giovedì 24 gennaio 2013

H.P Lovecraft: L'Orrore soprannaturale in letteratura

  
 
Oggi propongo un viaggio nella letteratura gotica, che negli obiettivi vuole andare oltre i soliti riferimenti a arcinote opere come  Il Castello di Otranto di Horace Walpole o Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley (compresa l'aneddotica della gara di narrativa con Lord Byron e John William Polidori), che solitamente monopolizzano, qui in Rete ma non solo, almeno l'80% degli articoli dedicati a questo tema. Certamente queste due opere sono fondamentali per la nascita e lo sviluppo della letteratura gotica (per l'opera della Shelley siamo anche agli albori della narrativa di fantascienza), ma inevitabilmente rappresentano solo una solo parte di movimenti, influenze, sperimentazioni, che hanno concretizzato molti altri affascinanti progetti narrativi, che vale la pena di conoscere. Per questo motivo affido l'approfondimento a un vecchio timoniere come Howard Phillips Lovecraft, pubblicando di seguito un estratto, dedicato alla letteratura gotica, del suo celebre saggio Supernatural Horror In Literature (1927) che ancora oggi rappresenta una risorsa essenziale per lo studio della narrativa dell'Orrore. Naturalmente il saggio è ben più vasto dell'estratto che leggerete, e tocca vari affascinanti temi e aspetti, approfondendo la letteratura dell'Orrore in una documentata analisi, con sezioni dedicate alla narrativa europea, a Edgar Allan Poe (naturalmente), alla tradizione americana e inglese, ai maestri "moderni. In questo articolo dovremo però accontentarci del capitolo 5 di questo imperdibile saggio, dal titolo "Gli epigoni della letteratura gotica".

Interessanti le informazioni, e opinioni, che Lovecraft riporta delle influenze orientali sulla narrativa gotica,dovute alla grande diffusione popolare delle novelle di Mille e una notte, che  porteranno alla nascita opere come il celebre Vathek di William Beckford. Opere che ci proietteranno in un orrore dalla diversa tradizione, nelle rovine di Istakhar, tra le fiamme del palazzo infernale di Iblis, il diavolo maomettano. Altre tradizioni e retaggi, come quelli riferiti al leggendario ordine segreto dei Rosacroce, ispireranno opere come Caleb Williams  di William Godwin, mentre il romanzo The Epicurean di Thomas Moore volge il proprio immaginario verso Oriente, anche se in modo diverso da Bedford, raccontandoci le avventure di un giovane ateniese ingannato dalle arti di astuti sacerdoti egizi, senza farci mancare terrori e prodigi sotterranei, presenti sotto i primitivi templi di Menfi.
 
L'interesse per l'Occulto è diffuso, molti autori vi si applicano con continuità, ciò è esplicito nei lavori di Walter Scott, che raggiungono il loro apice in Letters on Demonology an Witchcraft, ancora oggi uno dei migliori compendi in materia di leggende europee sulla Stregoneria. Altri miti e leggende fanno nascere una nuova interpretazione del fantastico, ne è buon esempio William Harrison Ainsworth, ma soprattutto Il Capitano Frederick Marryat e il suo The Phantom Ship, basato sul mito dell' Olandese Volante, il cui vascello  maledetto continua a mostrarsi al Capo di Buona Speranza. Lovecraft ci guiderà anche dalla morente scuola gotica verso la modernità, l'approccio psicologico, una terra di mezzo dove posiziona alcune opere di Charles Dickens, come The Signalman. Tornando alle influenze del rosacrucianesimo, Lovecraft offre molto spazio a Sir Bulwer-Lytton, definendo House and the Brain come uno dei migliori racconti brevi mai scritti sulla case infestate dai fantasmi. L'autore, in questa affascinante sezione del saggio, accomuna alla tradizione romantica autori come Joseph Sheridan le Fanu o H. Rider Haggard, mentre inserisce in una sorta di  filone "semigotico" e morale alcune opere di A. Conan Doyle, H. G. Wells, e infine Robert Louis Stevenson, autore di classici come Dr. Jekyll and Mr. Hide.
 
Questa è una estrema sintesi dei contenuti che potrete approfondire durante la lettura del saggio lovecraftiano, che si chiude, inaspettatamente ma non troppo, con le fredde brughiere di Cime Tempestose (Wathering Heights) di Emily Brontë. Solo su una punto  concordo poco, relativamente a questa sezione di Supernatural Horror In Literature: si tratta dell'affermazione di Lovecraft, condivisa da molti alla sua epoca, (ma anche oggi talvolta resuscitata) delle integrale "paternità", sarebbe forse meglio dire maternità, di Mary Shelley del Frankenstein o il moderno Prometeo. Citando letteralmente il saggio di Lovecraft, che tratta  questo punto, si legge: "ma la critica non è riuscita a dimostrare se le parti migliori siano dovute a Shelley o alla moglie." La mia personale opinione, confortata dalla lettura di altre opere di Mary Shelley, a livello narrativo, e dalla visione totalmente contrapposta della valenza letteraria del mito di Prometeo tra lei e il marito, il grande poeta romantico Percey Shelley, è che Frankenstein o il moderno Prometeo provenga esclusivamente dalla penna di Mary Shelley. Per diletto ho studiato e approfondito la vita (che già in se stessa è un fantastico romanzo) e le opere di Mary Shelley, e ho scritto diversi articoli dedicati alla sua narrativa. Se siete curiosi, trovate la mia recensione di Frankenstein o il moderno Prometeo sul portale la Tela Nera, e, su questo blog, addirittura una intervista "immaginaria" con l'autrice, incontrata in un rifugio sul monte Albrus. Il monte di Prometeo.
 
Ora vi lascio alla lettura della sezione 5 de L'Orrore soprannaturale in letteratura di H.P. Lovecraft.
 
 
 


L'Orrore soprannaturale in letteratura
di H.P. Lovecraft
estratto: Gli epigoni della narrativa gotica
da "Lovecraft - tutti  i romanzi e racconti" (2010, Newton Compton)

Intanto, altre penne non erano rimaste in ozio, cosicchè, a parte la deprecabile massa di narrativa d'accatto come Horrid Mysteries del marchese von Grosse (1796), Children of the Abbey della Roche (1798), Zofloya, or the Moor della Dacre (1806), e le esercitazioni giovanili, anche se notevoli, di Shelley, Zastrozzi (1810) e St. Irvine (1811), entrambe imitazioni di Zofloya, videro la luce molte notevoli opere dell'Orrore sia in Inghilterra che in Germania.
Classica a questo proposito, e del tutto diversa da lavori analoghi perchè basata sul racconto orientale anzichè sul romanzo gotico alla Walpole, è la celebre History of the Caliph Vathek del ricco scrittore dilettante William Beckford, in un primo momento scritta in francese, ma pubblicata in traduzione inglese prima dell'apparizione originale.
Le novelle orientali, entrate nella letteratura europea ai primi del XVIII secolo con la traduzione in francese per opera di Galland delle stupende Mille e una notte, erano diventate una moda dominante, e venivano usate sia a livello allegorico che per divertimento.
L'acuto umorismo, che solo una mente orientale sa come amalgamare con il soprannaturale, aveva sedotto una generazione sofisticata, tanto che i nomi di Baghdad e di Damasco venivano usati nella letteratura popolare tanto quanto lo sarebbero stati presto gli eleganti nomi italiani e spagnoli.
 
 
 
 
Beckford, prodondo conoscitore della narrativa orientale, colse quell'atmosfera con insolita bravura, e il suo fantastico libro riflettè con grande efficacia l'arrogante sontuosità, la maliziosa disillusione, la sottile crudeltà, la manierata perfidia e lo spettrale orrore cupo, caratteristici dello spiritp saraceno.
Il suo uso del ridicolo di rado guasta la forza orrorifica del tema, e il racconto scorre in una fantasmagoria in cui il riso è quello di scheletri che banchettano sotto cupole arabescate.
Vathek è la storia del nipote del califfo Haroun, il quale, tormentato dalla brama di possedere le forze, i piaceri e le nozioni ultraterrene che animano ogni "cattivo" del racconto gotico o gli eroi byroniani (essenzialmente tipi affini), è convinto da un genio maligno a cercare il trono sotterraneo dei potenti e favolosi sultani pre-adamiti nella dimora che si erge tra le fiamme di Iblis, il diavolo maomettano.
Le descrizioni dei palazzi, delle digressioni di Vathek, della madre strega Carathis e della sua torre incantata con le cinquanta negre con un occhio solo, del suo pellegrinaggio alle rovine di Istakhar (Persepoli) abitate da fantasmi, della maliziosa sposa Nouronihar che egli acquista con l'inganno, delle primitive torri e terrazze di Istakhar rilucenti sotto la vivida luna del deserto, e delle terribili sale ciclopiche di Iblis dove, allettata da splendenti promesse, ogni vittima è costretta a vagare per sempre tra i tormenti tenendo la mano destra sul proprio cuore acceso di viva fiamma ed eternamente bruciante, sono dei veri trionfi di magia e di colore, tanto da situare il libro ai vertici della letteratura inglese.
Degni di rilievo sono anche i tre Episodes of Vathek, concepiti per essere inseriti nel testo come racconti dei compagni di sventura di Vathek nelle sale infernali di Iblis, ma che rimasero inediti durante la vita dell'autore e furono scoperti solo nel 1909 dallo studioso Lewis Melville durante la raccolta di materiale per il suo Life and Letters of William Beckford.
Comunque Beckford difetta del misticismo essenziale che segna la forma più alta dell'Occulto; per questo i suoi racconti hanno una certa durezza e chiarezza tipicamente latine che sono un ostacolo al vero terrore.
Ma Beckford rimase un caso isolato nella sua predilezione per l'Oriente.
Altre scrittori, più aderenti alla tradizione gotica e alla vita europea in generale, si contentarono di seguire fedelmente il filone di Walpole.


 
 
Fra gli innumerevoli scrittori di narrativa dell'Orrore di quel periodo, vale la pena di ricordare il teorico di economia utopistica William Godwin, il quale dopo il suo famoso ma non soprannaturale Caleb Williams (1794), scrisse St. Leon (1799), intenzionalmente misterioso. In esso, il tema dell'Elisir di Lunga Vita, prodotto dall'immaginario Ordine segreto dei "Rosacroce", è trattato con ingegnosità, anche se manca un clima convincente.
L'elemento del "rosacrusianesimo", alimentato da un'ondata di interesse popolare per la magia - portato in auge dal ciarlatano Cagliostro e dalla pubblicazione di The Magus (1801) di Francis Barrett, un bizzarro trattato sui principi e le cerimonie dell'occultismo, di cui apparve una ristampa addirittura nel 1896, - figura in Bulwer-Lytton e in Faust and the Demon e Wagner the Wer-Wolf  di geroge W.M. Reynolds, opere queste scritte nel XIX secolo.
Caleb WiIlliams, anche se non è un racconto soprannaturale, presenta molti spunti di autentico orrore. E' la narrazione di un servitore perseguitato da un padrone che egli ha scoperto colpevole di assassinio, e rivela una tale dose di inventiva e abilità, da renderlo vivo e attuale anche ai nostri giorni. Fu ridotto in dramma sotto il titolo The Iron Chest, e in teatro fu quasi altrettanto famoso. Godwin, tuttavia, era un insegnante troppo coscienzioso nonchè un uomo di pensiero troppo prosaico per poter creare un genuino capolavoro dell'Orrore.
Sua figlia, la miglie di Shelley, ebbe molto più successo, e il suo inimitabile Frankenstein, or the Modern Prometheus (1817) è uno dei classici dell'Orrore di tutti i tempi.
Scritto per una gara fatta con il marito, con Lord Byron e col dottot John William Polidori, allo scopo di dimostrare chi fosse il più bravo tra loro a scrivere racconti dell'Orrore, il Frankenstein della signora Shelley fu l'unico tra gli scritti in gara a essere dotato di una trama ben elaborata, ma la critica non è riuscita a dimostrare se le parti migliori siano dovute a Shelley o alla moglie.
Il romanzo, propugnante una certa didattica morale, pue se non è guastato, narra di un essere umano artificiale modellato da Victor Frankenstein, un giovane svizzero, studente in medicina.
Creato dal suo ideatore "per folle orgoglio scientifico", il mostro possiede una intelligenza normale, ma ha un fisico spaventevole. Respinto dall'umanità, si inasprisce, e infine dà inizio a una serie di delitti con i quali elimina tutti coloro che Frankenstein ama di più, amici e famigliari.
Esige quindi che Frankenstein gli crei una moglie e, quando lo studente si rifiuta inorridito per tema che il mondo si popoli di tali mostri, l'essere si allontana con la tremenda minaccia che si farà vivo la notte delle nozze del Barone. Quella notte la novella sposa viene strangolata e, da quel momento in poi, Frankenstein dà la caccia al mostro, persino nei deserti dell'Artico. Alla fine, dopo aver cercato asilo sulla nave dell'uomo che narra la storia, Frankenstein viene ucciso dal mostruoso oggetto delle sue ricerche, creazione del suo orgoglio e della sua presunzione.




Certe scene di Frankenstein sono indimenticabili,  come quando il mostro appena animato entra nella stanza del suo creatore, apre le cortine del letto, e lo guarda sotto il pallido chiarore lunare con gli occhi vitrei, " se quelli possono chiamarsi occhi".
La signora Shelley scrisse altri romanzi, ivi compreso The Last Man, discretamente apprezzabile; ma non riuscì mai a ripetere il successo della sua prima fatica. Questa infatti esprime proprio l'orrore cosmico, indipendentemente da una certa lentezza di azione, presente a tratti.
Il dottor Polidori scrisse ler la gara un lungo racconto, The Vampyre, in cui possiamo ammirare un'affabile figura di dannato di tipo gotico o byroniano, oltre a imbatterci in eccellenti brani di autentico orrore, come una terribile esperienza notturna in un solitario bosco della Grecia.
In quello stesso periodo, Sir Walter Scott si dedicò spesso all'Occulto, includendolo nelle trame di molti romanzi e poesie, e talvolta scrisse alcuni racconti come The Tapestried Chamber, Wandering Willie's Tale, o Red- gauntlet, nel quale ultimo la forza spettrale e diabolica è esaltata da una strana semplicità di linguaggio e di atmosfera.
Nel 1830, Scott pubblicò le sue Letters on Demonology an Witchcraft che costituiscono ancora oggi uno dei migliori compendi in materia di leggende europee sulla Stregoneria.
Washington Irving è un'altra figura famosa non dissociata dall'Occulto; infatti, sebbene la maggior parte dei suoi fantasmi siano troppo eccentrici e unoristici per dar vista a una letteratura genuinamente macabra, si nota una netta tendenza in tale direzione in molte sue opere.
"The German Student" in Tales of a Traveler (1824) è una rappresentazione efficace e concisa della vecchia leggenda della sposa morta mentre, inserito nella trama di "The Money Diggers", nello stesso volume, vi è più di un accenno di apparizioni spettrali nelle terre dove un tempo visse il capitano Kidd.
Thomas Moore si unì al gruppo degli artisti dell'Orrore con il poema Alciphron, che in seguito sviluppò nel romanzo in prosa The Epicurean (1827). benchè il racconto si limiti a riferire le avventure di un giovane ateniese ingannato dalle arti di astuti sacerdoti egizi, Moore riesce a infondere un vero orrore genuino nella sua prospettazione di terrori e prodigi sotterranei, presenti sotto i primitivi templi di Menfi. De Quncey si diletta più di una volta di terrori stravaganti e orientaleggianti, sebbene con una mancanza di coesione e uno sfoggio di erudizione che gli negano il rango di specialista in questo specifico settore.


 
Quell'epoca vide anche il sorgere di William Harrison Ainsworth, i cui romanzi abbondano di elementi fantastici e raccapriccianti. Il Capitano Marryat, oltre ad avere scritto brevi racconti come The Werewolf, offrì un memorabile contributo con The Phantom Ship (1839), basato sul mito dell' Olandese Volante,  il cui vascello funesto e maledetto veleggia eternamente vicino al Capo di Buona Speranza, Dickens si distingue per alcuni brani orrorifici, come The Signalman, un racconto di avvertimenti spettrali affine a un modulo molto comune, e pervaso di avvertimenti spettrali lo accomuna tanto alla futura scuola psicologica quanto alla morente scuola gotica
A quel tempo fioriva un certo interesse per la ciarlataneria spiristica, la scienza medianica e la teosofia indù, e cose del genere, molto più di oggi; cosicchè, la quantità di racconti dell'Orrore a base "psichica" o preudoscientifica divenne enorme. VI contribuì in buona misura il prolifigo e popolare Edward Bulwer-Lytton e, malgrado le notevoli dosi di gonfia retorica e di vuoto romanticismo presenti della sua produzione, non si può negare il suo successo nel creare una sorta di bizzarro incantesimo.
The House and the Brain, che si rifà al "Rosacrucianesimo" e alla figura malvagia e immortale forse creata dal misterioso cortigiano di Luigi XV, il Conte di St. Germain, sopravvive ancora come uno dei migliori racconti brevi mai scritti sulla case infestate dai fantasmi. Il romanzo Zanoni (1842) contiene degli elementi simili, ma trattati in modo più elaborato, e introduce una vasta schiera di esseri occulti che incombono sul nostro mondo, scortati da un terribile Abitatore della Soglia che dà la caccia a chiunque tenti di entrare.
In questo romanzo abbiamo una setta benigna tenuta in vita da un secolo all'altro finchè, da ultimo, si riduce a un solo membro, un antico stregone caldeo che vive sempre giovane per poi perire sotto la ghigliottina nella Rivoluzione Francese.
Nonostante trabocchi dello spirito convenzionale del romanzo fantastico, appensantito da una noiosa ragnatela di significati simbolici e didattici, e sia inverosimile per la mancanza di una perfetta realizzazione dell'ambiente e delle situazioni che ruotano intorno al mondo macabro, Zanoni è veramente un eccellente esempio di narrativa romantica, e può essere letto con autentico interesse del lettore non troppo sofisticato.  E' divertente notare come, nel descrivere un tentativo di iniziazione nell'antica setta, l'autore non riesca a esimersi dal ricorrere al castello gotico di retaggio walpoliano.
In A Strange Story (1862), Bulwer-Lytton rivela uno spiccato miglioramento nella creazione di immagini e stati d'animo soprannaturali. Il romanzo, nonostante l'enorme lunghezza, una trama artificiale sostenuta da opportune coincidenze, e un clima di pseudoscienza inteso a compiacere il lettore vittoriano positivo e attento, è estremamente efficace come narrazione; risveglia un interesse immediato e costante, e fornisce molte scene e vertici di grande intensità, anche se parecchio melodrammatici.




Abbiamo ancora il misterioso beneficiario dell'Elisir di Lunga Vita nella persona del mago Margrave, le cui oscure gesta si stagliano drammaticamente sullo sfondo di una tranquilla cittadina inglese dei giorni nostri e nella foresta autraliana; anche qui abbiamo i cupi presagi di un vasto mondo spettrale nella stessa aria che ci circonda, questa volta trattato con molta maggior forza e profondità che non in Zanoni.
Uno dei grandi episodi di magia, nel quale l'eroe è costretto da un fulgido spirito maligno ad alzarsi di notte dal letto, a prendere una misteriosa bacchetta egiziana, e a evocare presenze innominabili nel misterioso padiglione di un famoso alchimista del Rinascimento, rappresenta veramente un ottimo esempio di scena orrorifica nell'ambito della narrativa-
Giusta dose di ispirazioni, giusta dose di spiegazioni. Alcune parole sconosciute vengono dettate due volte al sonnambulo e, quando lui le ripete, la tetra trama, e tuti i cani della campagna ululano nel chiarore lunare.
Quando viene suggerito un terzo gruppo di parole sconosciute, lo spirito del sonnambulo si ribella improvvisamente e non vuole pronunziarle, come se l'anima vi riconoscerre dei terrori abissali; infine, l'apparizione di una innamorata prova di corpo materiale quale angelo buono, rompe il malvagio incantesimo.
Questo brano illustra il progredire di Lord Lytton - al di là del suo usuale romanzo fantastico, pomposo e convenzionale - verso la cristallina essenza dell'orrore. Lytton si avvalse molto dei suoi studi di occultismo, nel corso dei quali venne a contatto con quel bizzarro studioso francese, Alphonse Louis Constant (Epliphas Levi), che sosteneva di possedere i segreti dell'antica magia, e di aver evocato lo spettro del vecchio stregono greco Apollonio di Tiana, che era vissuto ai tempi di Nerone.




La tradizione romantica, semigotica e quasi morale qui presentata fu proseguita per gran parte del XIX secolo da autori come Joseph Sheridan le Fanu, Wilkie Collins, Sir H. Rider Haggard (di cui She è veramente ottimo), Sir A. Conan Doyle, H. G. Wells, e Robert Louis Stevenson. L'ultimo, malgrado una deprecabile tendenza al manierismo, creò dei veri classici con Markheim, The Body Snatcher, e Dr. Jekyll and Mr. Hide.
In realtà, si può dire che tale scuola esista ancora, perchè a essa appartengono racconti contemporanei dell'Orrore, che puntano sugli avvenimenti più che sui dettagli di ambiente, si rivolgono  all'intelletto più che a una tensione malvagia o a una verosomiglianza psicologica, e assumono un ruolo definito in accordo con l'umanità e il suo benessere.
Ha una forza innegabile a causa del suo "elemento umano", e attira un pubblico più vasto di quello che ottiene il puro incubo artistico. Anche se non altrettanto potente, la sua essenza concentrata raggiunge una intensità superiore al prodotto diluito.
Un discorso a parte come romanzo e come esempio di letteratura dell'Orrore merita il famoso Wuthering Height (1847) di Emily Brontë, con le  sue folli visioni delle brughiere dello Yorkshire, squallide e spazzate dai venti e dalle vite violente e distorte che nutrono.
Benchè nato come racconto di vita e di passioni umane tormentate e in conflitto, il suo clima empiricamente cosmico offre spazio per l'Orrore del genere più spiritistico.
Heathcliff, una copia modificata dell'eroe dannato byroniano, è uno sconosciuto trovatello bruno, raccolto per strada da piccolo, che parla una lingua strana e incomprensibile per la famiglia che finisce per essere rovinata da lui.
Più di una volta affiora l'idea che costui sia in realtà uno spirito diabolico anzichè un essere umano, e il soprannaturale è presente in seguito nell'esperienza di un visitatore il quale incontra lo spettro triste di un bambin fermo a una finestra contro la quale frusciano i rami di un albero.
Fra Heathcliff e Catherine Earnshow esiste un legame più profondo e terribile dell'amore umano. Dopo la morte di lei, eglio viola due volte la sua tomba ed è visitato a sua volta da una presenza impalpabile che non può essere altro che lo spirito di Catherine.
Lo spirito entra sempre più nella sua vita, per cui, alla fine, si convince che deve essere imminente una riunione mistica. Dice di sentire che si sta avvicinando un cambiamento straordinario e smette di nutrirsi. Di notte passeggia all'aperto o apre la finestra vicino al letto. Quando muore, i battenti della finestra continuano a oscillare sotto la pioggia scrosciante, e uno strano sorriso si diffonde sul suo viso irrigidito.
Viene dunque seppellito in una tomba accanto al tumulo che egli ha visitato per diciotto anni, e i givani pastorelli raccontano che lui passeggia ancora con la sua Catherine nel cimitero e sulla brughiera quando piove. Anche le loro facce compaiono talvolta nelle notti piovose dietro quella finestra in alto a Wathering Heights.
L'Orrore soprannaturale nella Brontë non è una semplice eco gotica, ma l'espressione della umana tradizione di brivido di fronte all'ignoto. Sotto tale aspetto, Wathering Heights diventa il simbolo  di una transizione letteraria, e segna il fiorire di una nuova scuola più valida.



 
 

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