Sono felice di potervi presentare questo speciale dedicato all'oscuro Oriente, che si è concretizzato grazie alla disponibilità di Massimo Soumaré, traduttore, scrittore, editor, insegnante di lingua giapponese, uno dei massimi esperti italiani della cultura e letteratura giapponese. Ho chiesto a Massimo di proporci una esplorazione del "suo" Oriente dal punto di vista dell'immaginario e della produzione dark e horror, dalla letteratura al cinema. Il risultato è l'articolo che segue, che sarà pubblicato in due parti, un affascinante viaggio dal mito e dalle leggende per arrivare ai nuovi scenari del fantasy, del manga e del J-Horror. Vi lascio con la prima parte di Orrore inquieto dal lontano Oriente.
di Massimo Soumaré
L’orrore in Giappone ha seguito un lungo cammino che, ripercorso a ritroso, ci conduce al Kojiki (Vecchie cose scritte), il più antico testo scritto del paese, compilato da Ô no Yasumaro nel 712 dopo Cristo. Nella sezione dedicata ai miti troviamo, infatti, la figura di Izanami, madre degli dèi la quale, morendo, diviene poi una divinità infernale, seguendo un’arcaica metamorfosi da creatrice e distruttrice diffusa nelle tradizioni di molti paesi del mondo.
Un’ideale progenitrice degli inquietanti fantasmi femminili che si presenteranno a più riprese nel corso dei secoli successivi fino a giungere alla recente figura letteraria e cinematografica di Sadako, ultima esponente di una galleria d’innumerevoli spettri irati. Ma è tramite la raccolta in tre volumi Nihon ryôiki (Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone) compilata nella parte iniziale del Periodo Heian (794-1185 d.C.), verosimilmente intorno all’822 dopo Cristo, dal monaco Kyôkai, o Keikai, e che consiste in una raccolta di setsuwa, brevi racconti di aneddoti d’origine popolare oppure a tema religioso, pieni di esseri ed eventi sovrannaturali e poi con il Taketori monogatari (Storia di un tagliabambù), risalente al X secolo e di autore anonimo, che possiamo affermare il fantastico nipponico acquisisca finalmente una sua dimensione indipendente. Nel Taketori monogatari troviamo elementi che paiono anticipare la moderna fantascienza (come avviene anche in alcune antiche storie cinesi) quali un’abbozzata idea degli alieni e dei viaggi spaziali e, al contempo, un tono cupo e inquietante che oggi potremmo tranquillamente definire dark fantasy.
Il racconto ruota intorno alla principessa Kaguya-hime. Trovata da un povero vecchio uomo all’interno di una canna di bambù neonata e tanto minuscola da stare in un palmo di mano, la piccola viene cresciuta da lui e da sua moglie. In soli tre mesi si trasforma miracolosamente in una splendida fanciulla capace di guadagnarsi l’ammirazione e l’amore di tutti i giovani nobili della capitale Kyôto che desidererebbero prenderla in moglie. Lo stesso imperatore, profondamente innamorato, dovrà però rassegnarsi a perderla. La principessa appartiene al regno della luna abitato da esseri immortali ed è stata temporaneamente esiliata per una colpa commessa. Gli uomini della luna arrivano a riprenderla cavalcando delle nuvole e con un carro volante contro il quale neppure l’imperatore e i suoi guerrieri possono nulla.
Tornando al motivo del fantasma vendicativo di cui già accennato all’inizio, la sua caratterizzazione si ripresenta, perfezionata, intorno al mille in quel capolavoro della letteratura mondiale riconosciuto da molti studiosi come il primo romanzo psicologico della storia che è il Genji monogatari (Storia di Genji il principe splendente, XI secolo) di Murasaki Shikibu e che ci presenta il personaggio di donna gelosa di Rokujô no Miyasudokoro (o Miyasundokoro) la quale, dopo la morte, diviene uno shiryô (lett. “spirito di un defunto”). È quindi evidente come le storie dell’orrore e fantastiche fossero apprezzate anche presso i colti circoli letterari di corte.
Si passa quindi, nei secoli seguenti, dal racconto horror con elementi “splatter” tramandato oralmente di Shuten dôji (Il demone beone) sviluppatosi dal periodo Muromachi (1336-1573 circa) in cui sei famosi guerrieri si scontrano contro i mostri comandati dal demone Shuten dôji che rapivano e mangiavano le giovani dell’aristocrazia di Kyôto, al dramma kabuki del Periodo Edo (1603-1868) Yotsuya Kaidan (Storia di spettri a Yotsuya) scritto da Tsuruya Nanboku IV (1755-1829) in cui un marito per potersi sposare con un’altra donna tenta di liberarsi della bella moglie Oiwa avvelenandola, ma riuscendo solamente a sfigurarla in volto. Oiwa muore poi tragicamente, diventando un vendicativo fantasma onryô dalla pelle del viso e delle braccia grigiastre, gli occhi spalancati iniettati di sangue, i lunghi capelli neri e una veste bianca, in una rappresentazione ormai codificata sia per gli spettri femminili che per quelli maschili.
Senza dimenticare un’opera fondamentale come Botan dôrô (La lanterna delle peonie), altra storia tragica con protagonista un fantasma femminile, basata su di un racconto cinese della dinastia Ming (1368-1644) e trasformata in Giappone in un monologo rakugo e anche in un dramma kabuki. Per non parlare dei bestiari illustrati che hanno dato corpo alle oscure creature che da centinaia di anni infestavano il folklore popolare. Sono davvero tante le leggende, fiabe e storie di mostri che potrebbero essere citate e che hanno avuto, e continuano ad avere, una grande influenza sugli autori.
Importante per il moderno horror nipponico è invece la distinzione tra le due denominazioni di “horror japanesque” e “Japanese horror”. Il primo è un movimento sorto agli inizi degli anni novanta dello scorso secolo che delinea un tipo di romanzo e racconto sovrannaturale in genere caratterizzato, rispetto all’orrore classico giapponese, da una maggiore attenzione alla psicologia dei personaggi e all’inserimento di problematiche legate alla vita moderna e che ha i suoi rappresentanti in scrittori quali Masako Bandô, che si è dedicata a un lavoro di riscoperta della tradizione e del folklore della campagna nipponica, Kôji Suzuki, l’autore dei tre romanzi del ciclo di Ringu (Ring), e Hideaki Sena, autore del popolare romanzo Parasaito Ivu (Parasite Eve). “Japanese horror” o “J-horror”, all’opposto, è un termine che ne indica lo sviluppo cinematografico, concentratosi principalmente sul tema dei fantasmi e delle creature vendicative e tralasciando generalmente gli altri aspetti del complesso e vario corpus di leggende del paese.
La seconda parte dello Speciale "Viaggio nell'oscuro Oriente" di Massimo Soumaré sarà pubblicata sul Posto Nero lunedì 2 Aprile.
Viaggio nell'Oscuro Oriente - 2° parte - Lunedì 2 aprile
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| la foto di Massimo Soumaré è di Angelo Barra |
Profilo dell'autore
Massimo Soumaré, Torino 1968. Traduttore, scrittore, editor, insegnante di lingua giapponese, ricercatore indipendente, consulente per il Giappone, collabora con riviste specializzate sulle culture orientali quali Quaderni Asiatici (Centro di Cultura Italia-Asia "G. Scalise") e A Oriente! (La Babele del Levante), per cui ha anche curato il numero bilingue relativo al Giappone (2002), con riviste di cultura letteraria come LN-LibriNuovi (C.S. Cooperativa Studi), Semicerchio (Le Lettere), Studi lovecraftiani (Dagon Press), Ronza (Asahi Shinbunsha), Komatsu Sakyô Magazine (IO Corporation) e cultura cinematografica come Nocturno (Cinema Bis Comunication).
Ha redatto le note di letteratura giapponese moderna per il Grande dizionario enciclopedico Nova della casa editrice UTET (2001) riedito nel 2003 con il titolo di L'Enciclopedia (La Biblioteca di Repubblica, La Repubblica). Ha inoltre tradotto varie opere di scrittori giapponesi moderni e contemporanei quali Asamatsu Ken, Bandô Masako, Dazai Osamu, Ekuni Kaori, Kikuchi Hideyuki, Minagawa Hiroko, Miyabe Miyuki, Miyazawa Kenji, Onda Riku, Tachihara Michizô, Yumeno Kyûsaku ecc., numerosi saggi, curato alcune interviste di presentazione del rakugo e dei dibattiti tra scrittori italiani e giapponesi. Suoi racconti sono stati pubblicati su varie antologie quali ALIA (C.S. Cooperativa Studi), Fata Morgana (C.S. Cooperativa Studi), Tutto il nero del Piemonte (Noubs) e Igyô Collection (Kôbunsha) e sue opere sono state tradotte e pubblicate in Giappone, Cina e USA. Insegna lingua giapponese presso il CentrOriente di Torino e la Fondazione Università Popolare di Torino
Il suo ultimo lavoro, come co-curatore, traduttore e autore è Onryo, Avatar di Morte (Urania Mondadori 2012), un'antologia che include le storie di fantasmi di 12 scrittori (sei giapponesi e sei italiani): Masako Bando, Alessandro Defilippi, Masahiko Inoue, Samuel Marolla, Nanami Kamon, Massimo Soumaré, Sakyo Komatsu, Stefano di Marino, Hiroko Minagawa, Danilo Arona, Yoshiki Shibata, Angelo Marenzana. L'antologia include il suo racconto Barocco kaidan.









Buon giorno, questo blog è molto utile!
RispondiEliminacon estremo ritardo: grazie, sono felice che questo blog riesca a rendersi utile, è un bel complimento.
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