lunedì 27 febbraio 2012

Open Circle: The Mountain King di Rick Hautala



Introduzione
Nuovo numero della rubrica Open Circle, dedicato al romanzo The Mountain King di Rick Hautala, autore di diversi bestsellers, recentemente premiato con il Bram Stoker Award alla carriera, non ancora  pubblicato in Italia. The Mountain King, pubblicato per la prima volta nel 1996, è un romanzo duro e affascinante, una storia horror claustrofobica nel quale non mancano scene terribili, mai gratuite. Quest'opera di Hautala, caratteristica della sua narrativa, corre sul filo delle prime opere di Jack Ketchum, si ritrovano le profondità delle atmosfere e delle ombre di Peter Straub. La mancanza di edizioni italiane delle opere di Rick Hautala, che ha frenato la conoscenza di questo grande autore nel nostro paese, rappresenta un grande "buco" nella conoscenza dei più grandi interpreti dell'horror moderno. L'autore ci offre l'occasione di leggere il primo capitolo di questo romanzo, e ascoltare la "voce dell'autore", anche se in lingua originale. Presto Rick Hautala sarà ospite del Posto Nero, potremo conoscerlo meglio e approfondire il suo lavoro.

venerdì 24 febbraio 2012

Mostri reali e immaginari: Jim Kay


Spesso ci capita di sovrapporre nella nostra immaginazione incubi e mostri, è la notte a essere il luogo ideale per questa trasformazione, una oscura alchimia che riesce a offrire un viso e un corpo alle nostre paure, che si affacciano alla finestra per fissarci negli occhi, hanno gambe per arrivare da noi, le abbiamo in qualche modo evocate. Demiurghi di queste creature, che odiano il sole, diventiamo loro vittime; il nostro inconscio è un potente generatore di materia. Così, seguendo queste riflessioni, che sono materiale perfetto per lo scrittore horror e dark fantasy, sono rimasto colpito dalle illustrazioni di Jim Kay, giovane artista finalista all'ultima edizione del British Fantasy Award, e ho deciso di condividere con voi le sue opere realizzate per il libro A Monster Calling di Patrick Ness.

martedì 21 febbraio 2012

Open Circle: Like Death di Tim Waggoner



Nuovo appuntamento con Open Circle, questa volta scopriamo un interessante romanzo di Tim Waggoner, Like Death, pubblicato per la prima volta nel 2005. Come sempre avremo occasione di leggere un'estratto dell'opera, in questo caso del primo capitolo del romanzo.

domenica 19 febbraio 2012

L'Impossibile Corpo del Nero


Il Posto Bianco continua il viaggio mensile nel colore Nero, stavolta proponendosi una difficile sfida: scoprire il viso, la pelle, l'impossibile corpo del Nero. Mi affido ancora una volta a diverse opere, che affrontano l'oggetto irrappresentabile, il demone dello sconosciuto, l'oscurità. Inizio la ricerca da una interessante installazione di Tom Friedman, Open Black Box (2006), artista dal cuore pop che riesce a trasformare oggetti comuni in qualcosa di inaspettato, insospettabile. Un uomo che ha cercato di ricostruire la geometria di un fiocco di neve con migliaia di stuzzicadenti è quello giusto per aiutarci in questo impossibile viaggio. La sua opera, che sopra potete ammirare, è sicuramente un paradosso, la sua gigantesca scatola nera mostra solo i suoi angoli, ci fa immaginare il suo corpo, diventando così uno specchio infinito della nostra immaginazione. Friedman non ci fa vedere il corpo del nero, non offre risposte alla nostra ricerca, ma rafforza le domande, le esigenze che sono alla base di questa ricerca. Friedman ci stimola. Lo sconosciuto in Open Black Box è sospeso nello spazio, non ha un corpo visibile e sembra identificarsi con l'esterno. Con il vuoto che forse è pieno più di quello che immaginiamo. lasciamo questa opera confusi tra i vari livelli della realtà, forse quegli angoli neri, che l'artista ci offre generosamente, sono i limiti dei nostri sensi, forse sono delle essenziali porte.




Malevich è invece uno di quelli che maltratta la realtà, non vuole interagirvi. Forse, a ragione, non si fida. Così le sue opere rappresenta la purezza geometrica, senza altre finalità. La sua interpretazione è valida per la nostra ricerca, i tratti essenziali del colore, la semplificazione delle forme, sono chiavi che abbiamo da tempo smarrito, stretti nella complessa rete delle emozioni umane. L'assolutismo di Malevich, e del suo Black Square, suggerisce alcune delle risposte che cerchiamo. Il suo nero è rarefatto in angoli e diagonali, manca la sostanza, il volume. E' una affermazione della supremazia della emozione pura, di un mondo senza oggetti, dove le idee, le complessità aggiunte, sono inutili. La purezza della filosofia di Malevich ribalta alcuni presupposti della ricerca: non esistono corpi, ma spirali di sentimenti che animano la realtà. Il resto sono illusioni. La materia, con questa opera, esce sconfitta. Librandosi oltre.



Dopo Malevich che ci ha allontanati dalla materia, cerco di ritrovare cellule e organi, grazie alle fotografie di Man Ray e al corpo della sua modella Alice Prin, conosciuta come Kiki de Montparnasse, una delle più grandi amiche della materia. Pelle, muscoli, linee e geometrie umane che Man Ray ha scavato a lungo, estraendo midollo di oscurità. Il film Retour à la raison di Man Ray, che sotto riporto, è un opera certamente dadaista e contiene alcuni messaggi del surrealismo, come lo stato di disorientamento indotto nello spettatore, una grande forbice che tagli alcuni cavi della connessione alla realtà, dell'assemblaggio comune di idee e rappresentazioni. Per la nostra ricerca, il corpo del Nero ha qualche fibra in queste immagini, con protagonista ancora una volta Kiki de Montparnasse. Il disorientamento del cinema surrealista, come postulato da Breton, comprende vari piani, veri e propri pianerottoli, dove soffermarsi per qualche momento, prendere fiato, per poi scegliere una nuova porta, un nuovo accesso. Riporto la definizione di Breton di questo momento di passaggio: La meraviglia, rispetto alla quale il valore di un dato film è poca cosa, risiede nella facoltà accordata al primo venuto di astrarsi dalla propria vita quando glielo dice il cuore - per lo meno nelle grandi città - non appena ha varcato una di queste porte attutite che danno sul nero.




Da corpi composti di tessuti di meraviglia, sposto il tiro verso un corpo umano, Kiki de Montparnasse e la sua estrema contaminazione, lo sconosciuto che spesso ha percorso le sue linee, toccandole, ritraendole, fotografandole. Kiki è nota per i suo carattere anticonformista, amica degli artisti della Parigi degli anni '20, icona della donna perduta, modella di dozzine di artisti, come Chaim Soutine, Tsuguharu Foujita, Francis Picabia, Jean Cocteau, Arno Breker, Alexander Calder, Per Krohg, Hermine David, Pablo Gargallo, Mayo e Tono Salazar. Oltre alla lunga relazione, personale e artistica con Man Ray. Moise Kisling dipinse un famoso ritratto di Kiki intitolato Nu assis (nudo seduto). Tornando al concetto di donna perduta, lo smarrimento può essere interpretato come inclinazione allo sconosciuto, al nero trasportato da mille persone e mille artisti: minuti, ore, giorni, spesso secondi, che alla fine le hanno lasciato sulla pelle tracce profonde, trasformandola in un contenuto di nero, un possibile corpo del Nero. Sotto trovate il corpo di Kiki, quello vero, e quello immaginato e dipinto da Kisling.



Voltiamo pagina, un grande conoscitore del Nero è senza dubbio Alfred Kubin, che non può mancare in questa ricerca. Interessante sfogliare le sue illustrazioni delle sue Danze Macabre (sotto trovate un video), il suo nero arcano, di altri mondi, che irrompe nella quotidianità con visioni, eventi, incubi. Potete scegliere direttamente voi un vostro corpo del nero osservando le sue illustrazioni, arrivare a determinare una propria soggettiva indentificazione. Per quello che mi riguarda, la scelta è fatta, e sotto potete condividerla (o meno) tramite l'illustrazione che precede il video: un grande insetto che osserva dall'alto, dall'altro, nascosto tra le ombre, pronto a scendere in picchiata. E' il corpo del nero che scelgo, un corpo con le ali e le lunghe antenne che vibrano ricevendo i nostri pensieri, secondo un inconscio dialogo continuo. Voi scegliete il vostro, di Nero.




Ma forse il corpo nero che ho scelto io, l'insetto girante, è un semplice messaggero, osservando l'illustrazione di Kubin riportata sotto, mi viene qualche dubbio: forse si tratta di un grande re bianco, seduto su un trono nero, con ai suoi piedi tutti noi, schiavi dell'oscurità. E' il re perchè controlla il nero, lo sconosciuto.


Chiudo questo articolo con l'immagine del Nero che irrompe nella quotidianità, con forme e corpi abituali, come quelle degli uccelli, che si trasformano in un volo globale delle nostre paure più profonde, come se fossero uscite, mutate, dai cuori di migliaia di persone, tutte nello stesso momento. Uno stormo di incubi che copre e soffoca il cielo con le sue ali nere. E' Daphne du Maurier ad aver avuto questa visione nel suo libro Gli Uccelli, che inizia con parole profetiche: Il tre di dicembre durante la notte il vento cambiò e fu inverno. Alfred Hitchcock ha reinterpretato l'opera in immagini con il suo film Gli Uccelli. Dunque, queste intuizioni ci lasciano immaginare che tutto il mondo intorno a noi sia il vero sconosciuto, nero e profondo, celato sotto un vestito apparente, sotto la gentilezza delle penne e delle ossa leggere degli uccelli. Sarà proprio così?








Purtroppo devo chiudere questa ricerca con poche risposte e molte domande, l'ultima è la più inquietante: E' proprio il mondo esterno lo sconosciuto, con il suo incessante assedio, oppure siamo noi  il vero sconosciuto? Siamo in gran parte sconosciuti a noi stessi, questo è certo. Ho il dubbio che potrei facilmente scoprire il corpo dello sconosciuto semplicemente riflettendomi in uno specchio, e voi potete fare lo stesso. L'impossibile corpo del nero è quello che pensiamo di essere, mentre conteniamo, tra cuore e cervello, troppe cose sconosciute.




sabato 18 febbraio 2012

Le Nominations del Bram Stoker Awards



Oggi sono state rese note le nominations per il Bram Stoker Awards della Horror Writers Association, il più prestigioso premio internazionale per opere di genere horror e dark fantasy, che sarà asssegnato, nelle varie categorie previste, il 31 marzo alla World Horror Convention a Salt Lake City. Sotto riporto la lista della varie nominations, che concorreranno alla vittoria finale.

giovedì 16 febbraio 2012

Open Circle: The Burden of Indigo di Gene O'Neill


Primo numero per questa nuova rubrica di approfondimento del Posto Nero, Open Circle, dedicata ai lettori, agli appassionati e operatori sel settore. Open Circle per ogni numero presenterà un titolo genere; oltre alla descrizione del libro e al profilo dell'autore, saranno pubblicati ogni volta contributi inediti e esclusivi: estratti delle opere, racconti, frammenti, che consentiranno di conoscere e leggere online autori di genere internazionali, e nel caso di autori italiani, approfondire titoli già pubblicati, attraverso esclusive  e dietro le quinte, di conoscere i nuovi progetti dell'autore e leggere in anteprima alcune opere inedite. Una rubrica che oltre a essere dedicata ai lettori di genere horror, dark fantasy e thriller, che potranno leggere grandi anteprime e contenuti, sarà utile a operatori del settore e editori per conoscere e valutare opere e autori non ancora pubblicati in Italia. 

giovedì 9 febbraio 2012

Autopsie:Gianfranco Staltari analizza "Dellamorte Dellamore" di Tiziano Sclavi



Nuovo numero di Autopsie curato da Gianfranco Staltari, scrittore, editor e curatore di Horror Magazine, al suo esordio come coroner del Posto Nero, che analizzerà per noi il romanzo Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi:

lunedì 6 febbraio 2012

Intervista Dieci Coltelli con Kealan Patrick Burke



Intervista Dieci Coltelli con Kealan Patrick Burke, scrittore e editor, vincitore del Bram Stoker Award e di diversi altri premi internazionali di genere.

domenica 5 febbraio 2012

Sogni, Visioni e Danze Nere



Questo mese è dedicato al colore nero, che ispira tante emozioni diverse. Iniziamo il viaggio con questo oscuro assemblaggio dedicato a sogni, visioni e danze nere. Evidentemente, seguendo le opere di alcuni artisti, il nero ci nasconde mondi diversi, animati da creature e da ombre di noi stessi, la quintessenza dello sconosciuto che improvvisamente alza la voce, per ricordarci l'esistenza dell'oltre, la piccola geometria dei nostri sensi, la relativa conoscenza dei nostri stessi pensieri. Inizio questo viaggio da una interessante scultura, o installazione, di Sayaka Ganz, Black Horse. Immagino il cavallo nero come l'incubo che scalpita e trapassa le bianche pareti della nostra realtà; è proprio nei sogni che lo sconosciuto si mostra, che piomba nella consapevolezza, con rumori di zoccoli e di potenti muscoli  irrorati di sangue. Non si può rimanere indifferenti, questa opera sembra voler decretare la nascita dell'incubo, l'embrione di una variazione di scenario, l'animale, l'ombra, è per metà nel suo oscuro universo, ma proietta muso e occhi nelle nostre ore.




Questo viaggio, lo avrete capito ormai, parla di sogni e visioni, e forse più che un viaggio è esso stesso un sogno. Un sogno che si ricollega al precedente post, dedicato al diario Mahleriana, quei pensieri fuori dal nostro tempo che possiamo riprodurre nel futuro grazie alla musica di Gustav Mahler, che cristallizza storie lontane, ispirazioni e desideri sepolti. Il collegamento è l'opera  Spleeping Girl di Oskar Kokoschka, che ha condiviso con Mahler lo stesso amore per Alma Shindler. Quell'incontro, quell'amore che ha anche interrotto il diario della violinista Natalie Bauer Lichtner, Mahleriana. Intrecci e parallelismi, fuori e dentro il flusso del tempo, che come sapete Il Posto Bianco ama sviluppare. Spleeping Girl di Kokoschka è un'opera che ci porta nel sogno, uno dei temi dominatori di questa prima parte del viaggio (o del sogno?). La realtà intorno alla ragazza sembra fluire anzichè esistere semplicemente, trasformarsi, creare nuove realtà e sottorealtà, pesci e animali che vivono, che respirano in quella densa acqua primordiale che ci crea dal sogno, che diventa sorgente, inizio. Per poi trasformarsi anche nella fine, quando il sole ci scaraventa di nuovo nel nostro abitudinario scheletro, nel cervello pieno di numeri che ignora a tutti i costi l'ingombrante, terribile sconosciuto. E dimentica velocemente i sogni.





Sogni ad occhi chiusi e sogni a occhi aperti, quale può essere un concreto collegamento, una bicefala materializzazione? Ce lo mostra Mozart nella sua opera Il Don Giovanni. In questa scena, che potete condividere grazie al video, l'apparizione del Commendatore (Il Signore di Siviglia ucciso da Don Giovanni che tornerà dagli inferi) è una esplicita materializzazione di un incubo, del dazio da pagare (prima o poi) alle ombre dell'aldilà, ai sensi di colpa, è il ritorno della coscienza e della sua terribile voce. Tra le varie interpretazioni, quella più affascinante è il legame e l'identificazione della figura del Commendatore con il padre dell'artista, Leopold Mozart, morto qualche mese prima della rappresentazione dell'opera. Un padre che torna dal mondo delle ombre per rimproverare qualcosa al figlio, Mozart ci regala dunque il suo incubo più nero con la musica e il Don Giovanni. Qui troviamo lo sconosciuto, che si svela in carne e ossa, o in forma di statua come lo ha immaginato Mozart,  ci parla, dobbiamo accettare che il mondo delle ombre è ormai transitato nel nostro. Sempre che tutto quanto state leggendo non sia davvero un sogno.




Questo transito da una realtà all'altra, l'incubo o il sogno che ci cala nelle sue oscure dimensioni, mi piace rappresentarlo, sintetizzarlo con una fotografia del surrealista Maurice Tabard, che vedete sopra. Mi permetto di interpretare a mio piacimento, l'artista non me ne vorrà. Qui, in questo Posto Bianco, la libertà di trovare le proprie emozioni è totale, e proprio io che scrivo queste settimanali follie non posso esserne escluso. La figura della donna vestita di nero, ferma con il suo ventaglio in una realtà apparentemente vuota, grigia, sembra aver sceso quella grande scala, per me è la materializzazione del sogno che arriva da noi, nella nostra piatta e grigia realtà, nella mente finalmente vuota di qualsiasi inutile arredamento, dopo aver lasciato la sua dimensione, più alta, più "elevata". Dove porterà quella scala? Cosa ci sarà sopra? Probabilmente lo sconosciuto, il compagno di questo viaggio.



Abbandoniamo sogni, incubi e visioni, dove il nero è semplice emozione ma non possiamo toccarlo davvero, in una continua illusione. Se volete guardare davvero il nero, avvicinarlo, in una delle sue più incredibili manifestazioni terrene, dovete affidarvi a Edouard Manet. Sopra ho inserito una sua opera, Berthe Morisot with a Bouquet of Violet, ma mi rendo conto che forse è inutile; qualsiasi immagine o fotografia, anche le migliori, non possono rendere giustizia al'uso del nero di Manet. Quel nero che brilla, che ha luce più di qualsiasi altro colore, mi ha sempre affascinato nella produzione di Manet. Non è un pigmento, niente di tutto questo, la sua profondità abissale è impressionante e io sono convinto che si tratti di un vero e proprio maelstrom verso il mondo delle ombre, che tramite quei varchi neri creati dall'artista sia raggiungibile lo sconosciuto. Comunque sia, se devo scegliere un nero per rappresentare le vesti dell'amico sconosciuto, scelgo quello di Manet. Si tratta, per farla breve, dell'esistenza di una luce diversa, la luce del nero. Se non vi fidate di me, e vi capirei, dovete fare un piccolo sforzo per osservare un'opera dal vivo. Potete trovare molto materiale nero sconosciuto al museo d'Orsay a Parigi. Vi arresterete presto davanti alla Olympia di Manet e ai suoi giochi di colori, dove il nero attacca inesorabilmente il bianco, vincendo nonostante gran parte dell'opera rappresenti il chiaro corpo di una prostituta.




Il Lago dei Cigni, noto balletto musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij, ci riserva una diversa interpretazione del nero, nella contrapposizione tra Odette e Odile, rappresentata come il cigno nero (atto III), l'inganno, la  figlia del mago Rothbart autore dell'incantesimo che ha trasformato le fanciulle in cigni, che solo la notte possono tornare alla forma umana. Il Destino, ben animato e rinforzato dalla musica di Čajkovskij, danza tra il bianco candore della principessa Odette e la nera sensualità di Odile. La lettura della storia ci porta facilmente al tema del doppio, al  nostro lato oscuro che appare e scompare, come nel balletto stesso. Ma anche altre letture sono raggiungibili, superando le fiabesche letture di quest'opera, come alcune coeografie contemporanee ci hanno suggerito. Emerge la lettura dei moti interiori dell'anima nei vari elementi e momenti del balletto, dove il nero, nei movimenti e nella musica, è maledizione, perversione, istinto e la danza del cigno nero, ispirata da un sortilegio demoniaco, rende Odile dominatrice, attualissima, di Siegfried nella fiaba e dell'uomo in generale nella vita, confuso nelle sue insicurezze di fronte alla diverse e complesse cellule del mondo femminile. Questo è il profondo nero del Lago dei Cigni, che nel video sopra viene interpretato da Svetlana Zakharova, ètoile del Teatro della Scala, e spendida e oscura Odile. Sotto, il video di una scena dal film Il Cigno Nero con Natalie Portman



Torno per un momento all'oscuro mondo onirico, grazie a quest'opera di Kazuya Akimoto, Tall Soldiers, e alla creature che ci osservano, che sembrano crescere come lunghe appendici dalla fertilità del nostro vissuto. Queste creature, queste ombre che derivano da noi ma che non conosciamo, sono tanti sconosciuti, figure aliene abitanti di mondi impossibili, sono i nostri cigni neri senza nemmeno una forma, un viso da ricordare o riconoscere. Sono creature che crescono e aumentano senza fine, come Akimoto ci fa capire, pur essendo migliaia, hanno in fondo tutti la stessa faccia, la stessa natura, questi soldati del buio.


Termino questo primo viaggio nel nero con le visioni dell'eclettico Hans Bellmer, scrittore, fotografo, incisore, pittore e scultore. La sua ricerca artistica è caratterizzata dalle bambole, che ci scompongono e ricompongono in continuazione, in modo surreale e grottesco. L'emozione che Bellmer cerca di suscitare con le sue bambole è di profondo disagio, i corpi smembrati, violati  percorrono gli sconfinati territori del sogno e del corpo, utilizzando un linguaggio simbolico molto immediato. Siamo trascinati nella seduzione, dolorosa e affascinante nello stesso tempo, Bellmer intende parlare al nostro erotismo psichico più oscuro, visioni profonde, nere, drammatiche e conturbanti, che coinvolgono l'osservatore, scivolando dentro da diverse cavità. Il nero è anche un sinuoso, magnifico serpente.





giovedì 2 febbraio 2012

HWA Italy: The Raven - News From Hell #5




Introduzione
di Alessandro Manzetti
HWA Co-ordinator Italy

Molte importanti novità da segnalare questo mese, si avvicina il 25° anniversario del Bram Stoker Award, che si terrà il 31 marzo a Salt Lake City, sarà un evento davvero speciale con varie iniziative dedicate, che culminerà con la cerimonia di premiazione dei premi Bram Stoker Award per la varie categorie e l'assegnazione del premio speciale Vampire Novel of the Century. Sono già stati assegnati i premi speciali, e rese note le nominations per il premio speciale Vampire Novel of the Century e la lista delle opere in concorso nei ballottaggi preliminari della nuova edizione del Bram Stoker  Award. Sotto troverete tutte le informazioni a riguardo.
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