Sono felice di potervi presentare questo speciale dedicato all'oscuro Oriente, che si è concretizzato grazie alla disponibilità di Massimo Soumaré, traduttore, scrittore, editor, insegnante di lingua giapponese, uno dei massimi esperti italiani della cultura e letteratura giapponese. Ho chiesto a Massimo di proporci una esplorazione del "suo" Oriente dal punto di vista dell'immaginario e della produzione dark e horror, dalla letteratura al cinema. Il risultato è l'articolo che segue, che sarà pubblicato in due parti, un affascinante viaggio dal mito e dalle leggende per arrivare ai nuovi scenari del fantasy, del manga e del J-Horror. Vi lascio con la prima parte di Orrore inquieto dal lontano Oriente.
giovedì 29 marzo 2012
Speciale: Viaggio nell'oscuro Oriente di Massimo Soumaré - 1° Parte
Argomenti
Il Posto Nero
mercoledì 28 marzo 2012
Anime Invisibili: Dai Diari di Colombo alla Venere Ottentotta
Gli abitanti di essa [...] mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi [...] Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere (Cristoforo Colombo, prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493)
Venerdì, 12 ottobre 1492, a mezzogiorno, Cristoforo Colombo sbarcò dalla sua Pinta su un'isola, nella baia di Fernandez, prendendo di possesso di quel luogo battezzato per l'occasione San Salvador, chiamata dagli indigeni Guanahani. E' questo l'inizio di un lungo viaggio parallelo che vi propongo, continuando l'esplorazione del colore tematico di questo mese, il bianco. Un viaggio che si concluderà il 6 maggio 2002, 510 anni dopo, quando le spoglie di Saartjie Baartman, una ragazza di etnia boscimane, giunsero in Sudafrica nella valle del Gamtoos, e furono finalmente sepolte sul Vergaderingskop, una collina sovrastante la città di Hankey, più di 200 anni dopo la sua nascita.
Dovete sapere che esistono diversi tipi di anime, almeno questo ci racconta la storia. Anime colorate e evidenti, come le nostre, evolutissimi animali, oppure anime invisibili, per i quali servono centinai di anni di ricerche per scoprirle, per vederle, ma anche anime bianche, dalla assoluta purezza che avvicinano l'uomo al divino, quelle dell'età dell'oro e delle utopie, e infine anime inesistenti, di creature che si preoccupano esclusivamente della sopravvivenza, delle necessità degli istinti, gli antenati animali che hanno perso il controllo del pianeta. Questione di selezione naturale, ma anche questioni di anime.
Questo viaggio, Anime Invisibili, racconta dunque una storia della ricerca di un'anima e nello stesso tempo di milioni di anime sospese, quasi trasparenti. Un viaggio che termina, inspiegabilmente, solo pochi anni fa, nonostante i progressi dei valori civili, della scienza e le meraviglie delle nuove tecnologie. E' stata più semplice la scissione dell'atomo che accorgersi di un'anima rimasta chiusa e dimenticata in un barattolo di vetro di un museo di storia naturale. Ma andiamo per gradi, riprendo dall'inizio, da Colombo e i suoi diari di viaggio.
Il diario di navigazione di Cristoforo Colombo è giunto fino a noi grazie alla trascrizione del frate francescano Bartolome' de las Casas, che consultò una copia del testo trascritto dall'Ammiraglio di suo pugno, andato perduto. Questo testo è estremamente interessante per comprendere la religiosità di Colombo, la sua presunta missione "divina", le emozioni guidate dalle filosofie dell'epoca, dell'età dell'oro dell'uomo, della sua purezza nella simbiosi con la natura, l'assenza di qualsiasi contaminazione, la sua somiglianza e stretta connessione con il mondo trascendente. Erano queste le aspettative di Colombo e della sua epoca nei confronti degli indigeni che avrebbe incontrato fin dallo sbarco a San Sanvador e poi nelle successive esplorazioni e perlustrazioni degli atolli delle Bahamas, Cuba, Haiti, Giamaica, l'isola di Trinidad (Venezuela), Honduras, Nicaragua e Costa Rica.
Il misticismo di Colombo traspare dal suo diario di viaggio: Il 23 settembre 1492 istituisce un parallelo fra sé e Mosé: come allora Mosé, che conduceva gli ebrei fuori dalla schiavitù egiziana, fu salvato dal mare grosso in assenza di vento, così lo stesso straordinario fenomeno si è ripetuto a suo vantaggio per tranquillizzare i marinai timorosi circa la possibilità di fare ritorno a casa. Ma nel tempo cambia radicalmente la filosofia di Colombo nei confronti degli indigeni, l'interpretazione dei valori dei nuovi popoli e culture incontrate, la propria dimensione religiosa. L'età dell'oro, del nobile selvaggio, finirà presto, e sarà solo la ricerca del prezioso metallo lo scopo ultimo delle sue scoperte, tramite lo sfruttamento delle risorse locali, ridotte in schiavitù. Schiavi, questo il nome giusto, tanto che sia Colombo che i suoi fratelli non battezzeranno più gli indigeni in quanto privi di anima, corrotti, sodomiti. Inutili anche per il duro lavoro richiesto, a causa della costituzione fisica non particolarmente resistente, minata oltretutto dalle malattie e dall'alcol portate dai nuovi mistici colonizzatori. Il mito del selvaggio sparisce, insieme alle anime di migliaia di persone. Le isole dele amazzoni, abitate da sole donne descritte con ammirazione e meraviglia, affondano in un mare oscuro. Il Paradiso diventa l'Inferno.
Quando alcuni nativi saranno portati e mostrati come animali alle corti d'Europa, a cominciare da quella di Isabella di Castiglia, saranno altrettanto interessanti quanto i papagalli dagli affascinanti colori, senz'altro meno utili del mais e di altre diavolerie portate dalle Americhe da Colombo. Nascono dunque quei giorni le anime invisibili. Il resto della storia la conosciamo tutti, i genocidi di Colombo e di altri conquistadores, come Francisco Pizarro che da pastore di maiali nella sua terra riuscirà a distruggere civiltà antichissime, che avevano trasformato la foresta in tante cattedrali d'arte. I suoi stessi mercenari, percorrendo stupiti strade megalitiche e ammirando città costruite su giardini galleggianti, si sentivano come dei barbari spaventati dalla grandezza delle opere dell'antica Roma.
Ma per continuare il nostro viaggio, e comprenderlo del tutto, dobbiamo sfogliare velocemente il tempo e arrivare a Londra nel 1810, dove fu trasferita Saartjie Baartman, una ragazza di etnia boscimane della tribù sudafricana khoikhoi (chiamati ottentotti) nata nelle vicinanze del fiume Gamtoos nell'odierno Sudafrica, rimasta orfana a causa di un raid di un commando sudafricano e presa come schiava al servizio da una famiglia di boeri. E' lei la protagonista della storia più incredibile di scomparsa di un'anima per quasi duecento anni. L'anima invisibile per eccellenza.
Saartjie a Londra diventò celebre, purtroppo, come fenomeno da baraccone. Riappare improvvisamente la scena dei nativi trascinati da Colombo davanti alla corte di Isabella di Castiglia, più di trecento anni dopo. Nonostante la schiavitù fosse ormai stata abolita Saartjie fu esibita come un animale da circo in tutta l'Inghilterra, costretta a intrattenere il pubblico esponendo il suo corpo, esotico e inusuale per gli europei. La ragazza possedeva infatti natiche enormi (steatopigia) e le labbra della sua vagina sporgevano per oltre 8 centimetri, caratteri somatici tipici delle donne della sua etnia.
Gli spettacoli della Baartman, chiamata la Venere Ottentotta, proseguirono a Parigi, quando fu venduta a un nuovo sfruttatore, un domatore di animali, che la esibì in condizioni ancora più dure per quindici mesi. I naturalisti francesi, tra i quali Georges Cuvier, la visitarono, esamimandola e misurandola in ogni dettaglio e ritraendola in innumerevoli illustrazioni al Jardin du Roi. Quando le sue esibizioni passarono di moda, la Baartman fu costretta e mantenersi con la prostituzione, cadendo sempre più vittima dell'alcolismo.
Saartjie Baartman morì il 29 dicembre 1815, all'età di 25 anni, probabilmente di vaiolo, sifilide o polmonite. Il suo sfruttatore vendette il suo corpo all'anatomista francese Henri Marie Ducrotay de Blainville nel 1816, la sua anatomia fu poi ripubblicata dal naturalista Georges Cuvier nelle Memorie del Museo di Storia Naturale, nel 1817. Il suo scheletro, i suoi genitali e il suo cervello furono messi in mostra al Musée de l'Homme di Parigi fino al 1974, poi vennero rimossi e conservati nel museo, non più visibili al pubblico. Si tratta di un'anima invisibile che nessuno riuscì a vedere, pur essendo in bella mostra in un museo, per centocinquanta anni, il calco del suo corpo e gli organi interni distribuiti in vari contenitori. Solo il libro di Stephen Jay Gould The Hottentot Venus negli anni ottanta riuscì a muovere qualche emozione umana, per considerare una degna sepoltura per Saartjie Baartman. Qualcuno iniziò a sospettare che anche Saartjie possedesse un'anima. Nel 1994, il presidente Nelson Mandela chiese ufficialmente alla Francia la restituzione dei resti. Le spoglie di Saartjie giunsero in Sudafrica e furono finalmente sepolte solo nel 2002.
Un lungo viaggio che ci ha consentito di ritrovare l'anima di Saartjie, e di tante altre persone che ne sono state private, anche in epoca moderna o recentissima. La storia di Saartjie Baartman è raccontata in modo straordinario nel film documentario del 2010 la Venere Nera di Abdellatif Kechiche, presentato in concorso alla 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. All'interno dell'articolo trovate alcune immagini e video del film, compreso il calco del corpo di Saartjie Baartman esposto al museo, proprio qui sopra. La toccante interpretazione di Yahima Torrès del ruolo di Saartjie Baartman è imperdibile, i suoi occhi sono indimenticabili, si tratta di un film con grande contenuti civili e artistici, dalla fantastica fotografia. Un film pieno di anima, dai meravigliosi colori, che tormentano i bianchi abissi dell'indifferenza.
Acquista "Venere Nera" su Amazon
Argomenti
Il Posto Bianco
lunedì 26 marzo 2012
Intervista Dieci Coltelli con Danilo Arona
Nuovo numero della rubrica Dieci Coltelli, l'ospite (o vittima) stavolta è lo scrittore e giornalista Danilo Arona, autore di diversi romanzi, saggi e articoli tra thriller, horror e fantastico. Ma per questa particolare occasione l'autore si è sottoposto (quasi) volontariamente a un trattamento speciale, i coltelli per lui saranno ben quindici. Ma ora andiamo a leggere l'intervista:
Argomenti
Il Posto Nero
sabato 24 marzo 2012
5° Movimento: Mozart: Requiem
Torna la rubrica 5° Movimento, dedicata a una originale reportistica per immagini dei concerti dell'Accademia di S. Cecilia a Roma e alla reinterpretazione della musica con i colori e le forme delle opere di arti figurative. Il concerto protagonista di questo numero, del quale sono stato fortunato spettatore, si è tenuto il 16 gennaio, diretto dal maestro Antonio Pappano; l'apoteosi, il grande sole del programma, è senza dubbio il celebre Requiem di Mozart. Completano il concerto l'overture della Scala di Seta di Bellini e la Sinfonia Concertante di Haydn. Per presentare il programma vi lascio per pochi minuti al video di presentazione dell'evento realizzato dall'Accademia di Santa Cecilia, dove il maestro Antonio Pappano cercherà di farci entrare nell'astmosfera, storica, artistica e emotiva, del concerto.
Questo numero di 5° Movimento si concentrerà solo sul Requiem di Mozart (Bellini e Haydn mi scuseranno per stavolta) che ha bisogno di grande spazio, un'opera di musica sacra che ci lancia in una corsa di emozioni senza fine, il mistero stesso del Requiem, incompiuto per la morte dell'artista, rende ancora più affascinante e unica questa straordinaria composizione, guidata da ispirazioni soprannaturali, che va ben oltre le capacità di un musicista, un singolo uomo e con il suo mondo interno, necessariamente finito. Ma con Mozart occorre stare attenti, la modernità e attualità della sua produzione, l'ispirazione impetuosa che come un torrente ha trascinato la vita dell'artista e tutti noi in un continuo viaggio nel tempo e nelle armonie più grandiose, ha qualcosa di oltre. C'è sempre il sospetto, la percezione di un contributo in qualche modo superumano. L'oscura leggenda della composizione del Requiem, che affonda nello psicologico e nel soprannaturale ci offre il quadro migliore per avvicinare la musica di Mozart, il suo spirito quadridimensionale. Un bellissimo film di Milos Forman del 1984, Amadeus, vincitore di diversi Oscar, riesce a materializzare alcuni frammenti della vita di Mozart , dei suoi spericolati voli artistici e esistenziali, fino al mistero finale della sua morte, e del Requiem. Per entrare nel particolare mondo "alieno" di Mozart, uomo che sono personalmente convinto che sia arrivato sulla terra a bordo di una astronave, mi aiuto con il trailer del film Amadeus, che rappresenta un ottima sintetica introduzione a Mozart, tra brevi sequenze di musica, colori e parole, prima di entrare definitivamente nel suo Requiem.
Ora che siamo in qualche modo entrati nel mondo Mozartiano, almeno con le punte dei piedi e dei sensi, è necessario un altro passo propedeutico: vedere e ascontare un paio di brevi video del concerto del 16 gennaio, così da consentire anche a voi di sedervi per qualche momento sulle poltrone dell'Auditorium del Parco della Musica di Roma, e viaggiare sull'astronave di Mozart, godervi lo spazio dalle ampie vetrate in nuovi policarbonati, che si colmano di parziali di pianeti sconosciuti, panorami inimmaginati, attraversare galassie e arrivare fino in fondo al tunnel, la morte che ci aspetta, trovarci tra milioni di uomini che aspettano ansiosi qualcosa. Cosa ci sarà oltre? Le voci, le domande, le preghiere sono quelle immaginate da Mozart, le risposte immaginatele voi. Sotto trovate dunque due frammenti del Requiem, il Dies Irae e il Lacrimosa. Due momenti dell'arrivo nell'aldilà che cercherò poi di reinterpretare con i colori e le opere di altri grandi artisti, cercando di replicare le emozioni, chiaramente secondo una personale visione. Ma non sarà facile.
Die Irae lo interpreto con i colori grazie a quest'opera di El Greco, The adoration of the name of Jesus, Milioni di anime accatastate, la voce dell'aldilà che pervade uno spazio senza tempo, rimbombando nei ricordi come una sfera di piombo che cade lungo scale infinite; uomini che ascoltano, per la prima volta, il significato della loro esistenza, il futuro che li aspetta. Qualcuno non osa guardare, lasciando i propri occhi fuggire dalle responsabilità di un passato difficile.
Lacrimosa, le ultime note lasciate sulla Terra da Mozart, dolorose e drammatiche, le coloro con le pennellate di Edvard Munch. La sua opera Golgota riporta all'evento centrale della drammaticità cristiana, la crocifissione, che probabilmente riappare nell'aldilà, la sofferenza non è dipinta sul volto di Cristo, della vittima, ma sulle anime che piangono, ancora una volta, il passato. Si raccolgono, ricordano, sono antichi testimoni del passato. Le loro lacrime, il raccogliersi in un'unica macchia di colore, una osmosi di disperazione, è l'idea di base del Lacrimosa. La consapevolezza è ritratta in basso, in primo piano, rivolta verso lo spettatore, appena sceso dall'astronave di Mozart.
Per il Confutatis Maledictis prima della interpretazione, riporto un brano del film Amadeus di Milos Forman, il momento nel quale Mozart in fin di vita detta a Antonio Salieri, noto compositore di corte dell'epoca, le note del suo Requiem. Versione romanzata della realtà, fondata sull'idea (del film e del libro che lo ha ispirato) della rivalità tra Mozart e Salieri, che nella realtà storica non è documentata, e sulla leggenda del gentiluomo mascherato che commissiona il Requiem all'artista, facendogli credere che sia la morte stessa sotto mentite spoglie. Nel film è Antonio Salieri lo sconosciuto, che si finge il padre defunto dell'artista che torna dall'aldilà, sulla scia delle similitudini dell'opera il Don Giovanni. Verso la fine del video esplodono le note e le voci del coro del Confutatis, con le drammatiche immagini della carrozza che porta Mozart al cimitero, sotto la pioggia incessante, tracciando solchi nel fango.
Il Confitatis Maledictis è una vivida immagine dell'inferno, gli archi di Mozart animano fiamme che sembrano reali, tanto da farci pensare che le nostre gambe stiano lentamente arrostendo. Per colorare queste emozioni scelgo Hell's Bird di Max Beckmann, una visione dell'inferno aliena dalla classica iconografia, che sposta alcuni canoni. Quello di Beckmann è un inferno trasversale, probabilmente da immaginare sempre sotto terra, ma sono esseri alati, gli uccelli del cielo, che si organizzano per le torture dei dannati. Cielo e Inferno insieme, il blu delle ali (e del cielo) e delle penne, anzichè il rosso e l'arancione delle fiamme, ma la inevitabile sofferenza è sempre la stessa.
Chiudo con un video che ci mostra lo spartito originale del Confutatis Maledictis del Requiem di Mozart, così possiamo nello stesso tempo continuare ad ascoltare le fiamme e la sofferenza che gli strumenti istruiti dal compositore gridano, senza soluzione di continuità.Vi aspetto per i prossimi numero di 5°Movimento, nei quali proverò a interpretare con colori e forme le lame di Sostakovic e le immense steppe di Prokofev, dove mi sono smarrito spesso.
Acquista "Requiem" di W.A.Mozart su Amazon
Argomenti
Il Posto Bianco
giovedì 22 marzo 2012
Horror First Novel Show
Il Posto Nero presenta oggi un viaggio alla scoperta dei grandi talenti emergenti della narrativa horror internazionale, tramite la presentazione e pubblicazione di alcuni brani dei due romanzi vincitori (ex aequo) dell'ultima edizione del Bram Stoker Awards, nella categoria miglior romanzo d'esordio (First Novel), The Castle of Los Angeles di Lisa Morton e Black and Orange di Benjamin Kane Ethridge. Due autori già ospitati dal Posto Nero, che hanno contribuito con racconti inediti e dedicati alla rubrica Queen Anne's Resurrection.
Argomenti
Il Posto Nero
sabato 17 marzo 2012
Lo Spazio secondo Jean Nouvel
Inizia il viaggio nel Bianco, che suscita molte emozioni contrastanti, uno dei colori più difficili da affrontare. Inizio con un articolo fuori standard, almeno rispetto ai canoni multidisciplinari di questo blog, dedicato allo spazio, quindi unica emozione da approfondire stavolta, e unico interprete. Lo spazio è bianco, dove prima non c'era nulla, solo embrioni, radici nascoste, fondamenta di sogni. Spazio che si abitava solo attraverso, e non "dentro"; luoghi animati dall'uomo, per essere vissuti. Tecniche, filosofie e esigenze primordiali, che nel tempo hanno percorso la lunga strada dalla trasformazione, per poi passare alla creazione dal nulla, i mattoni guidati dal pragmatismo e poi dall'estetica sempre più raffinata ed esigente. Ma questo articolo vuole affrontare l'ultima meta di questo viaggio, la filosofia dello spazio, della sua armonizzazione con lo spirito dell'uomo, oltre il necessario. Quando l'architettura diventa nello stesso tempo arte, ambiente, sociologia.
Scelgo un grande artista per guidarci in questo viaggio, che come vedrete sarà estremamente "visivo", Jean Nouvel, geniale architetto francese. Mi aiuterò, più che con le parole, con le immagini di alcune sue opere realizzate e progetti in corso, idee, concetti. Sarà lui a rappresentare per il Posto Bianco l'ultima meta della filosofia dello spazio. Immagini che sprigionano emozioni, che mangiano la terra e parte del cielo, arrivando quasi a allontanarsi da questo pianeta, e portarci, felici abitatori, in un nuovo mondo di percezioni. Più che ambienti, strutture, materiali, Nouvel si costringe a affrontare e condividere emozioni, per cui qui è assolutamente il benvenuto
Nouvel sfida le classificazioni e le convenzioni, tanto da poter essere avvicinato più a un pittore che a un architetto. Le sue intuizioni sulla luce e sull'ombra, sulle trasparenze e sui colori, caratterizzano le sue realizzazioni. Termini come modernista o post modernista non riescono a contenere Nouvel, è lui stesso, provocatoriamente, a mettere fine alla continua ricerca, nella sua filosofia di spazio, di un etichetta o una scuola, con questa semplice definizione: " Sono un edonista, e voglio dare piacere alle persone". E' davvero così semplice? non proprio, se vogliamo scavare nel concetto di piacere, che si lega necessariamente alle emozioni. Il punto interessante di questa definizione è che il centro, il sole dell'idea architettonico di Nuovel è la persona, e questo non vi sarà sfuggito.
Mentre leggete queste poche righe rischio di lasciar passare inosservate le immagini di alcune sue note realizzazioni, tornando indietro potrete ammirare il progetto della Doha Tower, archetipale monolito che intende portarci indietro nel passato, alle emozioni più ancestrali, la Copenaghen Concert Hall, che di notte si illumina guidandoci verso un mondo di suoni e di arte, un moderno monastero nel buio della cultura, anche se non siamo più nell'oscuro Medioevo, l'AgbarTower di Barcellona, che ci fa pensare a un moderno Gaudì, che avrebbe approfittato di nuovi materiali e tecnologie, e affascinarci con nuove ricerche e assimilazioni più pronunciate con l'ambiente e la natura.
Splendida l'Agbar Tower di notte, che sopra buca lo schermo e l'immaginazione, le strade vicino sembrano costruite per poterla ammirare continuamente, in un infinito circuito di piacere. Si riescono a immaginare strade che non servono per andare semplicemente da un posto all'altro.
Ma torniamo a Nouvel, e alle sue idee. L'ambiente è la base su cui l'artista fonderà i propri progetti, e non devono ingannare le sue stravaganze e esuberanze, mai fini a se stesse. Per comprendere le opere di Nuovel occorre probabilmente soffermarci sul concetto di "persistenza" che ci viene generosamente offerta. Non sono certo io a scoprire Jean Nuovel, si tratta di uno degli architetti più famosi del nostro tempo. Ma qui sul Posto Bianco la poetica dell'architettura di Nouvel è quanto di meglio potessi trovare ai fini del nuovo viaggio nel bianco, che in questa prima tappa esplora lo spazio vuoto.
Interessante, notare, oltre le etichette, come nelle opere di Nouvel si scopra un doppio binario, spesso inconciliabile nell'architettura, la de-materializzazione e la solidità archetipale delle grandi masse, rappresentate dai monoliti. Osservando le immagini che ho inserito in questo articolo, è una dello cose che si percepisce con maggiore immediatezza. L'architetto è solo uno, ma secondo le scuole dovremmo trovarci di fronte a due diverse e contrapposte filosofie di spazio. Dissociazione dell'artista? Forse, anche se non siamo nel campo delle arti figurative; magari la risposta dobbiamo cercarla nelle emozioni, come Nouvel stesso ci suggerisce. Sempre difficile, e forse poco utile, classificare a tutti i costi. In questi e altri contesti.
Trovo affascinante la realizzazione del Louvre Museum di Abi Dhabi, che potete ammirare in alcune immagini sopra e sotto; qui torniamo in pieno sul sentiero della de-materializzazione e nel gioco preferito di Nouvel di scontro tra luci e ombre. La filosofia dell'orizzontale di questo progetto impressiona. Ma io non sono un critico, preferisco riportare ancora una volta alcune riflessioni dell'artista sull'architettura, e sulle sua interpretazione: "la mia idea di moderno, di architettura nel contemporaneo, consiste proprio nella diversità, l'idea di costruire ogni volta qualcosa di nuovo che sia il risultato di un esame dettagliatissimo del contesto e delle circostanze che sono intorno alla costruzione. La mia architettura cerca di rispondere in modo originale alle condizioni particolari dei singoli progetti. Ciò significa che è molto difficile stabilire un tratto comune, un'unità di paragone tra gli edifici che ho realizzato. Non è mai la stessa cosa: si tratta ogni volta di tradurre l'idea architettonica attraverso espressioni molto diverse. L’architettura è un modo di provocare emozioni in un largo pubblico. L' architetto ttraverso la sua risposta esprime le attitudini culturali del suo tempo, il suo mestiere , per forza di cose, ruota intorno al modo di sedurre. Eccoci spiegata l'eterogeneità del suo approccio, il suo "edonismo" dichiarato ma spesso male interpretato. Sedurre, concetto fondamentale per comprendere opere che trasmettono forti emozioni, e variopinte reazioni.
Interessante e rivelatore ciò che racconta Nouvel della fase d'ispirazione di un progetto: "Comincio sempre con il sogno: il mio luogo di lavoro preferito, il più efficace, è il letto. Lì mi applico, coscientemente o inconsciamente, pensando alle immagini che ho raccolto, e che raccolgo. Sono un cleptomane che attinge da tanti campi diversi, tra cui i media che uso. Io faccio dell’architettura con la serietà di un bambino che si diverte”
Tornando alla similitudine di Nouvel con un pittore, per completare la conoscenza dell'artista occorre riferirsi all'uso dei colori e cromatismi nelle sue opere, evocatori delle emozioni, proprio come l'approccio che persegue, insistemente, questo blog. Jean Nouvel è sicuramente uno degli architetti contemporanei che si è maggiormente dedicato alla ricerca e all’utilizzo dei colori nelle sue architetture. Un ottimo esempio di questo approccio, tra l'altro parlando di opere realizzate nel nostro paese, è l'opera “il Kilometro rosso”, costruito dall’architetto francese nel parco scientifico tecnologico della Brembo a Stezzano, Bergamo uno dei suoi progetti cromaticamente più originali. Si tratta di una lunga parete di colore rosso vivace che si snoda parallela all’asse autostradale, lunga esattamente un chilometro. Per questo progetto Nouvel ha scelto le tonalità brillanti del rosso per la loro valenza simbolica, la trasmissione del senso di velocità del traffico automobilistico, ma anche di barriera tra il mondo assordante della strada e quello della silenziosa ricerca, incarnato dal parco verde.
Nouvel nei suoi progetti utilizza indifferentemente la storia, la letteratura, la pittura, il cinema, l'high-tech. E' un artista multidisciplinare a tutti gli effetti. Il progetto si elabora non più, semplicemente, tramite il disegno, ma soprattutto attraverso una riflessione continua che non manca di aspetti sociologici. Sopra ho riportato il progetto di un Monolito per il porto di Vigo, di giorno e di notte, per tornare alla persistenza dei colori nelle emozioni. L'immagine notturna esplode portandoci nel mare, nelle sue acque sfiorate dalle luci, dalle ombre e dalle sue creature, mentre nell'immagine diurna la natura, attraverso la vegetazione che copre parzialmente l'opera, danza con la tecnologia. Nonostante si tratti in questo caso di opere massive a livello di esposizione di materia, il progetto comunica una grande leggerezza, trasparenza e immaterialità.
Nouvel durante la sua carriera ha ottenuto molti premi e riconoscimenti, tra i quali la Medaglia d'oro dell'Académie d'architecture française, il Leone d'oro alla biennale di Venezia e Premio il Pritzker di architettura. Tra i vari progetti in corso, nel 2003 Nouvel (associato a Fumihiko Maki) e Norman Foster sono stati scelti per edificare tre delle cinque torri del progetto di ricostruzione di Ground Zero a New York; progetto affidato nell'insieme, come la torre più alta, la Freedom Tower all'americano Daniel Libeskind.
Termina qui il primo viaggio nel bianco, e nel suo spazio che attende di essere riempito, e animato, per le nostre emozioni.
Acquista "Jean Nouvel - Elementi di Architettura" su Amazon
Argomenti
Il Posto Bianco
mercoledì 14 marzo 2012
Anteprima: I burattini di Mastr'Aligi di Nicola Lombardi
Da ieri è in edicola il il Weird Tales Book nr.1, dal titolo Il giardino di Adompha, primo volume di collana che pubblicherà racconti horror, fantastici e weird. I WeirdTales Book affiancano la pubblicazione della rivista Weird Tales approdata in Italia da poco più di un anno. In questa antologia sono pubblicati racconti di Clark A. Smith (Il giardino di Adompha) H.P. Lovecraft (Aria fredda) Luigi Boccia (L’uomo coyote) Marco De Franchi (Domus Nigra) Chris Ward (L’uccello della professoressa Ito) Paolo Di Orazio (Dal primo all’ultimo sangue) Dario Tonani (I mattatoi del cielo) e Nicola Lombardi (I burattini di Mastr’Aligi).
Argomenti
Il Posto Nero
lunedì 12 marzo 2012
Omaggio a Moebius
Numero speciale di Pillole Nere, dedicato a Jean Giraud, in arte Moebius, maestro del fantastico, scomparso il 10 marzo scorso. Disegnatore e sceneggiatore, i suoi onirici universi hanno influenzato l'immaginario di molti artisti, lasciando un segno profondo e fluttuante nell'immaginario, con i suoi colori, le sue fantastiche visioni, i mondi caleidoscopici pololati da personaggi paralleli e asincroni. Le sue tavole sono state rivoluzionarie, cambiando per sempre la percezione del fantastico, creando nuovi modelli e ispirazioni che sono poi transitate verso il grande pubblico attraverso il cinema. Anche chi non conosce direttamente Moebius, i suoi fumetti e le sue produzioni, in realtà conosce molto bene i suoi sogni, le visioni fantascientifiche che abbiamo fatto inconsapevolmente nostre, grazie ai contributi di tanti artisti, registi e cineasti, come Besson, Ridley Scott, James Cameron, George Lucas.
Argomenti
Il Posto Nero
giovedì 8 marzo 2012
Gli Inediti: Non voltarti ora di Claudio Vergnani
Il Posto Nero continua il suo viaggio alla scoperta di lavori inediti di grandi autori di genere. Dopo aver presentato un assaggio del romanzo inedito Sword in the Darkness di Stephen King, questa volta ho l'occasione di pubblicare un racconto inedito di Claudio Vergnani: Non voltarti ora. Questo lavoro pulsa di tensione, che non lascia il lettore fino all'ultima riga; l'autore ci conduce in un viaggio surreale dove la paura è dietro di noi, tra le ombre e i riflessi, e insegue senza sosta la nostra immaginazione. Alla fine del viaggio ci specchiamo nei nostri timori più nascosti, che mostrano il loro terribile viso ondeggiare nelle acque. Meglio non voltarsi.
Argomenti
Il Posto Nero
martedì 6 marzo 2012
Le Stanze del Fuoco: Janine Hansen e Yuja Wang
Oggi sul Posto Bianco propongo un breve viaggio, la meta è la Stanza del Fuoco, quel posto spesso irragiungibile dove si nascondono, contenute tra spesse pareti, le nostre sensibilità più esplosive. Per la maggior parte dei casi queste emozioni rimangono come munizioni bagnate, inutilizzate e inutilizzabili, splendidi motori immobili che però continuano a "pesare" dentro di noi, ma a volte riescono a uscire fuori, a prendere vita. Questo è il processo che porta all'arte, e ai grandi interpreti.
Il viaggio questa volta inizia e si completa seguendo due parallele, due Stanze del Fuoco incontenibili che fin dall'inizio hanno forato le pareti, sfondato le porte, emergendo nella realtà guidando due corpi umani a superarsi, a interpretare e domare grazie all'arte quelle fiamme così alte e vive, che altrimenti avrebbero distrutto tutto, una volta libere, a contatto con l'ossigeno e con la consapevolezza. Le due parallele che ho scelto di seguire sono le esistenze, umane e artistiche, di due grandi interpreti della musica, Janine Jansen e Yuja Wang. Il violino e il pianoforte sono state, fin dall'infanzia, le armi con le quali queste artiste hanno conosciuto,vissuto e alimentato le proprie Stanze del Fuoco. Due giovani donne straordinarie che cercheremo di conoscere meglio.
Janine Jansen (Soest 1978), violinista olandese, suona dall'età di sei anni, è allieva di Coosje Wijzenbeek, Philipp Hirshhorn e Boris Belkin, ha debuttato al Concertgebouw nel 1997, imponendosi presto a livello internazionale come una delle violiniste più interessanti della sua generazione vincendo anche un BBC New Generation Artist. A partire dal suo debutto a Londra nel 2002, insieme alla Philharmonia Orchestra diretta da Vladimir Ashkenazy, hanno fatto seguito numerosi inviti da parte delle maggiori orchestra del mondo, comprese la Royal Concertgebouw Orchestra, Berliner Philharmoniker, London Symphony, New York Philharmonic, le Orchestre di Philadelphia e Cleveland e la NHK Symphony Orchestra Tokyo.
Ha collaborato con prestigiosi direttori quali Lorin Maazel, Valery Gergiev, Riccardo Chailly, Neeme Järvi, Paavo Järvi, Sakari Oramo, Daniel Harding, Mark Elder, Edo de Waart e Sir Roger Norrington. Appassionata anche di musica da camera, la Jansen ha fondato e cura tuttora il Festival Internazionale di Musica da Camera di Utrecht Nel 2003 ha ricevuto il Premio della Musica dal ministero olandese della cultura, il più alto riconoscimento a cui un artista può ambire in Olanda. Suona uno straordinario violino di Antonio Stradivari (Cremona, 1727, ‘Barrere’), prestatole dall’Elise Mathilde Fund tramite la Stradivari Society di Chicago.
Come ha fatto la Jansen ha scoprire e aprire la su Stanza del Fuoco? Difficile stabilirlo, un indizio può essere il fatto che suo padre ed entrambi i suoi fratelli sono musicisti, mentre sua madre è una cantante d'opera. Una famiglia che forse conosce i segreti, le porte di quelle stanze nascoste. Ma la Jansen sembra aver trovato nuove chiavi, non solo qualche fiamma dunque, l'artista è riuscita a domare incendi, spalancando la porta della sua Stanza del Fuoco, non spaventandosi di qualche bruciatura e non accontentandosi di lasciarla socchiusa. Alcuni video sotto riportati ci possono aiutare a capire come la Jansen entra nella sua Stanza del Fuoco, uscendone, apparentemente, illesa. Per la gioia delle nostre fortunate orecchie.
Proprio ieri sera ho avuto la fortuna di assistere a un suo concerto, che ha ispirato questo articolo, questo viaggio alternativo che propongo. Presso l'Accademia di Santa Cecilia Janine Jansen ha interpretato magicamente il Concerto per violino di Brahms. Di questo concerto, completato dalla 5° sinfonia di Prokofiev, mi occuperò con maggiore dettaglio e profondità in uno dei prossimi numeri della rubrica 5° Movimento. Per il momento potete ascoltare, e vedere, il concerto seguendo questo link. E capirete perchè la Jansen è ispirazione: http://pappanoinweb.telecomitalia.com/racconti/5marzo
Scrivevo poche righe fa che il viaggio avrebbe seguito sue parallele, mi sposto dunque di qualche metro per seguire un diverso itinerario, che documenta un'altra scoperta della propria Porta del Fuoco. Protagonista è Yuja Wang, giovane grande musicista, che tramite il suo pianoforte alza fiamme molto in alto, addomesticandole, liberandole e imprigionandole. Prima di parlare di lei, il video sotto ci introduce, con il giusto stato d'animo, alla presentazione dell'artista.
Ora che le note vi hanno circondato, come credo, è il momento di conoscere sinteticamente il percorso artistico di Yuja Wang. Nata a Beijing nel 1987, anche la Wang proviene da una famiglia di musicisti. Ha iniziato a studiare musica a sette anni al Beijing's Central Conservatory of Music, si è poi trasferita in Canada per proseguire gli studi. All'età di 15 anni, ha studiato per cinque anni con Gary Graffman, al Curtis Institute of Music di Philadelphia, e ha iniziato a vincere molti premi internazionali dedicati ai giovani artisti e ha suonare a diversi concerti, spesso sostituendo altri artisti, anche per esecuzioni tecnicamente molto complesse
Il suo debutto in Europa avviene nel 2003 con il Concerto No. 4 di Beethoven l'Orchestra della Tonhalle di Zurigo, in Svizzera, diretta da David Zinman. Nel 2006-2007, si è esibita con la New York Philharmonic, la Houston Symphony, la Chicago Symphony, la San Francisco Symphony, la NHK Symphony Orchestra in Giappone, la Filarmonica di San Pietroburgo in Olanda, la Filarmonica di Cina a Pechino. Nel marzo del 2007, la Wang ha sostituito la leggendaria pianista Martha Argerich in un concerto tenutosi a Boston, eseguendo il Concerto per Pianoforte No. 1 di Tchaikovsky con la direzione Charles Dutoit, ottenendo grande successo.
Nell'estate del 2008, dopo i suoi concerti al Saratoga Performing Arts Center (SPAC), la Wang è stato definita come una una nuova grande stella del panorama artistico, grazie a una superba interpretazione nel suo primo concerto della Sonata in B minore di Liszt, una delle opere più difficili. Nel gennaio 2009, Wang ha firmato un contratto in esclusiva di registrazione per cinque dischi con Deutsche Grammophon e nel mese di marzo, ha fatto il suo debutto con la Los Angeles Philharmonic, la National Symphony Orchestra, la Dallas Symphony Orchestra e la Pittsburgh Symphony Orchestra. Nel mese di maggio si è esibita con il concerto per pianoforte numero 2 di Sergei Prokofiev, altra opera molto complessa. Da allora la Wang è in giro per il mondo a accendere le sue note, e il suo fuoco. Sotto riporto alcuni video che potranno trasportarci nella magia del pianoforte di Yuja Wang:
Termina questo breve viaggio alla ricerca delle Stanze del Fuoco, attraverso le esperienze e intepretazioni di due grandi artiste che pur riuscendo a scoprire e domare le proprie esplosive sensibilità, sono sempre più fagocitate dalla sensibilità altrui, la nostra, il pubblico, il business. Sono i loro strumenti i veri ricordi della loro gioventù, al posto di vecchie fotografie. La domanda a questo punto è lecita: è conveniente cercare e aprire la porta della nostra Stanza del Fuoco? Per l'arte sicuramente si, ma per la persona, per le singole individualità, rimangono dubbi, a mio parere, che le fiamme siano state davvero domate. Forse è solo una terribile illusione.
Argomenti
Il Posto Bianco
lunedì 5 marzo 2012
Stephen King - Gli inediti: Sword in the Darkness
Grazie alla disponibilità di Rocky Wood, uno dei massimi esperti al mondo delle opere di Stephen King, autore di diversi saggi finalisti al Bram Stoker Awards, ho l'occasione di poter presentare una delle opere inedite di Stephen King, il romanzo Sword in the Darkness, scritto nel 1970 e mai pubblicato.
Argomenti
Il Posto Nero
giovedì 1 marzo 2012
Dietro le Quinte: Isis Unbound di Allyson Bird
Introduzione
Il Posto Nero oggi propone un approfondimento sul romanzo horror steampunk Isis Unbound di Allyson Bird, che ha recentemente ricevuto una nomination come miglior romanzo d'esordio alla edizione in corso del Bram Stoker Awards della Horror Writers Association. Allyson Bird, già premiata nel 2009 con il British Fantasy Award per la raccolta di racconti Bull Runnings for Girls, propone un romanzo davvero originale, lo conosceremo meglio attraverso alcuni contributi esclusivi, come un commento dell'autrice, che ci racconterà come è nato il romanzo, la recensione di Gene O'Neill, grande autore di genere, le bozze della realizzazione della cover di Daniele Serra, la lettura di un estratto del capitolo 17, scelto dall'autrice stessa in quanto ambientato in Italia, e altre informazioni di carattere generale. Ma ora entriamo nel mondo di Isis Unbound:
Argomenti
Il Posto Nero
Iscriviti a:
Post (Atom)












































