giovedì 12 gennaio 2012

Recensione di Rocky Wood di Under the Dome di Stephen King



Recensione di Under the Dome di Stephen King scritta da Rocky Wood, scrittore e Presidente della Horror Writers Association, uno dei più grandi esperti di King, più volte finalista al Bram Stoker Award con i suoi saggi dedicati alle opere di Stephen King, come Stephen King: Uncollected, Unpublished e Stephen King: The Non-Fiction:

Stephen King con Under the Dome torna alle sue radici. L'ambientazione del romanzo nella cittadina di Chester's Mill nel Maine occidentale  può considerarsi ispirata da Lisbon Falls, dove l'autore ha frequentato la scuola a metà degli anni '60 (che rappresentano anche il   fulcro del suo ultimo romanzo 11/22/63 ). I fans di vecchio corso di King ( quelli che lui definice 'lettori costanti') potranno trovare riferimenti costanti a luoghi familiari come Castle Rock e Derry, con il suo spirito Yankee. In realtà questo è il terzo tentativo di scrivere questa storia da parte di King, dopo aver perso il manoscritto originale negli anni '70 e non essere riuscito a concretizzare il secondo tentativo (The Cannibals) come nei suoi intenti.

Senza alcun preavviso una Cupola invisibile scende su Chester’s Mill, isolandola dagli Stati Uniti, innescando una serie di interazioni tra persone in grado di distruggere la città e tutto quello che essa contiene. Come è comune nella narrativa di King sono le scelte effettuate, sotto pressione oppure no, e il modo in cui i personaggi reagiscono, che rivelano il vero orrore. L'origine e la sorgente della Cupola sono in gran parte irrilevanti, ma il totale isolamento imposto, che genera i peggiori istinti della megalomane città, non lo è.




King è il maestro del grande romanzo, questo è la sua opera più lunga dopo il suo  capolavoro apocalittico The Stand. Anche se Under the Dome non è non al livello di quel romanzo, riesce a manipolare con maestria un vasto cast di personaggi che vanno dal cuoco di piatti espressi che ha vissuto il suo viaggio di sensi di colpa in Iraq alla tenace giornalista locale, fino a a una serie di burberi Yankees che l'autore delinea sempre con grande realismo. L'antagonista, il politicante 'Big Jim' Rennie, è il cattivo, un vero manipolatore, fin troppo credibile per come si accinge a creare la sua dittatura. Un gruppo di gente del posto si schiera contro di lui, guidata dal cuoco, ora reintegrato come ufficiale dell'esercito degli Stati Uniti, e si trova costretta in una serie di scrupoli morali sufficientemente comuni per presentarsi del tutto credibili.


Ricordandoci Needful Things di King, questo romanzo dimostra quanto sia sottile la vernice, l'apparenza della nostra civiltà, con la continua umanizzazione dell'orrore a livello individuale. Chi ricorda la straordinaria capacità di King di calare i lettori nella mentalità di giovani adolescenti, persino degli animali, non rimarrà deluso. L'autore usa con astuzia le sue grandi abilità di evocazione del presagio, che lo aiutano a dissipare ogni incredulità sulle origine della Cupola, per creare un profonda tensione dalla scena di apertura - una tensione che si intensifica rapidamente e che rende impossibile interrompere la lettura a metà della storia.

Under the Dome ci offre una corsa senza fine sulle montagne russe delle emozioni mentre gli accadimenti di Chester’s Mill si intensificano sempre più verso l'inevitabile scontro finale. Ma questo non è un libro adatto solo agli appassionati di King - rappresenta una ottima lettura anche per chi normalmente evita la narrativa dark o horror.

Sinossi: Under the Dome di Stephen King

È una tiepida mattina d'autunno a Chester's Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All'improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l'intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all'interno, isolata dal resto del mondo. L'ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell'intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all'esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un'altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tra i quali spiccano Big Jim Rennie, un politico che non si ferma davanti a niente - nemmeno l'omicidio - pur di tenere in mano le redini del potere, e suo figlio, che cova in sé un terribile segreto. Ma tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l'aria... Visionario, emblematico, allegorico e con alcuni tra i personaggi più sinistri che Stephen King abbia mai creato, The Dome è epica allo stato puro.

Edizione Italiana: The Dome di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2009)





Profile: Rocky Wood

Scrittore e Presidente della Horror Writers Association, è riconosciuto come una dei maggiori esperti al mondo delle opere di King. Ha ricevuto due nominations al premio Bram Stoker Award per i suoi saggi  Stephen King: Uncollected, Unpublished (Cemetery Dance) e Stephen King: The Non-Fiction (Cemetery Dance). La sua prima sceneggiatura per una graphic novel, Horrors! Great Tales of Fear and Their Creators (McFarland, 2010), ha ricevuto una nominations al premio Dark Quill Award. Il suo ultimo libro Stephen King: A Literary Companion (McFarland, 2011). Rocky Wood è intervenuto a numerose conferenze dedicate a King, tra le quali lo Skemer Con in Colorado (2003), Continuum 3 & 4 (2005, 2006) e il 2° Festival Stephen King Dollar Baby a Bangor, nel Maine (2005). Ha inoltre pubblicato vari altri saggi e articoli sulle opere di King negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Australia. Questo è il primo articolo di Rocky Wood pubblicato in Italia.








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