domenica 19 febbraio 2012

L'Impossibile Corpo del Nero


Il Posto Bianco continua il viaggio mensile nel colore Nero, stavolta proponendosi una difficile sfida: scoprire il viso, la pelle, l'impossibile corpo del Nero. Mi affido ancora una volta a diverse opere, che affrontano l'oggetto irrappresentabile, il demone dello sconosciuto, l'oscurità. Inizio la ricerca da una interessante installazione di Tom Friedman, Open Black Box (2006), artista dal cuore pop che riesce a trasformare oggetti comuni in qualcosa di inaspettato, insospettabile. Un uomo che ha cercato di ricostruire la geometria di un fiocco di neve con migliaia di stuzzicadenti è quello giusto per aiutarci in questo impossibile viaggio. La sua opera, che sopra potete ammirare, è sicuramente un paradosso, la sua gigantesca scatola nera mostra solo i suoi angoli, ci fa immaginare il suo corpo, diventando così uno specchio infinito della nostra immaginazione. Friedman non ci fa vedere il corpo del nero, non offre risposte alla nostra ricerca, ma rafforza le domande, le esigenze che sono alla base di questa ricerca. Friedman ci stimola. Lo sconosciuto in Open Black Box è sospeso nello spazio, non ha un corpo visibile e sembra identificarsi con l'esterno. Con il vuoto che forse è pieno più di quello che immaginiamo. lasciamo questa opera confusi tra i vari livelli della realtà, forse quegli angoli neri, che l'artista ci offre generosamente, sono i limiti dei nostri sensi, forse sono delle essenziali porte.




Malevich è invece uno di quelli che maltratta la realtà, non vuole interagirvi. Forse, a ragione, non si fida. Così le sue opere rappresenta la purezza geometrica, senza altre finalità. La sua interpretazione è valida per la nostra ricerca, i tratti essenziali del colore, la semplificazione delle forme, sono chiavi che abbiamo da tempo smarrito, stretti nella complessa rete delle emozioni umane. L'assolutismo di Malevich, e del suo Black Square, suggerisce alcune delle risposte che cerchiamo. Il suo nero è rarefatto in angoli e diagonali, manca la sostanza, il volume. E' una affermazione della supremazia della emozione pura, di un mondo senza oggetti, dove le idee, le complessità aggiunte, sono inutili. La purezza della filosofia di Malevich ribalta alcuni presupposti della ricerca: non esistono corpi, ma spirali di sentimenti che animano la realtà. Il resto sono illusioni. La materia, con questa opera, esce sconfitta. Librandosi oltre.



Dopo Malevich che ci ha allontanati dalla materia, cerco di ritrovare cellule e organi, grazie alle fotografie di Man Ray e al corpo della sua modella Alice Prin, conosciuta come Kiki de Montparnasse, una delle più grandi amiche della materia. Pelle, muscoli, linee e geometrie umane che Man Ray ha scavato a lungo, estraendo midollo di oscurità. Il film Retour à la raison di Man Ray, che sotto riporto, è un opera certamente dadaista e contiene alcuni messaggi del surrealismo, come lo stato di disorientamento indotto nello spettatore, una grande forbice che tagli alcuni cavi della connessione alla realtà, dell'assemblaggio comune di idee e rappresentazioni. Per la nostra ricerca, il corpo del Nero ha qualche fibra in queste immagini, con protagonista ancora una volta Kiki de Montparnasse. Il disorientamento del cinema surrealista, come postulato da Breton, comprende vari piani, veri e propri pianerottoli, dove soffermarsi per qualche momento, prendere fiato, per poi scegliere una nuova porta, un nuovo accesso. Riporto la definizione di Breton di questo momento di passaggio: La meraviglia, rispetto alla quale il valore di un dato film è poca cosa, risiede nella facoltà accordata al primo venuto di astrarsi dalla propria vita quando glielo dice il cuore - per lo meno nelle grandi città - non appena ha varcato una di queste porte attutite che danno sul nero.




Da corpi composti di tessuti di meraviglia, sposto il tiro verso un corpo umano, Kiki de Montparnasse e la sua estrema contaminazione, lo sconosciuto che spesso ha percorso le sue linee, toccandole, ritraendole, fotografandole. Kiki è nota per i suo carattere anticonformista, amica degli artisti della Parigi degli anni '20, icona della donna perduta, modella di dozzine di artisti, come Chaim Soutine, Tsuguharu Foujita, Francis Picabia, Jean Cocteau, Arno Breker, Alexander Calder, Per Krohg, Hermine David, Pablo Gargallo, Mayo e Tono Salazar. Oltre alla lunga relazione, personale e artistica con Man Ray. Moise Kisling dipinse un famoso ritratto di Kiki intitolato Nu assis (nudo seduto). Tornando al concetto di donna perduta, lo smarrimento può essere interpretato come inclinazione allo sconosciuto, al nero trasportato da mille persone e mille artisti: minuti, ore, giorni, spesso secondi, che alla fine le hanno lasciato sulla pelle tracce profonde, trasformandola in un contenuto di nero, un possibile corpo del Nero. Sotto trovate il corpo di Kiki, quello vero, e quello immaginato e dipinto da Kisling.



Voltiamo pagina, un grande conoscitore del Nero è senza dubbio Alfred Kubin, che non può mancare in questa ricerca. Interessante sfogliare le sue illustrazioni delle sue Danze Macabre (sotto trovate un video), il suo nero arcano, di altri mondi, che irrompe nella quotidianità con visioni, eventi, incubi. Potete scegliere direttamente voi un vostro corpo del nero osservando le sue illustrazioni, arrivare a determinare una propria soggettiva indentificazione. Per quello che mi riguarda, la scelta è fatta, e sotto potete condividerla (o meno) tramite l'illustrazione che precede il video: un grande insetto che osserva dall'alto, dall'altro, nascosto tra le ombre, pronto a scendere in picchiata. E' il corpo del nero che scelgo, un corpo con le ali e le lunghe antenne che vibrano ricevendo i nostri pensieri, secondo un inconscio dialogo continuo. Voi scegliete il vostro, di Nero.




Ma forse il corpo nero che ho scelto io, l'insetto girante, è un semplice messaggero, osservando l'illustrazione di Kubin riportata sotto, mi viene qualche dubbio: forse si tratta di un grande re bianco, seduto su un trono nero, con ai suoi piedi tutti noi, schiavi dell'oscurità. E' il re perchè controlla il nero, lo sconosciuto.


Chiudo questo articolo con l'immagine del Nero che irrompe nella quotidianità, con forme e corpi abituali, come quelle degli uccelli, che si trasformano in un volo globale delle nostre paure più profonde, come se fossero uscite, mutate, dai cuori di migliaia di persone, tutte nello stesso momento. Uno stormo di incubi che copre e soffoca il cielo con le sue ali nere. E' Daphne du Maurier ad aver avuto questa visione nel suo libro Gli Uccelli, che inizia con parole profetiche: Il tre di dicembre durante la notte il vento cambiò e fu inverno. Alfred Hitchcock ha reinterpretato l'opera in immagini con il suo film Gli Uccelli. Dunque, queste intuizioni ci lasciano immaginare che tutto il mondo intorno a noi sia il vero sconosciuto, nero e profondo, celato sotto un vestito apparente, sotto la gentilezza delle penne e delle ossa leggere degli uccelli. Sarà proprio così?








Purtroppo devo chiudere questa ricerca con poche risposte e molte domande, l'ultima è la più inquietante: E' proprio il mondo esterno lo sconosciuto, con il suo incessante assedio, oppure siamo noi  il vero sconosciuto? Siamo in gran parte sconosciuti a noi stessi, questo è certo. Ho il dubbio che potrei facilmente scoprire il corpo dello sconosciuto semplicemente riflettendomi in uno specchio, e voi potete fare lo stesso. L'impossibile corpo del nero è quello che pensiamo di essere, mentre conteniamo, tra cuore e cervello, troppe cose sconosciute.




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