lunedì 12 marzo 2012

Omaggio a Moebius


Numero speciale di Pillole Nere, dedicato a Jean Giraud, in arte Moebius, maestro del fantastico, scomparso il 10 marzo scorso. Disegnatore e sceneggiatore, i suoi onirici universi hanno influenzato l'immaginario di molti artisti, lasciando un segno profondo e fluttuante nell'immaginario, con i suoi colori, le sue fantastiche visioni, i mondi caleidoscopici pololati da personaggi paralleli e asincroni. Le sue tavole sono state rivoluzionarie, cambiando per sempre la percezione del fantastico, creando nuovi modelli e ispirazioni che sono poi transitate verso il grande pubblico attraverso il cinema. Anche chi non conosce direttamente Moebius, i suoi fumetti e le sue produzioni, in realtà conosce molto bene i suoi sogni, le visioni fantascientifiche che abbiamo fatto inconsapevolmente nostre, grazie ai contributi di tanti artisti, registi e cineasti, come Besson, Ridley Scott, James Cameron, George Lucas.



Moebius parla un nuovo linguaggio, difficilmente definibile proprio per la sua innovazione che combina elementi di surrealismo con una sorta di barocco post-moderno, trovando inaspettate nuove linfe, laghi sotterranei nascosti qualche metro sotto l'immaginazione di tutti. Acque pure e profonde che Moebius ha esplorato per noi, fotografato per i nostri sensi, lasciandoli evolvere senza ritorno. Il Maestro così ha definito la sua visione dell'arte e dell'intepretazione della realtà: "La tecnica per me è qualcosa di ossessivo, ma molti grandi artisti hanno lavorato e scavato a lungo sulla percezione.Per questo motivo spesso rimaniamo sopresi e meravigliati davanti a un'opera d'arte, dalla musica alla letteratura, a qualsiasi forma d'espessione. Improvvisamente si mostra davanti ai nostri sensi qualcosa che non avevamo mai visto, o ascoltato, almeno non con questa "verità" o "globalità" di espressione. Può essere a causa dei dettagli più infinitesimali, come la punta delle unghie, o il modo in cui i capelli iniziano a arricciarsi, o per la quantità e qualità di informazioni utilizzate per dipingere un occhio. Per fare un  esempio, pensando a un uomo che corre, si tratta di assorbire il momento in cui si arresta i movimento, il piede a pochi centimetri dalla terra. Cose mai viste, parliamo di cose piccole di questo tipo


Sono molti i fumettisti importanti che si sono ispirati a Moebius o che hanno collaborato con lui, come Stan Lee, Jiro Taniguchi o Hayao Miyazaki, ma comprimere il lavoro del maestro solo nel fumetto, nelle illustrazioni, nel piccolo mondo degli appassionati del genere, non rende merito all'arte di Moebius, che come i suoi mondi possiede porte e accessi verso altri universi e immaginari, che oltre al cinema vanno a infiltrarsi nel design, sull'estetica della fantascienza moderna, nei videogames come nella filosofia stessa di concept, di strutture del fantastico su cui si poggiano tuttora molte opere e produzioni.



Tecnica raffinata, facilità di esecuzione, profondità degli immaginari, così vividi e dettagliati, questo era il dono di Moebius, al quale hanno attinto a piene mani artisti e generazioni; questo articolo non vuole riproporre la carriera dell'artista, ben nota e replicata questi giorni su vari media, ma vuole essere un semplice omaggio, alle sue opere e soprattutto alla filosofia e all'ispirazione che sono alla base di tutto, tanti piccolissimi mattoni in grado di reggere un qualsiasi nuovo, inaspettato, universo. Molto conoscono la sua amicizia e lunga collaborazione con lo sceneggiatore e regista Alejandro Jodorowsky, o le profonde  influenze su disegnatori italiani come Andrea Pazienza e Milo Manara. Ma procediamo oltre, cercando altri elementi della filosofia di Moebius, delle sue moderne e insieme millenarie strutture cu sui si appoggia l'artista, come una delle tante creature delle sue opere, che vivono esistenze verticali e multidimensionali.



Moebius ha creato il fantastico di carta, sfogliando i suoi mondi, la rivista Metal Hurlant, opere quali Blueberry, L’Incal, Il Garage Ermetico o Arzak, si entra in pochi minuti nel plasma assoluto della fantascienza, nelle foreste impossibili del fantasy; ali e sconosciute navicelle viventi portano il lettore e l'osservatore nella totale immersione nel proprio immaginario, con una alchemica trasformazione che compone una tavola all'altra, siamo noi a creare le giunture suggerite da Moebius, i pezzi mancanti dello scheletro abbozzato dall'artista. I pezzi che sono nostri, intimi, spinti avanti, con garbo, da Moebius. Animati e liberati per sempre.



Ma l'immersione non è solo quella del lettore, non funzionerebbe; l'arte di Moebius e le sue ispirazioni sono compenetrate nella vita stessa dell'artista, per questo ci convincono. Basti pensare che che la figlia di Moebius si chiama proprio Nausicaa, in onore del manga Miyazakiano. Se non convince per primo l'autore, che le sue sono vere bombe alchemiche, se non è lui stesso il primo  cavaliere solitario che cavalca mondi impossibili non avremmo potuto sentire anche noi, sotto le gambe. la ruvida pelle rosa di un fantascientifico pterodattilo, vivere il vento e il cosmo sul viso, spostarci continuamente tra dimensioni sconosciute con lo stesso cuore di sempre, che si colma di stelle.



A volte ho pensato a Moebius come una indirizzo certo per una speciale  Fossa delle Marianne; un astronave agile a disposizione, per un solo passeggero per volta, che sa dove portarti, e poi arrivato sull'orlo dell'abisso, di quello che vorremmo esistesse davvero oltre la grigia realtà fotografata dai sensi, trovare l'attrezzatura per il viaggio impossibile, una tuta speciale con delle vene artificiali in ossigeno, una mappa, un destino, per avere il coraggio di andare in fondo alla profondissima fossa oscura, che dopo qualche decina di metri si colora, si espande. I colori, le forme sono quelle di Moebius, la poesia del viaggio è musica che si ascolta, come la solitudine di Silver Surfer. Una sinfonia di lente particelle, nello spazio immenso.



Termina questo piccolo omaggio a un grande Maestro, che scompare troppo presto, a 73 anni. Immagino il  creatore dei sogni in viaggo su uno splendido pterodattilo verso una fortezza, dove lo aspetta una stanza bianca, immensa, pronta a lasciarsi dipingere dai suoi colori, colmare di pezzi di mondi, prendere vita come se le forme e i deliri della fantasia creassero organi, polmoni, cuore, stomaco. Alla fine si alzeranno in piedi il cervello e l'anima, determinati, con cappello e fucile. Prenderà presto vita quella strana fortezza dove l'artista sta arrivando, e comincerà a sognare anche lei grazie a Moebius, proprio come abbiamo fatto noi finora. Adieu.




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