Beta.



Non dimenticate di partecipare al 3 Colors Game, mettete in gioco le vostre emozioni, partecipare è semplice e c'è in palio la trilogia cinematografica in dvd di K. Kieslowski, contenente Film Blu, Film Bianco e Film Rosso. Basta un semplice commento, avete tempo fino al 6 gennaio.

Auguri di buone feste, ci ritroveremo presto per continuare a inseguire il blu, per poi sterzare verso nuovi colori e scenari.


Auguri e Anticipazioni 2012


Il Posto Nero augura a tutti i lettori e amici Buone Feste, ringraziandovi per l'entusiasmo con cui continuate a seguire questo progetto, che da blog si è ormai trasformato in un piccolo Network.

giovedì 22 dicembre 2011

3 Colors Game


In occasione delle festività, Il Posto Bianco propone un gioco stimolante, 3 Colors Game. Per partecipare puoi commentare questo post scegliendo uno dei tre colori della trilogia cinematografica di Krzysztof Kieślowski, quindi  Blu Rosso o Bianco e scrivere quali emozioni  ti evoca o ti ricorda. Solitudine, passione, oblio, cinismo, rabbia, le emozioni possono essere infinite, descrivi con una parola cosa significa per te il colore che scegli. Tra tutti i partecipanti, che commenteranno questo post da oggi fino al 6 gennaio, sarà estratta una trilogia in dvd di 3 Colori di Kieślowski, contenente Film Blu, Film Bianco e Film Rosso. In alternativa puoi mandare il tuo commento via email all'indirizzo postonero@hotmail.it Il vincitore sarà comunicato il 7 gennaio.









mercoledì 21 dicembre 2011

Horror Lottery: I Vincitori


Siamo arrivati alla attesa comunicazione dei vincitori della Horror Lottery, dedicata ai fan della pagina facebook del Posto Nero, che grazie alla disponibilità di molti editori e autori ha messo in palio ben 18 libri. Per chi non ha letto l'articolo precedente, può trovare qui le modalità di partecipazione, la lista e la presentazione delle opere in palio e tutte le informazioni.

martedì 20 dicembre 2011

lunedì 19 dicembre 2011

Profondo Nero: Harry Clarke


Harry Clarke (1889-1931) è senza dubbio una figura rivoluzionaria nel panorama artistico irlandese, il suo principale esponente della scuola simbolista, eppure non si è scritto molto su di lui, in relazione alla grande influenza sull'arte dell'epoca, come della successiva, che le sue opere hanno generato. Fu un precursore e modello della nuova iconografia femminile, trasportando nei suoi lavori le idee e filosofie dei primi vagiti dell'emancipazione femminile, che si articolavano nella moda e nei vestiti, oltrepassando le vetustà vittoriane per dirigersi verso una nuova immagine, caratterizzata dalla pulizia delle linee, facilmente riscontrabile nelle illustrazioni di Clarke. L'artista inserisce forti simbolismi, utilizza nuove interpretazioni dell'iconografia classica femminile, come i capelli, un simbolo antico che Clarke collega e cuce alla sessualità, alla depravazione, ma anche a bestialità e malignità, come per altre opere con soggetti maschili o creature fantastiche, o il simbolismo floreale, rielaborato e capovolto anch'esso, seguendo la strada aperta dalla poetica di Baudelaire con i suoi Fiori del Male. Fiori che diventano componenti del corpo femminile, capelli che si trasformano in creature, abbandonano l'anima dei proprietari. Sinistre visioni, interpretazioni che rendono il simbolismo di Clarke decisamente all'avanguardia, temi che si proietteranno nel futuro, come nella filosofia delle opere di Jackson Pollok (1912-1956)

sabato 17 dicembre 2011

Utopie Blu


Il tempo è un elemento trasversale, troverà spesso spazio in questo blog così "verticale", che tramite i colori viaggia nelle emozioni. Questa volta ospito il Tempo in questo mese dedicato al blu, riferendomi alle malinconiche mani blu dell'ultimo periodo della nostra esistenza, la vecchiaia. Il Tempo camaleonte che può mostrarsi rosso, arancione, nero o blu, trasformarsi rapidamente. Ma i pigmenti che ci interessano oggi solo quelli blu, e per avvicinare e cogliere alcune delle emozioni del tempo che passa sulla nostra vita, sui nostri sogni, sul nostro corpo, mi faccio aiutare da una poesia di Charles Bukowsky, La tragedia della foglie. Sono convinto, e può sembrare una provocazione, che Bukowsky sia assai più ermetico nella sua narrativa, apparentemente così cruda, nuda e diretta, che nella poesia. Per me, se volete davvero comprendere l'autore, affidatevi alla sua poesia, dove gli scudi sono abbassati, dove si legge l'uomo, e una piccola parte di noi stessi, ogni volta. La tragedia della foglie non ha bisogno di altri commenti, basta leggere e veder apparire vissuti, momenti, presente e futuro, un inesorabile specchio davanti a noi.



Mi destai alla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità;
c'era ancora un bel sole, però,
e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
e senza pretese; ora quello che ci voleva
era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
perché esiste, solo per questo;
sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
l'uomo che un tempo era stato giovane e,
così dicevano, geniale; ma
questa è la tragedia delle foglie,
le felci morte, le piante morte;
ed entrai in una sala buia
dove stava la padrona di casa
insultante e ultimativa,
mandandomi all'inferno,
mulinando i braccioni sudati
e strillando
strillando che voleva i soldi dell'affitto
perché il mondo ci aveva tradito
tutt'e due.

(Charles Bukowsky - La tragedia delle foglie)

Un cortometraggio d'animazione, per contrappasso, ci racconterà invece con immagini e testo una storia blu che parte dall'infanzia, interpretando la poesia The man with the beautiful eyes di Charles Bukowsky. Una storia, pensieri in corsa, che dipinge lentamente la lingua di blu, lasciandoci in bocca un sapore amaro, estraneo, sintetico, che fatica a scomparire.




Musica che crea letteratura blu, filosofia blu. Ci sono molti esempi che potrei proporre in questa occasione. Scelgo la musica sinfonica, la musica che "scrive" davvero, e non posso fare a meno di rappresentare un frammento di un'opera che compie e conclude il percorso poetico di un grande autore, Tchaikovsky. Un'opera che si lega, anche questa,  al Tempo, una ossessione che ha attraversato la vita di un artista, per poi compiersi, dipanarsi gli ultimi giorni della sua esperienza terrestre. La Sesta Sinfonia, definita La Patetica, è questo, e altro. Idea senz'altro bizzarra quella di Tchaikovsky di scrivere una sorta di Requiem per se stesso, ma è un progetto che alla fine realizzerà davvero, in tutti i sensi, musicale e esistenziale. Il 16 ottobre 1893 l'autore dirige a San Pietroburgo la prima della sua Sesta Sinfonia, lasciando la sala nello stupore. Morirà nove giorni dopo; colera, suicidio, omicidio, non è chiara acora oggi, come all'epoca, la fine dell'artista e del suo oscuro mondo privato. Musica struggente, che incide sui nostri sensi tutte le sfumature del blu. Dedicata inizialmente al figlio suicida della sorella, Alexandra, la Sesta Sinfonia è qualosa di unico nella storia della musica e, obiettivamente, della poesia. Elementi che si ricongiungono continuamente, il tempo, la poesia, la disillusione, la vecchiaia e la morte. Qui riporto un video del secondo movimento dell'opera, diretta dal maestro Temirkanov, pochi minuti per entrare in un mondo blu, che a tratti esplora la speranza, l'illusione, l'amore, un tema che potrete cogliere immediatamente, presto sconfitto dall'oscurità, spaventosa e senza alcuna pietà.



I collegamenti continuano, potrebbero essere infiniti; la musica non ci crea solo con le note, proprio come la letteratura non è solo pagine e parole. Ci sono altri approcci alla musica, sonorità diverse per sensi diversi, ce ne offre una valida prova Wassily Kandinsky con i suoi colori che diventano, che sono, veri e propri strumenti musicali. E' lo stesso autore ad aiutarci a comprendere il suo approccio artistico:

Ogni opera nasce così, come nasce il Cosmo, attraverso le catastrofi che dal caotico frastuono degli strumenti vanno a formare una Sinfonia, la Musica delle sfere. La creazione di un’opera è la creazione del mondo.

Wassily Kandinsky è un ottimo esempio di quello che cerca di fare questo insolito blog, dare unità alla varie espressioni artistiche, delineare le convergenze, pur con tutte le curve del caso. Kandinsky nelle sue opere concretizza questa filosofia, il suo non è altro che un alfabeto pittorico musicale, e le opere che trovate sotto, come Dipinto Blu,  sono composizioni geometriche che comunicano, e suonano, attraverso i colori e le forme, gli equilibri e le instabilità. Colori che donano emozioni, le opere di Kandinsky in questo senso potrebbero essere definite come il manifesto del Posto Bianco, che certo non ha inventato nulla con la sua "verticalità". Ma si va oltre, colori che pulsano nelle tonalità, che si muovono attraverso le forme in cui sono contenuti. Il ritmo dei movimenti che le nostre emozioni colgono e comprendono con primitive e insospettate abilità, rappresentano la musica, la sinfonia che cerca Kandinsky. Stiamo ancora parlando di musica, come vedete





Facciamo una piccola sosta ora, per riposarci e uscire dalle connessioni mi affido a una casa blu, un ambiente adatto per sederci, riflettere sulle tante emozioni esplorate, digerirle. Ci troviamo nella celebre Casa Batlò realizzata (ristrutturata) da Antoni Gaudì, a Barcellona. Un approccio sistemico totalmente innovativo, tra noi e l'ambiente. Dunque anche l'architettura può donarci emozioni blu, o si tratta davvero solo di una piccola sosta all'interno di una viaggio più importante, più essenziale? La risposta la lascio a voi, qui non si definisce nulla, l'avete capito. Il Posto Bianco non è un'arco, è una freccia già lanciata, seguirne le traiettorie vuol dire trovare le proprie. Torniamo a Antoni Gaudì e alla sua Casa Batlò, visitare questo incredibile posto significa conoscere qualcuno, una persona. Entrare nel suo corpo, non semplicemente in un edificio dalle forme audaci. Gli interni, ci consentono di esplorare gli organi di un'anima, quella dell'artista. Ogni oggetto o struttura presente, mai fine a se stesso, proietta la personale visione di Antoni Gaudì, e non parlo solo della sua filosofia di architettura. Gli elementi simbolici, la gestione della luce naturale negli ambienti, le ceramiche blu che riflettono, i dettagli, Casa Batlò è una enorme creatura, un moderno golem, con l'anima dell'artista che migra da una stanza all'altra. Il blu, come vedete dalla immagini che ho inserito, è spesso protagonista, come dell'intera arte di Gaudì. E quando si entra nelle sue stanze blu, la visita che pensiamo di fare muta forma e sostanza, iniziamo a visitare noi stessi.





Termina questo piccolo viaggio nel blu, Il Posto Bianco vi aspetta tra qualche giorno per il prossimo viaggio, ancora una volta blu, che chiuderà il mese, per tornare poi nel 2012 con nuovi colori, e nuove esperienze "verticali"

venerdì 16 dicembre 2011

giovedì 15 dicembre 2011

Queen Anne's Resurrection - Viaggio V Gli Abissi e il Kraken- 2° parte



Introduzione
di Alessandro Manzetti

Seconda parte del Viaggio V della Queen Anne's Resurrection, a tema Gli Abissi e Il Kraken. Dopo la prima parte, dedicata in gran parte al tema Abissi, con i racconti inediti di Allyson Bird, Danilo Arona, Scott Nicholson e Alberto Custerlina, insieme alla splendida illustrazione Kraken Revenge di Daniele Serra, questa volta i racconti di Paolo Di Orazio, Tim Waggoner e Daniele Bonfanti sono tutti dedicati al tema Kraken, tre diverse interpretazioni della Bestia del Mare che ci coinvolgeranno in pieno, stringendoci tra i tentacoli.

lunedì 12 dicembre 2011

Under the Dome by Stephen King reviewed by Rocky Wood



Under the Dome by Stephen King reviewed by Rocky Wood, writer and President of Horror Writers Association:

Queen Anne's Resurrection - Viaggio V Gli Abissi e il Kraken- 1° parte



Introduzione
di Alessandro Manzetti

La Queen Anne's Resurrection è finalmente tornata dal suo ultimo viaggio, uno dei più oscuri e sanguinosi, come testimonia il tema Gli Abissi e il Kraken che è stato scelto come doppio filo conduttore delle storie che avremo occasione di leggere. Il carico è anche stavolta molto prezioso, sette autori per sette racconti inediti e tematici, sintetizzati da una tentacolare illustrazione realizzata da Daniele Serra. L'equipaggio del Viaggio V è dunque ricco e assai scaltro: Allyson Bird, Scott Nicholson, Tim Waggoner, Danilo Arona, Alberto Custerlina, Paolo di Orazio, Daniele Serra e Daniele Bonfanti, e poi ci sono come al solito anch'io, per prendermi cura del timone di questa nave nera, che a volte si trasforma in un grande serpente e morde. Ma ormai sono avvezzo ai veleni e alle destinazioni sconosciute. Non può naturalmente mancare Ocracoke Cemetery, la rubrica piratesca di Daniele Bonfanti, che stavolta si cimenterà anche con un racconto.

sabato 10 dicembre 2011

Inseguendo il Blu


Continuando a inseguire il blu, e le sue variazioni. Marc Chagall in questa opera usa il blu che raccoglie due amanti, in un frammento dello loro comune esperienza, fisica e psichica. Quello che è certo è che Chagall è amico del blu, che troviamo disteso in molte delle sue opere. Ma l'opera qui riportata, Gli Amanti in Blu, vuole significare qualcosa di più delle preferenze cromatiche di un artista. Se l'amore, in senso assoluto, non può certo definirsi una emozione blu, il mondo degli amanti, delle ore strappate alle realtà, delle passioni nascoste, è blu, e qui merita il suo spazio. Amore, negazione, solitudine. Mi piace pensare che questo blu, che ricorre spesso nella fantasia artistica di Chagall, ha ricevuto maggiore profondità dalla morte di Bella Rosenfeld (2 settembre 1944), compagna di vita e modella dell'artista. Una voragine rimasta aperta, dentro. Una storia, appunto, blu.







Una immagine di Per Oscarsson del film Sult di Henning Carlsen (1966), che grazie a questa interpretazione vinse nel 1967 il Festival di Cannes.Il film è tratto dal romanzo Fame (Sult 1890) di Knut Hamsun, un romanzo semibiografico che descrive la discesa del'uomo nella follia a causa della povertà, della fame in senso più letterale possibile. Ho letto questo libro, che ritengo assolutamente blu, diversi anni fa, ed è rimasto con me, per le potenti vibrazioni emotive che è in grado di donare, anche se si tratta di sentimenti difficili da provare, anche da lettore. Immagini come quella del dover succhiare dei bottoni per tentare di allontanare il bisogno, il pensiero costante di nutrirsi, sono indimenticabili. I monologhi interiori del protagonista sono potenti e avvicinano e allontanano nello stesso tempo dalla realtà, un confine blu di nevrosi, di solitudine, di fragilità. Fame è il romanzo che ha creato la figura del vagabondo, del vivere on the road, filone letterario che ci porterà alle opere di Kerouac, di Henry Miller e altri. Knut Hamsun vincerà poi il premio Nobel per la letteratura nel 1920 per il romanzo Il risveglio della terra (Markens Grøde 1917)





La danza crea pareti blu davvero spesse, mondi dove l'artista si rinchiude lentamente che hanno due volti diversi, il palcoscenico e la vita privata, realtà spesso inconciliabili, fiori e applausi, solitudine e privazioni. Anna Pavlova (1881-1931) è stata una celebre ballerina degli inizi del XX secolo, un talento naturale oltre la mera tecnica, che si sviluppa in una rara sensibilità, lirismo e spontaneità del movimento, creando l'immagine della ballerina classica ideale. Si esibirà in tutto il mondo, senza sosta, fino a morire prematuramente di polmonite, poco prima di una nuova tournee. Il giorno della rappresentazione, lo spettacolo andò in scena regolarmente con un unico faro seguipersona che si muoveva, illuminando un palco vuoto, nei posti dove avrebbe dovuto essere la ballerina, Anna Pavlova, con il suo costume da cigno.





Avvicinandoci ai nostri giorni,  la ballerina Yang Liping (1958) ci testimonia una rara potenza espressiva nelle sue originali coreografie, ma altrettando dirompente è la frattura con il mondo reale, tolto il costume e svanito il demone che si agita sul palcoscenico, rimane il silenzio, la solitudine, l'incomunicabilità con il mondo illuminato dal sole, non dalle amiche luci artificiali. Possiamo ammirarla in un breve frammento della sua White Snake Dance.





In questa opera di Amedeo Modigliani il blu è degli occhi della sua Jeanne Hèbuterne, pittrice, compagna e musa di tante opere. Un cromatismo che divora tutti gli altri colori, l'artista ci offre una facile stella polare nella nostra osservazione dell'opera. Occhi che ci allontanano dalla realtà, da qualsiasi spazio temporale, occhi che non guardano, ma che si rendono specchio dell'interiorità della persona, siamo noi a guardare, in realtà. Modigliani cerca l'impossibile, vuole dipingere l'anima, e si affida al blu, all'azzurro che illumina il quadro intero, rifrangendosi sulla collana. Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani muore e Jeanne Hébuterne due giorni dopo, al nono mese di gravidanza, si lancia dalla finestra dell'appartamento al quinto piano, morendo sul colpo.


In questo inseguimento al blu trova spazio, probabilmente inatteso, Keith Haring (1958-1990). I suoi graffiti su muri e metropolitane, praticamente ovunque, la sua pop art esprimono qualcosa in più del semplice fenomeno artistico e sociale, come viene abitualmente raccontato. Il suo spazio blu, in questo particolare contesto dove lo trascino, è l'horror vacui che alcune sue opere trasmettono, e sopra ne trovate un esempio. Le sue figure elementari, primitive, dirette, spesso aggressive e trasgressive,che toccano da vicino
molti temi sociali e ideologici, in questo caso sposano il blu, pur nei toni neri utilizzati dall'artista. Quello che ci accade intorno, quello che preferiamo non guardare, è un peso emotivo che transiterà inconsapevolmente nella nostra interiorità, comunque. Quello che acadde agli altri, a ciò che ci circonda, che sembra non riguardarci, l'indifferenza, si muta in fantasmi che abiteranno la nostre case più profonde, costruendo lentamente una piccola città blu dentro di noi: prima o poi ci faremo i conti.


Film Blu (Trois couleurs: Bleu) è un film del 1993 diretto da Krzysztof Kieślowski. Le scene sono dominate dal colore blu: il blu della piscina in cui Julie (Juliette Binoche) si tuffa, nuota, piange, elabora il proprio dramma interiore; il blu dei riflessi che magicamente si compongono sul suo viso; il blu dell’ecografia della scena finale; il blu di un lampadario, unico oggetto di memoria cui Julie non rinuncia. Tanto blu, che il regista non interpreta solo come funzionale al concetto di libertà, secondo il suo trittico dedicato alla bandiera francese, ma in una analisi più profonda è il caso, il destino il protagonista nascosto, insieme alla ambiguità delle vicende umane. Una ambiguità blu che mescola e trasforma i ricordi. Inquina la memoria, Avvelena la vita.






Questa opera di Henry Moore rappresenta un ottimo esempio dei canali blu che dobbiamo attraversare, per giungere oltre, ritrovare i colori e la realtà, noi stessi. Forse il blu è anche un lungo viaggio, che percorriamo dentro le caverne azzurre del nostro passato, proprio mentre viviamo il presente e programmiamo il futuro. Per ognuno stanze più grandi e più piccole, percorsi diretti e indiretti, dobbiamo probabilmente uscire da una seconda placenta, trovarci e finalmente vederci, versando prima parecchio sangue blu. Uscire, nascere ancora una volta, con un pianto ben più consapevole del primo primitivo rumore che abbiamo offerto al mondo.



Terminiamo questo secondo viaggio nel blu insieme a Henri Matisse, che ci congeda con la sua Finestra Blu. In questo caso la realtà sembra capovolgersi, farmi ritrattare tutto quello che ho pensato e scritto finora, su questa strana tavolozza del Posto Bianco. Ma non è così, il blu non è fuori di noi, in questo caso è dentro e fuori di noi, la solitudine è una dea dalle grandi capacità, si proietta anche sul mondo esterno, una illusione per non farci compendere che fuori, facendo qualche passo oltre noi, c'è molto da trovare,ci sono i coltelli per uccidere, colpendo al cuore, l'immagine che creiamo di assurda omogeneità del nostro piccolo mondo con l'universo delle cose che ci girano intorno, ci sfiorano, a volte ci parlano, ma non vogliamo crederci. Il blu sa essere un letto morbido, per farci morire comodamente. La solitudine sa farsi, incredibilmente, scegliere.

giovedì 8 dicembre 2011

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